Penisola Sorrentina

Addio a Giuseppe Astarita: la Penisola Sorrentina piange “Mastu Peppe”, lo scultore de Le Tore

Ci ha lasciati nella notte Giuseppe Astarita, da tutti conosciuto e amato come “Mastu Peppe”. Una perdita che lascia un vuoto incolmabile nell’intera Penisola Sorrentina. Dopo il triste annuncio e il necrologio di questa mattina, noi di Positanonews vogliamo ricordarlo non solo per la sua eccelsa maestria artigiana, ma per la profonda umanità e la visione poetica con cui guardava il mondo e la sua terra. Originario di Sant’Agnello, Mastu Peppe aveva un dono raro: sapeva ascoltare la natura e restituirle vita lì dove sembrava essersi arresa.

Il Cristo sorridente e la rinascita della Pineta

Il suo nome resterà per sempre indissolubilmente legato alla Pineta de Le Tore, a Sorrento. In un’emozionante intervista rilasciata ai nostri microfoni, Giuseppe ci aveva raccontato la scintilla che aveva dato il via alla magia delle sue sculture nel bosco. Dopo un periodo in cui non frequentava più la zona, vi era tornato per accompagnare un parente e farlo distrarre. Fu durante quella passeggiata che notò un tronco ormai senza vita. “Questo tronco mi diceva sempre qualcosa”, ci raccontò con gli occhi di chi vede l’arte oltre la materia.

Colpito dalla desolazione di quell’angolo di pineta, decise di intervenire a modo suo: armato di scalpello e immensa sensibilità, scolpì un volto di Cristo. Ma non un Cristo sofferente. “Ho scolpito questo Cristo per me giovane, allegro, sorridente, senza corona di spine”, spiegò, sottolineando come l’intento fosse quello di “dare proprio quella sensazione di respiro, di abbellire questa zona così depressa”.

Da quel primo, intimo gesto d’amore, nacque un percorso spontaneo. Incoraggiato dall’entusiasmo e dallo stupore dei passanti, Mastu Peppe continuò a plasmare il legno, facendo emergere dai tronchi figure fiabesche e animali, come un gufo, uno gnomo e una volpe. Un’iniziativa che, dopo un confronto costruttivo con il sindaco di Sorrento, ha trasformato l’area in un vero e proprio museo a cielo aperto.

Dall’Accademia alla bottega paterna

La maestria di Giuseppe Astarita non era frutto dell’improvvisazione, ma di un solido percorso accademico intrecciato a una radicata tradizione familiare. Figlio di un falegname, aveva iniziato i suoi studi all’Istituto d’Arte del legno, per poi approdare all’Accademia di Belle Arti specializzandosi in scenografia. La vita, però, impone spesso scelte pratiche. “Fare lo scenografo era troppo lungo”, confessò con grande umiltà, spiegando come avesse deciso di reinventarsi, portando la sua altissima preparazione artistica e il suo tocco inconfondibile direttamente nella falegnameria del padre.

Il sogno: un “bosco istruttivo” per le nuove generazioni

Il rammarico più grande è che Mastu Peppe se ne sia andato prima di poter vedere realizzato il suo sogno più ambizioso. Alla fine della nostra intervista, ci consegnò una visione meravigliosa per il futuro delle Tore: “La mia idea è di far nascere là sopra un bosco istruttivo, cioè anziché mettere pini mettiamo tanti alberi di varie specie, facciamo un percorso per i ragazzi, per i bambini e spieghiamo cos’è quella pianta”.

In un’epoca in cui i giovani sono sempre più assorbiti dai social network e distanti dalla realtà e dalla natura, Giuseppe voleva insegnare ai più piccoli a osservare una foglia e a comprendere il ciclo della vita.

Oggi che le sue mani non possono più scolpire, quelle parole risuonano come un testamento spirituale per le istituzioni e per l’intera comunità. Realizzare quel bosco istruttivo sarebbe il modo più puro e giusto per dirgli grazie.

Che la terra ti sia lieve, Mastu Peppe. Il tuo Cristo sorridente continuerà a vegliare sulle Tore, ricordandoci che l’arte, unita all’amore, può far fiorire anche il legno più arido.