Penisola Sorrentina

Si è spento ieri, 12 febbraio 2026, l’avvocato Renato De Angelis, figura centrale della vita culturale della Penisola Sorrentina e testimone d’eccezione del Novecento italiano. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in quella comunità intellettuale che, per decenni, ha visto in lui non solo un raffinato professionista, ma un custode appassionato della storia patria, dell’archeologia e dei valori civili.

Domani, la sua Sorrento si stringerà intorno alla famiglia per l’ultimo saluto in chiesa, ricordando un uomo che ha saputo coniugare il rigore del diritto con una sensibilità umanistica rara.

Un’eredità di Libertà: Nel solco di Benedetto Croce

Renato De Angelis non è stato solo un estimatore di Benedetto Croce, ma un attivo divulgatore della sua “lezione”. Celebre resta il suo intervento del 2003 presso il Palazzo Municipale di Sorrento, in occasione del cinquantenario della morte del filosofo. In quell’occasione, De Angelis scelse di parlare ai giovani, portando come testimonianza una lettera del padre Francesco che, già nel 1941, indicava Croce come faro di dignità e coerenza interiore.

De Angelis ricordava con forza l’esempio di Croce durante il ventennio fascista:

Il rifiuto di piegarsi agli obblighi del regime.

L’unico caso documentato di uno studioso non ebreo che si oppose esplicitamente al censimento razzista del 1938.

La fedeltà agli ideali di libertà che Renato ha trasmesso alle nuove generazioni come un dovere civico, prima ancora che accademico.

L’impegno per la Cultura e il Territorio

La poliedricità di Renato De Angelis lo ha visto protagonista in ambiti diversi, ma sempre mossi dallo stesso amore per la sua terra:

Archeologia e Tutela: Collaboratore prezioso di illustri studiosi come Paola Zancani Montuoro e M.W. Stoop, De Angelis è stato un punto di riferimento per i ritrovamenti nelle necropoli sorrentine. Con un gesto di altissima etica pubblica, donò allo Stato reperti archeologici (come la lekythos campana a figure rosse e le anfore puniche) che erano stati custoditi privatamente per salvarli dalla dispersione.

Ambiente: Fondatore e primo presidente della sezione sorrentina di Italia Nostra nei primi anni Sessanta, diede il via alle prime battaglie contro il dissesto idrogeologico e per la salvaguardia del paesaggio delle sirene.

Cultura dell’Immagine: Socio fondatore nel 1967 del Cinefoto Club Sorrento, comprese in anticipo sui tempi l’importanza del mezzo fotografico e cinematografico come strumento di utilità sociale e documentazione storica.

Un Ponte tra le Generazioni

Pronipote di Gaetano Amalfi, illustre studioso di folklore, Renato ha onorato le proprie radici familiari curando e autorizzando la pubblicazione degli scritti inediti del padre, “Don Ciccio” De Angelis, tra cui i preziosi studi sulla toponomastica sorrentina e la storia del “mozzo sorrentino” divenuto ministro a Tunisi.

La sua vita privata è stata segnata dal profondo legame con la moglie, Erika Hüttemann, scomparsa nel 1993, la cui memoria era stata onorata in un celebre discorso di Don Arturo Aiello che Renato portava sempre nel cuore.

L’ultimo Saluto

Oltre alla sua competenza legale, di Renato De Angelis resterà il ricordo della sua disponibilità squisita. Che si trattasse di fornire materiale iconografico per una ricerca storica o di assistere fisicamente agli scavi in grotta a Nerano, il suo contributo era sempre “prezioso quanto disinteressato”.

Domani, la Penisola Sorrentina non saluta solo un avvocato, ma un uomo che ha dimostrato come la cultura non sia un esercizio sterile, ma una pratica quotidiana di resistenza morale e amore per le proprie radici.

L’Ultimo Viaggio di un Gentiluomo Erudito: Il Cordoglio dell’Unitre per Renato De Angelis

SORRENTO – La notizia della scomparsa di Renato De Angelis, avvenuta il 12 febbraio, ha toccato profondamente il cuore dell’associazionismo culturale sorrentino. Tra le tante voci che in queste ore si levano per tributargli un omaggio, spicca quella commossa dei soci dell’Università delle Tre Età di Piano di Sorrento , che lo ricordano non solo come un luminare del foro e della storia, ma come un compagno di viaggio instancabile e un ospite di rara generosità.

Tra Tivoli e le Grotte Preistoriche: Una Vita “sul Campo”

Renato De Angelis non era un intellettuale da scrivania. La sua passione per l’archeologia era una pratica viva, condivisa con la comunità. I soci dell’Unitre lo ricordano con affetto durante le passeggiate sul territorio, ma soprattutto nell’emozionante escursione alla Villa di Adriano a Tivoli.

In quell’occasione, De Angelis vestì i panni di un padre orgoglioso e di un cicerone d’eccezione: il figlio, il Dott. Francesco De Angelis, era infatti a capo della missione archeologica della Columbia University proprio in quegli scavi. Vedere Renato muoversi tra le rovine adrianee, prodigo di notizie storiche e dettagli tecnici, è un ricordo che i frequentatori dell’università custodiscono come un privilegio raro.

Il suo impegno scientifico, tuttavia, affondava le radici in decenni di collaborazioni prestigiose, come le ricerche sul campo condotte con studiosi del calibro di Tongiorgi e Radmilli per l’individuazione e lo studio delle grotte preistoriche della Penisola, tasselli fondamentali per la ricostruzione delle nostre origini.

I “Salotti del Sapere”: Tra i Croce e i Tramontano

Al di là dell’impegno accademico, ciò che mancherà di più sono i suoi “salotti pomeridiani”. La casa di Renato era un porto sicuro per lo spirito: un luogo dove il tempo sembrava fermarsi per lasciare spazio allo scambio di libri e al piacere del racconto.

In quegli incontri, l’Avvocato apriva lo scrigno dei suoi ricordi personali, fatti di frequentazioni altissime:

Gli aneddoti sulla famiglia Croce, che offrivano uno sguardo intimo sulla statura morale del filosofo.

Le cronache legate alla famiglia Tramontano, intrecciate indissolubilmente alla storia dell’ospitalità e del prestigio sorrentino.

Un Maestro di Garbo e Conoscenza

“Era impossibile non restare affascinati dai suoi racconti”, spiegano i soci dell’Unitre. “Sapeva trasformare una semplice chiacchierata in una lezione di vita, senza mai far pesare la sua immensa cultura”. Renato De Angelis ha incarnato l’ideale dell’umanista moderno: colui che studia il passato per dare senso al presente e che non trattiene il sapere per sé, ma lo trasforma in dono per gli altri.

Domani, durante le esequie, la comunità non saluterà solo un testimone della storia, ma un amico che ha saputo camminare accanto a tutti, sempre con lo sguardo rivolto al bello e al vero.





Dalla conversazione tra Lucio Esposito e l’avvocato Renato De Angelis (pubblicata da Positanonews TV), emergono dettagli affascinanti che integrano perfettamente il profilo umano e intellettuale dell’avvocato.

Ecco i punti principali estratti dal dialogo:

1. La passione archeologica e i reperti “emigrati” a Pisa

Renato De Angelis racconta con dovizia di particolari le spedizioni archeologiche sul territorio. Ricorda il ritrovamento di reperti (tra cui ossa e materiali di scavo) in varie grotte locali [00:23].

L’aneddoto del femore: L’avvocato descrive con ironia il ritrovamento di un femore “bellissimo” di un eremita in Abruzzo [01:25]. Voleva tenerlo sulla scrivania come “arma di difesa”, ma i reperti vennero portati all’Istituto di Paleontologia di Pisa per essere studiati, disegnati e pubblicati [01:45].

Il destino dei reperti: Lamenta che molte casse di materiali scavati in penisola siano finite a Pisa o in altri istituti, rendendo difficile oggi per i soprintendenti locali recuperarne la memoria fisica [00:15].

2. Il rapporto con la famiglia Pagano

L’avvocato ricorda la figura di Nino Pagano e, soprattutto, del padre, che conosceva già da prima della guerra (intorno al 1940) [02:52].

La figura del padre: Descritto come un “galantuomo” e una persona perbene, nonostante le passioni politiche [05:06]. Viene citato il legame con la “Beffa di Buccari”, poiché la moglie era figlia di uno dei partecipanti all’impresa del 1918 [04:44].

L’esilio in Giappone: De Angelis svela un retroscena politico: Pagano fu mandato in Giappone perché era considerato “pericoloso” dal regime fascista, non per azioni violente, ma perché parlava troppo liberamente ed esplicitamente [03:42]. Mussolini preferì allontanarlo per evitare grattacapi interni [03:50].

3. I viaggi con Paola Zancani Montuoro

Lucio Esposito sollecita il ricordo dei lunghi viaggi in macchina (all’epoca duravano 5-6 ore) con la celebre archeologa Paola Zancani Montuoro per raggiungere Firenze e partecipare alle riunioni dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria [05:24]. Questi momenti testimoniano il legame stretto e operativo tra l’avvocato e i vertici della ricerca archeologica nazionale.

4. Il figlio Francesco e la “missione americana”

Esposito scherza sul fatto che il figlio dell’avvocato, Francesco De Angelis, sia oggi un illustre archeologo a capo di spedizioni per la Columbia University.

Renato sottolinea con una punta di orgoglio che Francesco non è stato “influenzato” forzatamente in famiglia (essendo nato dopo alcune di queste prime ricerche) [06:03], ma che è arrivato a quel percorso “per fatti suoi”, trovando i professori giusti che hanno saputo valorizzare il suo talento [06:22].

5. Curiosità e “Salotti”

L’intervista conferma lo stile dell’avvocato: una narrazione che mescola rigore storico a commenti pungenti e schietti (ad esempio, il suo giudizio critico su alcuni interventi o presentazioni di libri che non lo avevano soddisfatto pienamente) [02:13].

Questo video è una testimonianza preziosa di come la casa e la mente di Renato De Angelis fossero un crocevia di storie che legavano la piccola cronaca locale alla grande storia d’Italia.

Renato De Angelis. il salotto
Positanonews TV