Penisola Sorrentina

di lucio esposito

SORRENTO – La Penisola Sorrentina si sveglia oggi più povera. Stanotte ci ha lasciato il Capitano Luigi Milano, una figura che ha segnato profondamente la storia agricola e culturale del nostro territorio. Uomo di mare per formazione, ma “contadino nell’anima” per vocazione, Milano ha dedicato la sua intera esistenza alla valorizzazione dell’olivicoltura, trasformando un prodotto della terra in un vessillo di eccellenza internazionale.

Il “Contadino Calmascoglio” che guardava al futuro

Luigi Milano amava definirsi, con un pizzico di ironia e molta fierezza, un “contadino calmascoglio”. Era il suo modo per unire i due mondi che lo rappresentavano: la solidità della terra e l’orizzonte del mare. “Il mio essere contadino mi ha rappresentato in tutto il mondo,” amava ricordare, raccontando con orgoglio di come persino in Cina fosse stato riconosciuto per la passione verso la canzone napoletana e, soprattutto, per il suo olio.

L’intuizione della Sirena d’Oro

A lui si deve la straordinaria crescita del premio Sirena d’Oro, una manifestazione che sotto la sua guida è diventata un crocevia fondamentale per i produttori di olio nazionali e internazionali. Grazie alla sua visione, Sorrento è diventata la capitale dell’olio DOP e IGP, un luogo dove la competizione lasciava il posto al confronto costruttivo e alla progettazione di standard qualitativi sempre più elevati.

Non si è mai limitato a celebrare il prodotto finito. Il Capitano Milano sapeva che per avere un olio migliore bisognava partire dalla terra e dalla tecnica. È stato promotore dell’introduzione di macchinari innovativi per supportare la raccolta sui difficili terrazzamenti della Penisola, rendendo meno gravoso e più efficiente il lavoro in pendenza, nel rispetto di un paesaggio unico al mondo.

Il maestro della formazione e delle emozioni

Dalle sue parole traspariva una passione instancabile per la “semina” culturale. Non si stancava mai di organizzare corsi di potatura per gli olivi secolari — portando in Penisola luminari come il professor Famiani — e corsi per assaggiatori. “Bisogna saper comunicare l’emozione del buono,” diceva. Per lui, l’olio non era un semplice condimento, ma un elemento capace di trasformare una pietanza, come una pizza appena sfornata, in un’esperienza sensoriale indimenticabile.

Sotto la sua spinta, le istituzioni — dalla Regione al Ministero — si sono riavvicinate al settore agricolo, riconoscendo finalmente il valore portabandiera del “Made in Italy” gastronomico rappresentato dalla Penisola Sorrentina.

Un’eredità di passione

Luigi Milano non ha solo prodotto olio; ha coltivato comunità, ha istruito giovani generazioni e ha saputo far dialogare la politica con i campi. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nei cuori di chi lo ha conosciuto e tra i filari di quegli olivi che ha protetto e amato con la forza di un capitano e l’umiltà di un contadino.

La redazione si stringe al dolore della famiglia e di tutta la comunità agricola sorrentina. Il suo “buon lavoro” continuerà a dare frutti attraverso le mani di chi, seguendo il suo esempio, continuerà a guardare a un olivo secolare con lo stesso rispetto e la stessa emozione che lui ci ha insegnato.

Noi vogliamo ricordarlo così, in questo video, con abiti eleganti ad accogliere gli ospiti e a raccontare idee e progetti.