Amalfi si è fermata. Non per un evento istituzionale o per una celebrazione, ma per il vuoto improvviso lasciato da Pietro Lagrotta, 53 anni, morto dopo un malore che nei giorni scorsi aveva reso necessario il ricovero d’urgenza. Una notizia che ha attraversato la Costiera in poche ore, trasformandosi rapidamente da bollettino medico a racconto collettivo di dolore.
Il Comune ha annullato gli eventi del fine settimana, un gesto simbolico ma eloquente: la sensazione diffusa è che la città abbia perso uno dei suoi volti più familiari.
Lagrotta era stato colpito da un malore improvviso e le sue condizioni erano apparse subito gravi. Trasportato all’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, aveva lottato per giorni, mentre Amalfi restava sospesa tra speranza e preghiera. Poi, l’epilogo. La notizia della morte ha fatto rapidamente il giro della Costiera, lasciando increduli familiari, colleghi e cittadini. Molti si erano stretti attorno alla famiglia nei giorni precedenti, con messaggi e invocazioni che riempivano i social come una veglia digitale continua.
Il vigile, il musicista, “l’amico di tutti”
Pietro Lagrotta non era soltanto un dipendente comunale. Per molti era il vigile urbano gentile, sempre pronto a una parola buona. Per altri, il musicista che animava feste e tradizioni con fisarmonica e zampogne. “Pietro non suonava solo uno strumento; suonava la vita”, un uomo capace di unire servizio e passione, divisa e musica, ordine e sorriso. Un ritratto che si ritrova, quasi identico, nei centinaia di messaggi comparsi online nelle ore successive alla notizia. Scorrendo i commenti pubblici sotto gli articoli locali e i post commemorativi, emerge un coro sorprendentemente compatto. Non tanto per la quantità — inevitabile in una cittadina dove tutti si conoscono — quanto per il tono. C’è chi ricorda il suo saluto mattutino durante il servizio, chi le serate di musica popolare, chi un gesto gentile ricevuto anni prima. Molti messaggi sono brevi, quasi timidi: “Non ci posso credere, sempre con il sorriso”. “Una persona perbene, di quelle rare”. “Amalfi oggi è più sola”.
Altri sono più personali: raccontano episodi di quotidianità, piccoli frammenti di vita condivisa. Ed è proprio in questi frammenti che si coglie il senso della perdita: Lagrotta non era un personaggio pubblico nel senso mediatico, ma una presenza costante. La mobilitazione online, nei giorni del ricovero, aveva già mostrato quanto fosse conosciuto. Preghiere, catene di messaggi, fotografie di feste e processioni: una comunità che provava a stringersi attorno a un uomo prima ancora che la cronaca lo trasformasse in notizia.
Ci sono morti che restano nei confini privati e altre che diventano improvvisamente collettive. Quella di Pietro Lagrotta appartiene alla seconda categoria. Forse perché nelle piccole città il confine tra pubblico e personale è sottile. Forse perché alcune figure diventano punti di riferimento senza volerlo. O forse perché i social, oggi, funzionano come una piazza: amplificano il dolore, lo rendono visibile, lo trasformano in racconto collettivo.
A leggere i commenti, colpisce una parola ricorrente: “gentile”. Non è la più comune nei necrologi, eppure ritorna continuamente. Come se, nel ricordo di tutti, il tratto distintivo di Lagrotta fosse proprio quello: una gentilezza quotidiana, discreta, quasi invisibile finché non viene a mancare.
Ora che i messaggi continuano a scorrere, Amalfi vive quella fase sospesa che segue ogni lutto pubblico: quando la notizia smette di essere breaking news e diventa memoria.
Restano le foto istituzionali, le immagini più intime di serate tra amici, i video di una fisarmonica suonata in piazza, i commenti lasciati sotto i post come biglietti su un altare digitale. E resta la sensazione, difficile da raccontare ma evidente leggendo tra le righe, che con Pietro Lagrotta se ne sia andato un pezzo di quotidianità.
In fondo, è questo che emerge dal web: non solo il racconto di una morte improvvisa, ma la fotografia di una comunità che si riconosce nel ricordo di uno dei suoi volti più familiari. E che, per qualche giorno, si è ritrovata a parlare con una sola voce.
Chi ha fede si consola pensando che Dio chiama a sé i più buoni. Ma aggrapparsi a questa idea, davanti a un dolore così grande e concreto, sembra quasi una scorciatoia: non basta a colmare il vuoto, né a rendere più facile accettare l’assenza.







