Amalfi, successo per l’incontro contro la droga: con don Antonio Coluccia vince la regola delle “3P”
Il “prete di frontiera” ha incontrato gli studenti dell’Istituto Marini Gioia in una giornata promossa dal Forum dei Giovani. Davvero una bellissima iniziativa che noi di Positanonews non possiamo non apprezzare con un grande prete di frontiera
AMALFI – Un successo all’insegna della consapevolezza e della speranza. Si è rivelato un momento di profonda riflessione e grande partecipazione l’incontro formativo svoltosi ad Amalfi, dedicato alla lotta contro le dipendenze e rivolto alle nuove generazioni.
Protagonista d’eccezione della giornata è stato don Antonio Coluccia, noto alle cronache nazionali come il “prete di frontiera”, celebre per il suo coraggioso impegno civile nelle periferie della Capitale dove, armato del suo inseparabile megafono, affronta a viso aperto e “sfolla” le piazze di spaccio.
L’impegno dei giovani e la regola delle 3P
L’evento, promosso e organizzato dal Forum dei Giovani di Amalfi, ha visto la presenza attenta e partecipe degli alunni dell’Istituto Marini Gioia. L’intento della manifestazione è stato chiaro fin dalle prime battute: consolidare nei ragazzi una profonda e radicata cultura del rifiuto delle sostanze stupefacenti.
Al centro dell’incontro è stata lanciata una formula semplice ma dal profondo valore umano: la regola delle 3P, acronimo che sta per “Pochi Piccoli Passi”.
Il commento di Mario Amodio
A tracciare un bilancio emozionato della giornata è il giornalista Mario Amodio, presente all’incontro: “In questa giornata formativa, don Antonio ha saputo coinvolgere e trascinare col piglio di chi sa animare un incontro in cui i veri protagonisti sono i giovani”.
La forza del messaggio di don Coluccia risiede, infatti, nella sua straordinaria e concreta esperienza vissuta sui marciapiedi, a stretto contatto con il dolore e le difficoltà di chi cade nella rete delle dipendenze. “La sua esperienza di strada – ha concluso Amodio – è stata l’ennesima testimonianza di come, a piccoli passi, si possa ritrovare la vita liberandosi dalle trappole della droga”.
Un appuntamento che non si è limitato a una semplice lezione teorica, ma che ha saputo scuotere le coscienze, ricordando alla platea di studenti che la strada per la libertà e la vita si costruisce ogni giorno, rifiutando le scorciatoie e procedendo, appunto, con “pochi piccoli passi”.
Chi è Antonio Coluccia?
Don Antonio Coluccia è un sacerdote cattolico, noto in tutta Italia come il “prete di frontiera” o il “prete antispaccio”, famoso per il suo coraggioso impegno civile contro la criminalità organizzata e il traffico di droga, in particolar modo nelle difficili periferie di Roma.
Ecco i tratti salienti della sua storia e della sua missione:
Le origini e la vita prima del sacerdozio
Nato a Specchia, in provincia di Lecce (Puglia), prima di scoprire la vocazione religiosa ha avuto una vita molto comune e legata al mondo del lavoro: è stato un operaio all’interno di un calzaturificio, un sindacalista e ha lavorato anche come volontario della Protezione Civile. Ha maturato la sua conversione e la scelta del sacerdozio proprio osservando l’operato di altri preti a contatto con gli emarginati e dopo una forte esperienza personale in Albania.
Il metodo “di strada”: megafono e fischietto
Ciò che ha reso don Coluccia un volto noto in tutto il Paese è il suo approccio sul campo. Conosciuto per le sue “passeggiate della legalità”, entra fisicamente nelle piazze di spaccio romane (come Tor Bella Monaca, Quarticciolo e San Basilio) per disturbare i traffici dei pusher. I suoi strumenti “di battaglia” sono:
Un megafono con cui diffonde canzoni contro la mafia e messaggi evangelici, invitando gli spacciatori a convertirsi.
Un fischietto legato al rosario.
Un pallone, usato per coinvolgere i giovani del quartiere e sottrarli alle dinamiche criminali.
L’Opera “Don Giustino”
Su incarico di Papa Francesco, don Antonio ha fondato l’Opera Don Giustino, una comunità di accoglienza situata alla periferia di Roma. La struttura sorge in una villa un tempo appartenuta a un boss della Banda della Magliana e confiscata dallo Stato. Lì offre un rifugio, una casa e un percorso di recupero gratuito a ex tossicodipendenti, ex detenuti, padri separati e persone in grave stato di indigenza.
La vita sotto scorta e le aggressioni
A causa della sua costante sfida ai clan e al fiorente business della droga, don Antonio Coluccia è stato bersaglio di innumerevoli minacce di morte e vive da anni sotto stretta scorta armata della polizia. Nonostante la protezione, ha subito pesanti aggressioni: nell’agosto del 2023, durante un corteo a Tor Bella Monaca, un uomo a bordo di uno scooter ha tentato di investirlo (venendo però fermato da un agente della scorta) e successivamente è stato bersagliato da lanci di bottiglie al Quarticciolo. Nonostante i pericoli, il sacerdote ha sempre ribadito di non volersi fermare e di non sentirsi un eroe, ma semplicemente un prete che fa il suo dovere.







