di lucio esposito
Sulle pagine della prestigiosa Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, torna alla luce un approfondito studio firmato da Antonio Vanacore e Valeria Bava. Un viaggio tra storia e forme che conferma il valore dei due studiosi, già noti per l’eccezionale lavoro sull’Acquedotto del Formiello.
Quando la ricerca storica incontra la passione per il territorio, nascono opere capaci di restituire un’anima anche alle pietre che calpestiamo distrattamente ogni giorno. È questo il caso della riproposizione integrale, nell’ultimo numero della Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, dello saggio dedicato al Palazzo Comunale di Sant’Agnello, a firma degli architetti e ricercatori Antonio Vanacore e Valeria Bava.
Una Continuità di Eccellenza
Non è la prima volta che il duo Vanacore-Bava firma un contributo di tale spessore. La comunità scientifica e gli appassionati di storia locale ricordano ancora con ammirazione l’indagine magistrale condotta sull’Acquedotto Romano del Formiello in penisola Sorrentina. Quello studio, poi confluito in un pregevole volume monografico, divenne immediatamente un punto di riferimento per la metodologia rigorosa e la capacità di narrare l’ingegneria idraulica come un pezzo pulsante di storia sociale.
Oggi, quella stessa lente d’ingrandimento viene posta sul Palazzo Municipale di Sant’Agnello, edificio che non è solo sede burocratica, ma simbolo identitario di una comunità che ha saputo distinguersi nel panorama della Penisola Sorrentina.
Il Palazzo Svelato: Tra Archivio e Architettura
L’articolo riproposto dalla Rassegna non è una semplice descrizione estetica, ma un’analisi stratigrafica che parte dai documenti d’archivio per arrivare alle scelte stilistiche che ne definiscono i volumi. Vanacore e Bava riescono a ricostruire:
Le origini e le trasformazioni: Come la struttura si è evoluta nel tempo, adattandosi alle esigenze di una municipalità in crescita.
Il linguaggio architettonico: La lettura dei dettagli decorativi e delle proporzioni che inseriscono l’edificio nel più ampio contesto del Neoclassicismo e dell’eclettismo campano.
Il valore civile: Il Palazzo inteso come “casa dei cittadini”, un monumento vivo che dialoga con la piazza circostante.
Il Ruolo del Centro di Cultura e Storia Amalfitana
La scelta del Centro di Cultura e Storia Amalfitana di ospitare e rilanciare integralmente questo studio conferma la missione dell’istituto: quella di essere un faro per la tutela della memoria storica dell’intero comprensorio. In un’epoca di fruizione rapida e spesso superficiale, la riproposizione di un testo così denso è un invito alla lentezza del sapere e all’approfondimento.
Un Patrimonio da Riscoprire
Leggere (o rileggere) questo studio significa guardare al Palazzo Comunale con occhi nuovi. Grazie al lavoro di Vanacore e Bava, l’edificio smette di essere un fondale urbano e diventa un protagonista della narrazione storica sorrentina. Un atto di amore scientifico che, partendo dal rigore dei dati, approda alla bellezza della conoscenza condivisa.
Nota bibliografica: Lo studio è consultabile nell’ultimo volume della Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, disponibile presso le principali biblioteche del settore e sul sito ufficiale del Centro.
R A S S E G N A DEL CENTRO DI CULTURA E STORIA AMALFITANA
69-70 Gennaio-Dicembre 2025 Nuova Serie XXXV (XLV dell’intera serie)
Pubblicazione periodica del Centro di Cultura e Storia Amalfi tana, stampata con il contributo
del Ministero della Cultura e della Regione Campania
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In copertina: Il porto di Palinuro (dal cabreo della National Library di Malta del 1626-a): nella “proboscide” sono disegnate, a difesa del porto di Palinuro, ben cinque torri antiturche
ISSN 1974-692X Proprietà letteraria privata Registrazione Tribunale di Salerno n. 533 del 09 marzo 1981
Giammarioli Stampa – Via Delle Cisternole, 24 – Frascati (Roma)
INDICE
Saggi
9 Porti normanni nel Tirreno meridionale di Paolo Peduto
57 «Et galeam sumpsisti»: un casco normanno proveniente da Salerno di Raffaele Iula – Tomáš Vlasatý
93 Gli ebrei in Costa d’Amalfi al tempo di Ferdinando I d’Aragona: il caso di Maiori di Giuseppe Ferrigno Lucibello
115 Presuli tra Ravello e la Puglia nel XVIII secolo: Monsignor Luigi Capuano e Monsignor Michele Tafuri di Stefano Zizzi
Beni Culturali
143 Il cimitero di Atrani di Maria Russo
197 La chiesa di Santa Maria del Cantaro e la cappella di Santa Caterina. La scoperta di alcuni antichi documenti e del sito
archeologico di Nicola Di Bianco
203 Storia del Palazzo Comunale di Sant’Agnello di Antonio Vanacore – Valeria Bava
Note e Osservazioni
233 Incontri e conflitti culturali in una ragione turistica. Famiglia, turismo e cambiamenti dell’infanzia di Raffaele Ferraioli
Recensioni e Segnalazioni bibliografiche
241 Antonio BRACA – Vincenzo PICCOLO, La cattedrale di San Prisco in Nocera Inferiore (Antonio Milone); A. CAPANO, Considerazioni storiche sulla Scuola Medica Salernitana, sui suoi studenti e i laureati nei secoli XVI e XVII (Michele Cobalto); Alfi o CORTONESI, Il Medioevo degli alberi. Piante e paesaggi d’Italia (secoli XI–XV) (Antonio Tagliente); Guido IORIO,Carlo II d’Angiò. Fortune e sventure del sovrano “Zoppo” di Napoli (Simone Campagna); Beniamina IZZO [a cura di], San Domenico Maggiore a Napoli: otto secoli tra arte, fede e cultura (Lorenzo Amoroso); Medioevo e Mediterraneo: incontri, scambi e confronti. Studi per Salvatore Fodale, a cura di Patrizia SARDINA, Daniele SANTORO, Maria Antonietta RUSSO, Marcello PACIFICO (Michele Cobalto); Salvatore MILANO, Storia della spezieria medicinale nella Città de La Cava (Claudio Azzara); Ermanno ORLANDO, Le Repubbliche Marinare (Michele Cobalto); Vincenzo PALMISCIANO – Sonia BENEDETTO, Un amore segreto alla corte vicereale di Napoli, nelle opere di don Giuseppe Storace d’Affl itto (Antonio Capano); Mario RUSSO, La Cattedrale di Sorrento dall’alto medioevo al XVII secolo (Francesco Saverio Palomba)
279 Biblioteca
281 Catalogo delle pubblicazioni
STORIA DEL PALAZZO COMUNALE DI SANT’AGNELLO
ANTONIO VANACORE – VALERIA BAVA
Il Comune di Sant’Agnello1 venne istituito, ottenuta l’indipendenza dal Comune di Piano di Sorrento2, nel 18663 (fi gg. 1, 2). All’atto dello storico distacco il Comune era costituito da 5 rioni: Angri, Trasaella, Colli di Fontanelle, Maiano e Santi Giovanni e Paolo (attuale Rione Cappuccini)4. Oltre a questi, vi era la presenza di alcuni piccoli casali quali: Cocumella, Jommella Grande, Jommella Piccola, San Sergio, Pozzopiano, Migliara, Maianiello (i quali formavano il centro urbano), Tordara, San Vito, Mostrano e Cepano (nella zona rurale). Ne seguirono anni poco facili per il neonato Comune che a più riprese dovette scontrarsi con il Comune di Piano di Sorrento. Di fatto il Comune di Sant’Agnello intraprese una serie di opere pubbliche e provvedimenti circa ’ammodernamento del suo territorio tra questi: i lavori per la costruzione di un cimitero pubblico, l’allargamento della piazza principale cittadina, la sistemazione di acquedotti e pozzi pubblici per il fabbisogno idrico5 e l’edifi cazione ex novo di un edifi cio adibito a scuola elementare6. Il progetto per la realizzazione di quest’ultimo fu redatto dall’Ingegnere Luigi Amalfi 7 per la prima volta il 10 novembre 1908 (fi g. 3) e la posa della prima pietra avvenne secondo l’analisi dei documenti il 30 settembre 19118. Il fondo dove poi fu eretto l’attuale palazzo comunale (che oggi ospita anche le classi della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo A. Gemelli) risulta appartenere alla famiglia Rispoli. Nella sua costruzione originaria il palazzo era composto da: «[…] 16 aule tra grandi, medie e piccole, una grande sala per accademie ed esami, palestra coperta, larghi ed ampi corridori di disimpegno e locali accessori»9. Diviso in due aree distinte l’edifi cio presentava una sezione maschile e l’altra femminile con accessi separati da rampe di scale differenti. Il primo piano era scandito da 10 fi nestre e 2 balconi (situati sopra i due portoni d’ingresso) mentre il piano terra presentava 10 fi nestre vista la presenza dei due portoni d’accesso10. Confrontando il palazzo comunale così come era stato concepito nel primo progetto con quello attuale è evidente l’assenza dei locali commerciali persistenti al piano terra. L’edifi cio tutt’oggi presenta le seguenti dimensioni: 46 m. di lunghezza circa sul fronte principale (lato Sud e Nord) e 36 m. di larghezza sui due fronti laterali (lati Est ed Ovest). Amalfi nel progetto ideò che l’immobile venisse poi circondato da giardini pubblici. Inoltre, per concretizzare le sue idee l’ingegnere colmò i due valloni di San Filippo e Maianiello per circa 180 m. circa convogliando le acque in cunicoli ricavati nel sottosuolo dell’allora fondo Rispoli, operazione che garantì di ottenere lo spazio per l’attuale piazza G. Matteotti; sul lato Nord-Est fu realizzata una strada di 8 m. di lunghezza circa che ha permesso di mantenere l’edifi cio ben delimitato dalle restanti costruzioni. Complessivamente la struttura occupa un’area di 4000 m.2 circa. Il suddetto edifi cio rimase sede delle scuole elementari nel Comune di Sant’Agnello fi no al 1927 quando a seguito dell’unione dei Comuni di Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Sorrento venne a costituirsi il Comune unico di Sorrento11 Il palazzo subì diverse modifi che nel corso del tempo, infatti, nel 1922 l’Ingegnere Amalfi fu incaricato dal Comune di Sant’Agnello di ammodernare e adibire i locali terranei ad uso pubblico per attività di natura commerciale: «[…] i locali terranei dell’Edifi cio Scolastico sono perfettamente indipendenti da quelli adibiti ad uso scolastico e costituiscono niente altro che gli scantinati di essi, potendo avere ciascuno ingresso proprio sulla pubblica strada. Adibire quindi ad uso redditizio detti terranei […] costituisce un vantaggio economico notevolissimo pel Comune che, con uno stremato bilancio ed oberato di debiti, non può lasciare nulla di intentato per migliorare le proprie entrate»12 (fi g. 4). Dalle parole dell’Ing. Amalfi si legge chiaramente che i cambiamenti furono dettati da esigenze prettamente economiche. L’ingegnere riferisce anche che la spesa suddetta non era esosa e che avrebbe invece comportato benefi ci per l’Ente comunale. Gli ambienti oggetto di riqualifi ca erano in numero di 11 di cui 5 sul fronte principale (a Sud), 3 sul fronte Ovest e 3 sul fronte Est. I suddetti subirono un rimodernamento rilevante (prevedendo: pavimentazione, tinteggiature e intonacatura delle pareti) ma soltanto 6 (i numeri 3, 5, 6, 7, 8, 9) furono in realtà interessati poiché gli altri 5 (i numeri 1, 2, 4, 10, 11) in quegli anni risultavano occupati da affi ttuari. Nel dettaglio, gli interventi eliminarono sul fronte principale le due rampe di scale e il pianerottolo, entrambi consentivano l’accesso ai due ingressi. Perciò i due portoni d’ingresso e i gradini degli scaloni interni furono portati ad un livello più basso rispetto alla osizione originaria, cosa che mutò drasticamente l’aspetto del palazzo. Periodo cruciale per la ricostruzione storica del palazzo è quello relativo a partire dell’anno 1927, quando si stabilì che l’immobile dovesse divenire sede del Comune unico di Sorrento. In conseguenza a ciò furono apportate altre sostanziali modifi che, se ne menzionano le più importanti:
Modifi ca dell’aspetto esterno del palazzo;
Nuova disposizione interna degli ambienti;
Riorganizzazione della conformazione della piazza che circonda l’edificio.
Sempre nel 1927 Amalfi constata l’urgenza di riparare le facciate esterne del palazzo (fi g. 5) asportando: «[…] i prospetti del fabbricato sia per quelli esterni su piazza Municipio [attuale Piazza Matteotti], sia per quelli interni del cortile essendo tutti gravemente danneggiati dal tempo, le cornici in molte parti erose e mancanti di covertura, l’intonaco scossato»13. Le gravi condizioni imposero di intervenire rapidamente e procedere con il relativo restauro. Si provvide alla sistemazione della facciata esterna e al contempo si proseguì al ripristino dell’intonaco deteriorato in alcune aree del basamento del palazzo. In aggiunta fu previsto il montaggio di grondaie e canali affi nché le acque piovane non deturpassero il monumento14. Nel prospetto principale del palazzo venne realizzata la scritta MUNICIPIO15 in un’unica edicola centrale. Le lettere ricalcavano il modello della scrittura lapidaria antica di altezza di 1 m. circa16. Inoltre, vi fu l’apposizione ai lati della scritta di due stemmi: a sinistra lo stemma del Comune unico di Sorrento17 e a destra lo stemma dello stato fascista18. La documentazione del progetto analizzato non fa alcuna menzione del secondo stemma (quello fascista), tuttavia lo si individua dalle foto storiche risalenti agli anni ’40, ’50, ’60 (anni in cui i due stemmi sembrerebbero ancora a loro posto) (fi gg. 6, 7, 8, 9). Gli spazi che ospitavano gli stemmi oggi risultano vuoti e sono facilmente riconoscibili perché leggermente in rilievo. Interessante è l’utilizzo di abbadini di ardesia al di sopra delle fi nestre del primo piano e l’utilizzo di tegole del tipo marsigliese per il cordolo di chiusura del palazzo e per il tetto. Inoltre, fu prevista la porea di intonaco a cemento sull’attico e nel sottotetto. Nello stesso anno in cui fu progettato il rifacimento della facciata, l’Ingegnere Amalfi ideò la separazione e il disimpiego degli ambienti e spazi interni dell’allora edifi cio scolastico (fi g. 10). L’operazione si rese indispensabile quando mutò la destinazione d’uso del palazzo in sede comunale. Pertanto, grazie alla disponibilità di numerosi locali e: «[…] accordi con le Superiori Autorità Scolastiche, si è venuto nella determinazione di limitare le scuole ad una parte del fabbricato e di destinare la restante parte a Casa Comunale»19. Da ciò se ne ritrae che le scuole non furono trasferite in un’altra sede ma anche in epoca fascista coabitarono con l’amministrazione comunale situazione rimasta inalterata. I lavori consistettero nella rimodulazione degli ambienti e l’adattamento di altri per ospitare gli uffici comunali. I lavori di trasformazione più ingenti furono eseguiti al secondo piano dell’attuale struttura. Furono disposti tutti gli uffi ci comunali tra cui: la Sala Consulta, il Gabinetto del Podestà, l’uffi cio segreteria, l’ufficio sanitario, l’uffi cio ragioneria, l’uffi cio tecnico e l’abitazione del custode del palazzo. Per ricavare quest’ultima con l’ausilio di muri di tramezzo fu suddivisa l’ultima aula (del secondo piano) in fondo al braccio destro dell’edifi cio. Probabilmente anche l’ala sinistra del primo piano fu destinata agli uffi ci comunali deduzioni riscontrata nella sistemazione del palazzo moderno; tuttavia questa al momento è solo un’ipotesi poiché in alcun documento se ne fa espressa menzione. Nel 1928 però il Cav. Fucci, secondo commissario del Comune unico, stabilì che qualora se ne fosse presentata la necessità progressivamente i locali al piano terra sarebbero stati adattati ad uffi ci20. In effetti, dallo studio svolto pare essere confermato il dato. Nei locali terranei furono installati gli uffi ci comunali pertinenti a: un locale per la sede dei Balilla21, due locali per uffi cio disponibile22, uno locale per l’uffi cio telegrafi co23, un locale per l’uffi cio del Corpo di Guardia24, un locale a sede dei Combattenti25, un locale per l’uffi cio del Dazio26, un locale per l’Uffi cio Postale27. Per un totale di 9 ambienti. Le opere di adattamento e ristrutturazione degli ambienti furono concesse in via del tutto straordinaria all’Impresa Castellano Saverio: «Questo modo eccezionale di concedere le opere ebbe due ragioni: la prima era la urgenza di esecuzione dato il fatto di allestire al più presto gli uffi ci, la seconda era di non aver tante imprese diverse nello stesso cantiere che avrebbe certamente condotto ad inevitabili confl itti di interesse»28. Altri lavori risultarono essere eseguiti dalla medesima: abbassamento e sistemazione dei portoni e dei vani d’ingresso dell’edificio suddetto, la decorazione del basamento dell’edifi cio comunale, lavori per la sistemazione del mantelletto e del sottotetto, per la costruzione del pozzo nel cortile dell’edifi cio comunale, lavori di distribuzione dell’acqua all’edifi cio comunale e ai giardini pubblici della piazza.
La sistemazione dei portoni d’ingresso divenne fondamentale a causa della trasformazione degli scantinati dapprima in locali commerciali e in seguito in uffi ci comunali. I lavori fecero sì che i due portoni furono portati a livello del nuovo piano terra ricavato (fi g. 11, 12). Nello spazio lasciato “libero” nel nuovo primo piano dai due ingressi l’Ingegnere Amalfi decise di installare due rosoni29 aumentando in questo modo la luce all’interno del palazzo e al tempo stesso ornando l’edifi cio con una decorazione tipica dello stile romanico30. È importante sottolineare che Amalfi decise di realizzare un pozzo e un collegamento al sistema idrico per il palazzo comunale. Negli anni ‘30, inoltre, lo stesso ingegnere fu impegnato nell’opera di riattivazione e restauro dell’antico acquedotto romano del Formiello31. Tali lavori coinvolsero anche il territorio del Comune di Sant’Agnello. Quest’ultimo all’inizio del Novecento realizzò delle opere di manutenzione e riattivazione dei cunicoli presenti sul suo territorio in varie aree tra cui: l’acquedotto Fontanelle ai Colli omonimi, acquedotto in via San Sergio32, acquedotto Cappuccini33, acquedotto di Maiano e le conserve di Cepano, Passaro e San Vito34. Successivamente negli anni ‘20 e ‘30 iniziò a dotarsi di una serie di nuove strutture idriche: la cisterna in località Arigliana35 e la pompa per il sollevamento della sorgente in località Marinella36. Per quanto concerne la sistemazione di Piazza Municipio (l’attuale Piazza Matteotti) i lavori furono progettati e portati avanti sempre dal medesimo ingegnere su incarico del Comune di Sant’Agnello nel 192537 (fi gg. 13, 14).
Il progetto prevedeva la sistemazione del parco della rimembranza e del
monumento ai caduti38. In questa prima fase fu deciso di sistemare l’area
posta di fronte al prospetto principale del palazzo (di 1470 m.2) e quella ad
Est dell’edifi cio (300 m.2). Fu tralasciata in questo frangente l’area ad Ovest
del palazzo (720 m.2). Si legge che il motivo principale della sistemazione
della piazza: «[…] di una grande piazza di ritrovo e di passeggio. A tale uopo
si prestano bene le zone residue circostante l’Edifi zio Scolastico»39. Dunque
fu destinata a parco della Rimembranza l’area antistante l’edifi cio e quella
a Est per una superfi cie complessiva di 1800 m2. Per la realizzazione dei
giardinetti del parco furono previsti cordoni in tufo che limitarono le aree
dei giardinetti e allo stesso tempo divisero i viali. Al centro della zona si
prevedeva il posizionamento del monumento ai caduti. I giardinetti realizzati
furono complessivamente 4. Il progetto suddetto subì varianti di diversa
natura: i cordoni di delimitazione dei giardinetti previsti in tufo furono
modifi cati in cemento, la sotto-pavimentazione fu realizzata in brecciame
di calcare di medio spessore all’interno del getto cementizio per fornire
una resistenza maggiore40, il raccoglimento delle acque piovane e pluviali
fu deciso di farle meglio defl uire nelle bocchette stradali e infi ne nell’aree
dove furono realizzati i quattro giardinetti fu rimosso il battuto di pozzolana
argillosa che formava il piano di calpestio per poi sostituirlo a più riprese
con della terra vegetale. Inoltre, in questa variante venne interessata anche
l’area ad Ovest del palazzo; qui vi fu la realizzazione di due giardinetti con
il medesimo materiale e la stessa forma di quelli dell’area Est e nell’area
antistante il palazzo.
Per quanto concerne la pavimentazione della piazza nel 1927, l’Ingegnere
Amalfi redasse un progetto apposito. Fu previsto di scavare per una
profondità di circa 25 cm. in tal modo da ridurre ad un livello leggermente inferiore il vecchio piano di campagna. La pavimentazione di copertura fu
realizzata in pietrini di cemento molto simili a quelli esistenti messi in opera
con uno strato di malta molto sottile41. L’ultimo tassello per la sistemazione
defi nitiva della piazza era il completamento delle aiuole. Per questo fu
incaricato il Perito Agrario Giovanni Madaluni42 che redasse un progetto
ed una pianta tra il 1927 e 1928. La pianta da lui realizzata in scala 1:400
fornisce un’idea alquanto precisa delle 6 aiuole posizionate (fi g. 15). Per
l’ornamento della nuova piazza Municipio vi furono, come riportato dal
perito Madaluni, numerose donazioni43 fl oreali ed arboree (fi gg. 16, 17) tra
cui si possono menzionare:
la Principessa Cortchacow44 donò 6 piante di Cocos campestris;
Il Comm. Tramontano donò 2 piante di Phoenix e 3 piante i Cedrus
Deodara
Il Sig. Adolfo Gargiulo donò 4 piante di Agave americana e cespugli
di fi or d’angelo;
Il Sig. Giuseppe Gargiulo consegnò 2 piante di Chamaerops excelsa;
I proprietari dell’Hotel Royal donò 2 piante di Nerium oleander;
Il Sig. Girolamo Foscari regalò 1 cespuglio di Phormium folis variegata;
Il Sig. Pietro Rocca (di Villa Crawford45) offrì: 1 gigantesca Thuria
«[…] che non è stata accettata, perché in piena terra, la spesa per
il trasporto non sarebbe stata insignifi cante e non vi erano molte
probabilità di attecchimento. Ha pure offerto delle vecchie piante di
oleandri, sempre in piena terra che sono state ugualmente rifi utate»46.
L’Ing. Amalfi donò: 1 grande Chamaerops47.
Il progetto del perito agrario ammontava ad una spesa di circa 3 milioni
di lire, comprendente le opere di scavo per l’impianto della piantagione, il trasporto della terra e acquisto delle piante mancanti (solo una parte fu donata)48.
Signifi cativo sottolineare che attualmente la piazza che circonda l’odierno palazzo
del Comune di Sant’Agnello rispecchia per molti versi la sistemazione
voluta dall’Ingegnere Amalfi , anche le piantagioni ancora persistenti rispettano
in molti casi la disposizione voluta del perito agrario Madaluni.
Per il completamento di Piazza Municipio (attuale Piazza Matteotti), nel
1928, fu prevista e approvata la realizzazione di una fontana posizionata
all’interno dei giardini pubblici dal Podestà Giovanni Maresca di Serracapriola49
e approvata dal Commissario Prefettizio di Sorrento Uff. Generale
Alessandro Saporiti (fi g. 18). Il progetto dato in commissione ad Amalfi
descrive una fontana a base circolare con al centro della vasca un gruppo
di satiri dalle cui mani fuoriusciva il getto d’acqua50. La fontana prevedeva
un’anima in cemento e un rivestimento con mattoni in tufo intagliati. Il
diametro interno della fontana a pelo d’acqua doveva essere di 2,20 m. Per
la costruzione della fontana il preventivo redatto dall’ingegnere ammontava
a circa 4 milioni di lire e la ditta incaricata alla realizzazione fu l’impresa
Sannino Luigi51. La documentazione cartografi ca consultata sembrerebbe
suggerire che l’opera sia stata effettivamente realizzata ma dalla documentazione
fotografi ca storica non se ne ravvisano tracce52.
Ultimo intervento realizzato e progettato dall’Ing. Amalfi fu quello relativo
all’adeguamento elettrico interno dello stabile. In particolare, pochi anni dopo
essersi insediati all’interno del palazzo ci si rese conto che gli uffi ci non si
presentano adeguati sotto il profi lo elettrico e si affi dò il compito di redigere un
progetto all’Ingegnere Vittorio Pantaleo che lo realizzò il 7 gennaio 1931 con
un importo pari a 2 milioni di lire. Tale progettazione non ebbe subito seguito e
pochi mesi dopo ebbe l’incarico di adeguarlo e ampliarlo all’Ingegnere Amalfi ,
il quale presentò il progetto il 12 maggio 193153 con un importo di 3 milioni e
900 lire. Quest’ultimo fu affi dato all’impresa Fratelli Mastellone54 furono approvati
con delibera n. 595 del 3 novembre 1931 su volontà dell’allora Podestà
di Sorrento il Comandante Cav. Giulio Merolla55. Tuttavia, si apprende che i
lavori vennero terminati dall’impresa fratelli Mastellone nel 1932.
In defi nitiva, la storia e l’evoluzione del palazzo comunale di Sant’Agnello
trae le sue origini da lontano. In seguito a svariate modifi che, dovute
a molteplici esigenze ha assunto l’aspetto odierno. Il suo progettista, l’Ingegnere
Amalfi , lavorò all’opera in diversi periodi della sua carriera. Oggi
il palazzo rappresenta un ottimo esempio di architettura civile di inizio
Novecento. L’edifi cio che come visto, da sempre ha ospitato scuole elementari
e in un secondo momento l’amministrazione comunale è uno dei
palazzi storici persistenti sul territorio del Comune di Sant’Agnello meglio
conservati e simbolo tangibile di identità locale e nazionale.
1 Riguardo la storia e l’archeologia del Comune di Sant’Agnello e del suo territorio cfr.
FASULO, Il terziere di S. Agnello, Sorrento 1911; P. MINGAZZINI – F. PFISTER, Surrentum.
Forma Italiae. Regio I Latium et Campania. Volumen Secundum, Firenze 1946, pp. 100-104;
GARGIULO, Sant’Agnello durante il periodo della Grande Sorrento 1927/1946, Castellammare
di Stabia 1997; M. RUSSO, Sorrento – Archeologia tra l’hotel Vittoria e capo Circe.
Scavi e rinvenimenti dal Settecento a oggi, Sorrento 1997, p. 48 nota 179; M. RUSSO, Il territorio
tra Stabia e Punta della Campanella nell’antichità. La via Minervia, gli insediamenti,
gli approdi, in F. SENATORE (a cura di), Pompei, il Sarno e la Penisola Sorrentina, Pompei
1998, pp. 49-51; F. GARGIULO, Sant’Agnello – Origini, luoghi e tradizioni, Napoli 1999; M.
RISPOLI, Le recenti indagini archeologiche presso il quartiere marittimo di villa Nicolini a
Sant’Agnello, «OEBALUS», 11, Roma 2016, pp. 179-222; F. GARGIULO, Storia del Comune di
Sant’Agnello dal 1866 al 2016 i 150 anni di autonomia amministrativa, Castellammare di
Stabia 2017, pp. 17-174.
2 Il distacco dal Comune di Piano di Sorrento fu richiesto a più riprese dalla popolazione
di Sant’Agnello. Vari furono i tentativi, tra questi la richiesta fatta recapitare al sovrano
borbonico nel 1835. Un’altra istanza fu formulata nel 1859 quando gli abitanti dei casali di
Sant’Agnello e Trasaella chiesero al Comune di Piano di Sorrento di separarsi senza ottenere
esito positivo. L’ultima domanda di separazione fu presentata il 28 agosto 1862 dagli avvocati
Francesco Ambrogi e Francesco Garofano (Cfr. Archivio di Stato di Napoli (=ASN), fondo
Prefettura, fasc. n. 425, Separazione richiesta dai villaggi di S. Agnello e di Trasaella dal
comune di Piano 1862) che condurrà alla proclamazione d’indipendenza del 10 dicembre
Cfr. GARGIULO, Storia del Comune di Sant’Agnello cit., 2017, pp. 22-26.
3 Il distacco del Comune di Sant’Agnello da quello di Piano di Sorrento avvenne in
seguito al Regio Decreto n. 2680 del 10 dicembre 1865 di Vittorio Emanuele II. Cfr. ASN,
fondo Prefettura, fasc. n. 425, Separazione richiesta dai villaggi di S. Agnello e di Trasaella
dal comune di Piano 1862.
4 Il rione di San Giovanni e Paolo doveva il suo nome ad una piccola cappella dedicata
ai due santi realizzata nell’area dell’attuale rione cappuccini. La cappella oggi è andata
distrutta poiché intorno alla metà dell’Ottocento, crollò senza essere ricostruita. A. TROMBETTA,
Monasteri e Conventi della Penisola Sorrentina, Casamari 1996, pp. 83-84; G. ACAMPORA
– A. DE ANGELIS, Punta S. Francesco Convento del Cappuccini Sant’Agnello, Sant’Agnello
2006, p. 6. Nell’area del borgo dedicato ai due santi fu decisa, verso la fi ne del Cinquecento,
la costruzione del Convento dei Cappuccini. Nel corso del tempo il convento subì diverse
soppressioni, a tal proposito va ricordata quella avvenuta nel periodo del decennio francese
stabilita con il decreto di Gioacchino Murat del 10 gennaio 1811. Cfr. TROMBETTA, Monasteri
e Conventi cit., p. 86; ACAMPORA-DE ANGELIS, Punta S. Francesco cit., pp. 9-10.
5 Importante sulla questione idrica e convogliamento delle acque piovane l’operazione
di riempimento del Vallone Croce. Quest’ultimo fu colmato a seguito della delibera del Comune
di Sant’Agnello del 21 agosto 1907, in cui la giunta comunale decise di accogliere lo
studio e il progetto dell’Ing. Amalfi per colmare il vallone croce e adibirlo a pubblica discarica.
Cfr. Archivio Comunale di Sant’Agnello (=ACSA), faldone Delibere Comunali, Colmata del
Vallone Croce del 21 agosto 1907; GARGIULO, Storia del Comune di Sant’Agnello cit., p. 63.
Riguardo i Valloni della Penisola Sorrentina cfr. I Valloni della Penisola Sorrentina, Piano
di Sorrento 2019, passim.
6 Su alcuni dei progetti dei lavori eseguiti dal Comune di Sant’Agnello cfr. GARGIULO,
Storia del Comune di Sant’Agnello cit., pp. 43-67.
7 In quegli anni, l’Ingegnere Luigi Amalfi rappresentò una delle fi gure di spicco in
Penisola Sorrentina, soprattutto per le trasformazioni edilizie che interessarono il territorio.
Dalle ricerche effettuate si conosce che egli nacque il 20 agosto 1877 a Sant’Agnello, in via
Angri n. 23 da Benedetto Amalfi (Sindaco di Sant’Agnello dal 1897 al 1903) e Maria Laura
Ruggiero (cfr. ACSA, volume Nati 1866 – 1917, atto di nascita 112). Questi conseguì la
laurea in Ingegneria Civile a Napoli il 21 dicembre 1903. Iscritto all’albo degli Ingegneri di
Napoli dal 1921 fi no al 1947 con codice 878bis. Morì a Sant’Agnello l’11 luglio 1955 all’età
di 78 anni. Pare che le sue spoglie siano conservate nel loculo insieme al padre nel cimitero
di Sant’Agnello da lui stesso progettato. Cfr. A. VANACORE – V. BAVA, L’Acquedotto del Formiello.
La riscoperta di un bene archeologico, Sorrento 2021, p. 66, nota 26.
8 Cfr. ACSA, faldone Lavori Pubblici, Ing. L. Amalfi , Progetto d’Arte per la costruzione
di un nuovo Edifi zio Scolastico, 10 novembre 1908; GARGIULO, Storia del Comune di
Sant’Agnello cit., pp. 73-75.
9 LA RIVIERA, n. 19, del 15 ottobre 1911.
10 Analizzando attentamente il primo progetto dell’Ing. Amalfi si nota che al di sopra dei
due portoni fu prevista la realizzazione di tre scritte: le prime due Scuola elementare maschile
e scuola elementare femminile. Ciò per segnalare la parte dell’edifi cio adibita agli uomini
e quella dedicata alle donne. Infi ne la terza, una frase celebre di Cicerone, in puero spes (la
speranza nel bambino) al centro dell’edifi cio. Tale frase è stata spesso rinvenuta negli edifi ci
scolastici elementari sin dalla fi ne dell’Ottocento. Un esempio è l’edifi cio dell’ex asilo Rossi
di Schio (costruito nel 1872) che la riporta in facciata, in particolare nel timpano
11 Durante il periodo fascista fu creato in Penisola Sorrentina il Comune Unico di Sorrento
mediante il Regio decreto n. 598 del 14 aprile 1927. Dal 1927 fi no al 1946 i quattro
comuni Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Sorrento vennero assimilati creando così un
solo ente. A guidare il nuovo Comune fu incaricato il Podestà (fi gura chiave in epoca fascista).
Il Comune unico di Sorrento ebbe 8 podestà: 1928-1929 Giovanni Maresca di Serracapriola,
1931-1932 Comandante Cav. Giulio Merolla, 1933-1934 Francesco Garzilli, 1936-1938
Principe Placido De Sangro, 1940-1941 Giovanni Cariello, 1943 Giorgio Viterbo, 1944-1945
Francesco De Angelis. Circa il periodo Fascista a Sorrento e in Penisola Sorrentina cfr. R.
LAURO, Dall’Unità d’Italia alla caduta del fascismo, in Sorrento e la sua storia, Napoli 1986,
87-89; GARGIULO, Storia del Comune di Sant’Agnello cit.; D. SARNO, Sorrento e i suoi
Sindaci dall’Unità d’Italia ad oggi, Castellammare di Stabia 2021, pp. 45-49. Sulle fi gure
dei vari Podestà Ivi, pp. 50-61.
12 Archivio Comunale di Sorrento (=ACS), faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi ,
Relazione del Progetto d’arte per la sistemazione dei locali terranei dell’Edifi cio Scolastico
del Comune di Sant’Agnello di Sorrento, 8 dicembre 1922.
13 ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte delle opere di restauro
dei prospetti esterni dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento, 21 luglio 1927, p. 2.
14 Oltre le opere sopra menzionate furono adoprate le tegole nella copertura della tipologia
Marsigliese. Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte
delle opere di restauro dei prospetti esterni dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento,
21 luglio 1927, p. 2.
15 Vennero eliminate le due incisioni Scuola Elementare maschile e scuola elementare
femminile, previste nel primo progetto.
16 «Leggenda incisa in carattere lapidario antico: “Municipio di Sorrento” del formato di
metri 1.00». ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte delle opere di
restauro dei prospetti esterni dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento, 21 luglio 1927,
13. Dalla documentazione fotografi ca si riscontra che la scritta fu realizzata solo nella prima
parte: MUNICIPIO. Per quanto concerne il carattere riprende lo stile della scrittura capitale
romana anche se non ne rispetta rigidamente i canoni.
17 «Stemma comunale nel frontone principale, di altezza metri 1,40 compreso la corona
turrita, con ossatura al cemento e vestita di stucco» ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L.
Amalfi , Progetto d’arte delle opere di restauro dei prospetti esterni dell’Edifi zio Comunale
della Città di Sorrento, 21 luglio 1927, p. 13. Lo stemma di Sorrento divenne anche quello
del comune unico quando, il 20 settembre 1928, Mussolini lo riconobbe. Il Duce, inoltre, riconobbe
alla Grande Sorrento la dignità di Città consentendole di dotarsi di una corona turrita.
Cfr. F. GUASTAFIERRO, Lo Stemma della Città di Sorrento. Origine e Signifi cato certezze ed
ipotesi. Note Araldiche e Cavalleresche, Sorrento 2005, p. 54. Il Decreto di riconoscimento
dello stemma e dello status di Città è conservato presso l’Archivio Comunale di Sorrento.
18 Sullo stemma del Comune Unico di Sorrento cfr. M. FASULO, Lo stemma di Sorrento.
Notizie storiche – araldiche, Sorrento 1951, pp. 2-3; GUASTAFIERRO, Lo Stemma della Città
di Sorrento cit., pp. 67-69.
19 ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte delle opere di separazione
e disimpiego dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento, 25 luglio 1927, pp. 1-2.
20 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Relazione tecnica ai lavori di
sistemazione ad Uffi ci dei locali terranei dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento, 23
giugno 1928, pp. 2-3.
21 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento a sede dei Balilla di un locale terraneo dell’Edifi zio della Città di
Sorrento, 23 giugno 1928, allegato 3.
22 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento ad Uffi cio disponibile di un locale terraneo sito a Levante dell’Edifi zio
Comunale della Città di Sorrento, 23 giugno 1928, allegati 4; cfr. ACS, faldone Palazzo
Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti per l’adattamento ad Uffi cio
disponibile di un locale terraneo sito a Ponente dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento,
23 giugno 1928, allegati 10.
23 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento ad Uffi cio Telegrafi co di un locale terraneo sito a Ponente dell’Edifi zio
Comunale della Città di Sorrento, 23 giugno 1928, allegato 5.
24 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento ad Uffi ci di Corpo di Guardia di un locale terraneo dell’Edifi zio
Comunale della Città di Sorrento, 23 giugno 1928, allegato 6.
25 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento a Sede dei Combattenti di un locale terraneo dell’Edifi zio Comunale
della Città di Sorrento, 23 giugno 1928, allegato 7.
26 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento ad Uffi cio del Dazio di un locale terraneo dell’Edifi zio Comunale
della Città di Sorrento, 23 giugno 1928, allegato 8.
27 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Misura e stima dei lavori eseguiti
per l’adattamento ad Uffi cio Postale di un locale terraneo dell’Edifi zio Comunale della
Città di Sorrento, 23 giugno 1928, allegato 9.
28 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Relazione tecnica ai lavori di
sistemazione ad Uffi ci dei locali terranei dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento, 23
giugno 1928, p. 3.
29 Il rosone, o rosa, è un fi nestrone decorativo di forma circolare applicato alle facciate
delle chiese in stile romanico e gotico (sul rosone cfr. P. COWEN, Il rosone. Geometria della
luce, Roma 2005). Nell’architettura romanica il rosone divenne l’elemento tipico delle facciate,
sia nelle strutture in laterizio che in quelle in pietra. Sull’architettura medievale cfr. G.
COPPOLA, L’edilizia nel Medioevo, Roma 2015.
30 L’elemento del rosone l’Ingegnere Amalfi lo inserirà nel progetto della facciata della
chiesa di San Giuseppe a Sant’Agnello. Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi ,
Prospetto della Chiesa di S. Giuseppe in S. Agnello di Sorrento, 12 giugno 1936. Inoltre cfr.
PEPE, La confraternita del S. Cuore di Maria e Giuseppe 1887-1987 un secolo di storia,
Sant’Agnello 1987, pp. 46-47; F. GARGIULO, La chiesa di San Giuseppe in Sant’Agnello.
Cento anni di Storia 1907-2007, Castellammare di Stabia 2011, pp. 34-36. ACS, faldone
Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte delle opere di restauro dei prospetti esterni
dell’Edifi zio Comunale della Città di Sorrento, 21 luglio 1927, p. 2.
31 Sul restauro e riattivazione dell’acquedotto del Fomiello realizzato dall’Ingegnere
Amalfi cfr. VANACORE-BAVA, L’Acquedotto del Formiello cit., pp. 52-61. Sull’Acquedotto del
Formiello cfr. L. CANGIANO, Esame della distribuzione e del dominio delle acque in Sorrento
Piano e Meta, Napoli 1855; RUSSO, Sorrento cit., pp. 58-61; VANACORE-BAVA, L’Acquedotto
del Formiello cit.
32 Via San Sergio è una delle strade storiche di Sant’Agnello, essa viene riportata già sulla
Carta Topografi ca del territorio di Sorrento Piano e Meta dell’Architetto Luigi Cangiano (cfr.
CANGIANO, Esame della distribuzione cit.). La sistemazione di via S. Sergio fu pensata e realizzata
dall’Ingegnere Amalfi con un progetto apposito redatto e proposto al Comune di Sant’Agnello il
16 luglio 1926. Il piano originale prevedeva la sistemazione e pavimentazione con basoli della
piazzetta Ciampa, la costruzione di un canale di raccolta per le acque piovane che dopo l’allargamento
di via Ciampa aumentarono sensibilmente di volume e la rettifi ca dell’ultimo tratto di
via S. Sergio verso via Jommella Grande (Cfr. ACS, faldone Lavori Pubblici, Ing. L. Amalfi ,
Progetto d’arte per la sistemazione di Via S. Sergio nel Comune di Sant’Agnello di Sorrento,
16 luglio 1926). Tali opere non furono tutte realizzate, infatti, la pavimentazione della piazzetta
Ciampa non venne portata a conseguimento e neanche il canale di scolo delle acque. Furono
eseguiti soltanto alcuni lavori quali la sistemazione parziale della strada nella sua lunghezza e
la riapertura dei fori di sfogo delle pluviali (Cfr. ACS, faldone Lavori Pubblici, Ing. L. Amalfi ,
Misura e stima dei lavori suppletivi di sistemazione di via S. Sergio nel Comune di Sorrento, 3
aprile 1928). I lavori furono: «soltanto un ripiego di dubbio esito» (ACS, faldone Lavori Pubblici,
Ing. L. Amalfi , Lettera al Comm. Prefettizio riguardo la sistemazione di via S. Sergio, 10 marzo
1927). I lavori furono affi dati e realizzati dall’impresa Castellano Saverio. È da sottolineare che la
rettifi ca dell’ultimo tratto di via S. Sergio prevista dall’Ing. Amalfi e non realizzata è attualmente
rimasta invariata.
33 Si fa riferimento al ramo ricavato dall’Acquedotto del Formiello per rifornire il convento
dei Cappuccini (la conduttura probabilmente esisteva già in epoca romana e fu riattivata
e riutilizzata dai frati del convento). La concessione per l’approvvigionamento dell’acqua al
suddetto convento fu concessa nel 1675. Tale avvenimento è ricordato da una lapide nel muro
che delimita a destra la scalinata d’accesso alla chiesa del convento. Circa la concessione
d’acqua cfr. CANGIANO, Esame della distribuzione cit., pp. 50-51; L.AMALFI, Acqua potabile,
Sorrento 1928, p. 6; I Cisternoni romani degli Spasiani (cisterne basse), Quaderno 4 del
Progetto giovani 285 dell’Assessorato ai BB.CC. del Comune di Sorrento, Sorrento 1981,
17; VANACORE-BAVA, L’acquedotto del Formiello nel tempo, «La Terra delle Sirene», 38,
Sorrento 2019, pp. 71-72.
34 Cfr. ACSA, faldone lavori idrici, Richiesta alla Sottoprefettura di Castellammare di
Stabia per manutenzione idrica sul territorio comunale, gennaio-febbraio 1903.
35 Per aumentare l’affl usso idrico del Comune di Sant’Agnello fu deciso di realizzare
in contrada Arigliana ai Colli di Fontanelle una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.
L’acqua sorgiva della contrada fu analizza su richiesta del Comune di Sant’Agnello dal Dott.
Calendoli. Dalle analisi si riscontrò la non potabilità dell’acqua (il campione fu prelevato il
7 giugno 1931) poiché presentava un eccessivo numero di colonie batteriche (oltre 4000 per
ogni cm3) e di conseguenza il Comune realizzò una cisterna per la raccolta di acqua piovana
affi nché si soddisfacesse il fabbisogno idrico della popolazione. Cfr. ACS, faldone Lavori
Pubblici, Dott. E. Calendoli, Relazione sull’acqua della contrada Arigliana nella sezione S.
Agnello di Sorrento, 9 luglio 1931. Per la realizzazione della cisterna di acqua piovana furono
proposti due progetti al Comune di Sant’Agnello. I due progetti furono presentati dell’Ing. A.
Gargiulo e dell’Ing. U. Isastia Henriquez nel 1925. Il progetto dell’Ing. U. Isastia Henriquez
fu scelto e approvato dal Comune di Sant’Agnello con la delibera n. 34 del 4 luglio 1925. I
lavori iniziarono qualche anno più tardi e portarono alla realizzazione di questa nuova cisterna.
36 La sorgente della Marinella fu deciso di incanalarla e usufruirne per il fabbisogno
idrico della popolazione. Per questa sorgente fu stilato un progetto da parte dell’Ing. Giovanni
Ciampa, il 12 maggio 1925, il quale propose l’utilizzo dell’acqua dell’antico pozzo di raccolta
nei pressi della spiaggia per l’istallazione di un’elettropompa che potesse sollevare l’acqua,
per 70 m. circa di altezza fi no all’area del rione dei Cappuccini per l’innaffi amento stradale nel
Comune di Sant’Agnello. L’intervento cercò di evitare il disperdere delle acque salubri e potabili
del Formiello e utilizzare queste secondarie per usi diversi. L’acqua non adoperata per la
pulizia delle strade, da progetto, era venduta dal Comune (poiché il pozzo e la sorgente erano
di sua proprietà) ai privati, i quali la utilizzarono per il proprio fabbisogno idrico, considerato
che nella zona Cappuccini non era particolarmente abbondante. I lavori proposti dall’Ing.
Ciampa furono approvati con delibera del Comune di Sant’Agnello l’11 gennaio 1926. Il
progetto ebbe come scopo principale l’utilizzo dell’acqua per l’innaffi amento stradale, tema
già caro a quei tempi al Comune, divenuto meta di villeggiatura e sito di alberghi. Cfr. ACS,
faldone lavori alla marina di Cassano, Ing. G. Ciampa, Progetto per ingrandire l’antico pozzo
sito alla spiaggia della Marinella e per l’installazione di un’elettropompa, 12 maggio 1925.
37 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte per la sistemazione
di Piazza Municipio in S. Agnello di Sorrento con il parco della rimembranza ed il
monumento ai caduti, 22 gennaio 1925.
38 Il monumento ai caduti di Sant’Agnello fu realizzato dall’artista Giovanni Nicolini
nel 1926; l’artista intendeva rappresentare un guerriero nudo armato di scudo e daga avente
lo sguardo fi ero adagiato su di un drappo disteso. Nicolini aveva creato, pochi anni prima,
anche una statua molto simile a quella di Sant’Agnello nel monumento dedicato al generale
Alessandro Rodriguez y Velasco presso L’Avana. Cfr. F. GARGIULO, Breve storia del Monumento
ai Caduti di Sant’Agnello, Sorrento 2020, pp. 20-25.
39 ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Relazione al progetto d’arte per la
sistemazione di Piazza Municipio in S. Agnello di Sorrento con il parco della rimembranza
ed il monumento ai caduti, 22 gennaio 1925, p. 1.
40 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto suppletivo e di variante
per la sistemazione di Piazza Municipio in S. Agnello di Sorrento, 9 ottobre 1925.
41 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte per una maggiore
pavimentazione di piazza Municipio nel Comune di Sorrento, 24 ottobre 1927.
42 Dalla documentazione consultata risulta che il perito agrario Giovanni Madaluni
operò senza scopo di lucro.
43 Tra le donazioni di piante per la piazza Municipio l’Hotel Vittoria non compare poiché
come comunicato al Commissario Prefettizio di Sorrento dall’allora proprietario G. Fiorentino
il 16 dicembre in una lettera: «[…] Mi dispiace di non poter aderire alla Sua richiesta di
qualche pianta ornamentale per le aiuole dinanzi alla sede del nuovo Comune. […] Dovrei
acquistare appositamente qualche pianta per donarla al Comune e francamente, se dovessi
farlo, preferirei che queste piante fossero piuttosto destinate alle aiuole, che evidentemente
dovranno sorgere in piazza Tasso, dove il viale alberato verso il vallone è ora completamente
nudo ed abbandonato». ACS, faldone Palazzo Comunale, Lettera di G. Fiorentino al Comm.
Prefettizio di Sorrento, 16 dicembre 1927.
44 La villa Cortchacow, attualmente annessa al complesso alberghiero del Parco dei
Principi, fu costruita nel 1792 dal conte di Siracusa Paolo Leopoldo di Borbone, cugino del
re di Napoli, che qui tenne la sua corte, lontano dai fermenti intellettuali e dai grandi tumulti
dell’epoca, creando un’oasi di pace e di bellezza, in stile neorinascimentale con sontuosi saloni,
scalinate di grande valore artistico, pavimenti e magnifi che stanze, che si affacciano sul
mare di fronte al Vesuvio. A quei tempi, personaggi potenti e tutta la nobiltà napoletana si recavano
nel “Poggio Siracusa” dove si tenevano feste, balli, concerti, battute di caccia, incontri
musicali e culturali e molto altro. Tuttavia, dopo la morte del Conte la villa fu abbandonata e
poi venduta. Nel 1885 fu acquistata dalla famiglia russa Cortchacow e la villa fu ristrutturata
ritrovando l’antico splendore. Con la rivoluzione russa anche la famiglia Cortchacow seguì
la sua caduta ma la villa conserva ancora oggi la loro memoria immersa nel suo meraviglioso
parco borbonico. Sulla villa e la sua storia cfr. D. REA – R TAJANI, Sorrento Villa Cortchacow.
Storia e leggenda di Villa Siracusa, Napoli 1988.
45 Villa Crawford è una meravigliosa struttura situata a strapiombo sul mare e poggiata
su grandi bastioni che sorgono dall’acqua. Appartenne allo scrittore statunitense Francis Marion
Crawford che scelse di vivere a Sant’Agnello nel 1885 (anno del suo matrimonio). In
quegli anni l’edifi cio si presentava una semplice casa colonica circondata da un vasto giardino
ma con il passare del tempo vi furono apportate diverse modifi che strutturali: i contrafforti,
in particolare, furono voluti da Crawford onde prevenire eventuali smottamenti della costa e
favorire l’avvistamento della costruzione dal mare (anche per questo, sulle pietre dei bastioni,
lo scrittore fece scolpire le parole In tempestate securitas). Anche il giardino mutò il suo
aspetto: fu abbellito con sculture, opere del padre Thomas, e reperti antichi, di cui Crawford
era appassionato collezionista. Inoltre, Crawford fece costruire una discesa verso il mare per
accedere al porticciolo d’attracco. Alla morte dello scrittore nel 1909 la villa passò alla fi glia
primogenita, Eleonora, moglie del nobile Pietro Rocca di Roccapadula, cui donò due fi glioli,
Leone ed Onorio: il secondo, in particolare, fu sacerdote e guida spirituale di moltissimi giovani
che frequentavano la villa, da lui donata già nel 1954 all’Istituto di Maria Ausiliatrice.
Sulla fi gura di Crawford cfr. G. M. POOLE, Il Magnifi co Crawford: scrittore per mestiere. Atti
del Convegno Internazionale tenutosi a Sant’Agnello, 7-8-9 maggio 1988 presso il Grand
Hotel Cocumella, Salerno 1990.
46 ACS, faldone Palazzo Comunale, Perito Agrario G. Madaluni, Lettera all’Illustrissimo
Commissario di Sorrento del 18 gennaio 1928.
47 Tale pianta il perito Madaluni decise di non piantarla perché fuori stagione. Cfr. ACS,
faldone Palazzo Comunale, Perito Agrario G. Madaluni, Lettera all’Illustrissimo Commissario
di Sorrento del 18 gennaio 1928.
48 Fu approvato e autorizzato dal Commissario Prefettizio di Sorrento negli anni 1927-
1928.
49 Giovanni Maresca Donnorso Correale Revertera, duca di Salandra e di Serracapriola
nacque a Napoli l’11 gennaio 1893 e morì a Roma il 6 settembre 1971. È stato un militare,
politico, imprenditore, atleta, dirigente sportivo e pioniere del calcio italiano. Nelle vesti
di uomo politico Maresca fu Vicepresidente della consulta dei Senatori del Regno d’Italia,
Deputato al Parlamento, dal 20 aprile 1929 al 19 gennaio 1934 (XXVIII legislatura), dal 28
aprile 1934 al 2 marzo 1939 (XXIX legislatura) e Consigliere Nazionale della XXX legislatura
(1939 – 1943). Ricoprì, inoltre, gli incarichi di Commissario Prefettizio (ottobre 1926)
e Podestà di Sorrento (1928-1929), vice-Podestà di Napoli (1929-1932) e, nella stessa città
partenopea, fu consigliere comunale dal 1952 al 1956. Cfr. SARNO 2021, pp. 50-53.
50 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte per la costruzione
di una fontana nei giardini pubblici di piazza Municipio in Sorrento, 1 marzo 1928.
51 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, 2 determine: la prima n. 63 Costruzione di
una fontana nei pubblici giardini della piazza Municipio (3 marzo 1928) e la seconda n. 309
Pagamento lavori per la fontana in piazza Municipio (16 luglio 1928.
52 Riguardo questa questione, secondo chi scrive, due possono essere le ipotesi più
plausibili in base a quanto allo stato attuale si conosce: la prima che la fontana sia stata realizzata
ma successivamente alla caduta del regime fascista subito demolita, la seconda che la
suddetta non sia mai stata effettivamente costruita.
53 Cfr. ACS, faldone Palazzo Comunale, Ing. L. Amalfi , Progetto d’arte per le modifi
che ed ampliamento dell’impianto elettrico interno dell’Edifi zio Comunale di Sorrento, in
dipendenza della nuova sistemazione degli Uffi ci, 12 maggio 1931.
54 Il primo affi damento per i lavori fu concesso nel maggio del 1931. Cfr. ACS, Delibere
Podestarili, Delibera podestarile del 16 maggio 1931, n. 46940.
55 Cfr. SARNO, Sorrento e i suoi sindaci cit., pp. 53-54.







