Valter Lavitola accusato di aver organizzato l’attentato a Ranucci nega , lo stesso Ranucci nega. Una persona molto nota a Positano in Costiera amalfitana, era sua la villa acquistata dal Comune di Positano dalla precedente amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Guida. Circa 700 mila euro, un’operazione che è stata ritenuta virtuosa, rispetto a comuni che cedono i beni, , sarebbe il caso di farlo per il Mulino d’Arienzo, ovviamente occorre avere un progetto di valorizzazione anche li, ma non siamo andati nei dettagli . Essendo un giornale locale abbiamo collegato la notizia nazionale con il territorio , in perfetta linea con la logica del Glocalnews, dal locale al globale e viceversa. Chi vuole approfondire può vedersi il servizio anche video fatto all’epoca da Il Fatto Quotidiano con intervista all’ex sindaco Domenico Marrone .
La situazione è complessa e tutta da verificare . I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno individuato quello che ritengono essere il presunto mandante dell’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre scorso ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, presso la sua abitazione a Campo Ascolano (Pomezia). Si tratta di Valter Lavitola, ex editore e imprenditore già noto in passato per diverse vicende giudiziarie.
Nelle intercettazioni l’uomo veniva definito genericamente come «quello», senza mai fare il nome, per evitare di rivelarne l’identità. Insieme a lui risulta indagato anche un cittadino di origine nordafricana, che avrebbe svolto il ruolo di mediatore con il gruppo che ha materialmente piazzato l’esplosivo.
I livelli dell’organizzazione e le accuse
La svolta nelle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, è arrivata dopo l’analisi dei dispositivi informatici e dei telefoni sequestrati alle persone arrestate la scorsa settimana. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione si muoveva su più livelli:
I presunti esecutori: Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello (attualmente in carcere), Marika De Filippi (ai domiciliari) e Luca Amato (indagato). Si tratta di soggetti precedentemente noti alle forze dell’ordine nell’ambito del traffico di stupefacenti in Irpinia.
Il mediatore: Il cittadino nordafricano che faceva da tramite.
Il vertice: Valter Lavitola, la cui abitazione è stata sottoposta a perquisizione per cercare riscontri documentali nei supporti informatici sequestrati.
Le accuse ipotizzate a vario titolo, in concorso e aggravate dal metodo mafioso, sono di detenzione e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento.
La ricostruzione della dinamica
L’inchiesta ha ricostruito i momenti precedenti all’esplosione:
10 ottobre: Viene effettuato un primo sopralluogo nei pressi della villa del giornalista.
16 ottobre: Il gruppo si reca sul posto con un’auto a noleggio e posiziona l’ordigno vicino alla vettura della famiglia Ranucci.
La successiva esplosione ha distrutto due automobili, il cancello e una parte del muro di cinta. Gli investigatori sono risaliti ai sospettati tramite i filmati delle telecamere di sorveglianza, la testimonianza di un testimone e le intercettazioni ambientali e telefoniche.
Il rapporto tra Ranucci e Lavitola
Un elemento centrale e delicato emerso dalle indagini riguarda i contatti frequenti e recenti tra la vittima e il presunto mandante. Lo stesso Sigfrido Ranucci ha confermato l’esistenza di un rapporto cordiale, dichiarandosi profondamente scosso dalla vicenda:«Per me Valter è un amico, dal 2019 ci sentivamo quasi tutti i giorni. Sono sconvolto, sconcertato, non so che cosa pensare, se non che mi affido alle indagini della Procura e dei Carabinieri. In questo momento non mi sento di rilasciare altre dichiarazioni».
La difesa di Lavitola che nega tutto e il sopralluogo a casa di Ranucci non è altro che una frequentazione fra amici
Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha detto di non avere nulla a che fare con quella storia ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee sul suo rapporto di amicizia con Sigfrido Ranucci. E, in merito al presunto sopralluogo, quello che avrebbe fatto insieme a Gomes Clesio Tavares, ha spiegato che è possibile che si trovasse lì, ma per altri motivi: frequentava anche l’abitazione del giornalista, e viceversa. Così Valter Lavitola, implicato nell’inchiesta sull’attentato al giornalista di Report e ritenuto dagli inquirenti il mandante. L’imprenditore, ex giornalista ed ex editore, è stato ascoltato per circa due ore, nella stanza del procuratore capo Francesco Lo Voi.
“Il mio assistito – dice a Fanpage.it l’avvocato Arturo Cola, che insieme all’avvocato Sergio Cola difende Lavitola – si è avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo dichiarazioni spontanee. Ha affermato la sua totale estraneità alla vicenda. Ha raccontato del suo fraterno rapporto di amicizia con Ranucci, che è incompatibile con qualsivoglia tipo di movente. Ha spiegato che Gomes è per lui come un figlio e che attualmente si trova in Camerun, non per sfuggire alle indagini ma per curare degli interessi che Lavitola ha lì relativamente ai carbon credit”.
In merito al presunto sopralluogo del 15 settembre, che è nell’imputazione provvisoria e che sarebbe stato fatto insieme a Gomes presso l’abitazione di Ranucci, Lavitola ha detto di non ricordare di essere andato lì ma di non escluderlo perché si frequentava con Ranucci anche nelle rispettive abitazioni ed è possibile che insieme a lui ci fosse Gomes, che è il suo tuttofare.
Perché Valter Lavitola è considerato il mandante dell’attentato a Ranucci: cosa dicono le carte della procura
Gomes, ha aggiunto Lavitola, non sarebbe stato trovato dagli inquirenti non perché fuggito, ma proprio perché, per via di questi interessi in Camerun, si sposterebbe di frequente dall’Italia. Il cittadino camerunense viene ritenuto dagli inquirenti il punto di collegamento di tutta la vicenda. Risulta dal 2017 dipendente della società che gestisce “Cefalù Bistrò di Pesce”, ristorante riconducibile all’imprenditore. Dalle telefonate intercettate tra l’uomo e la sua compagna emergerebbe che il suo rientro in Italia sarebbe subordinato a decisioni di Lavitola e che, subito dopo l’attentato, Gomes sarebbe stato agevolato nel trasferimento nel paese africano.
Nello stesso procedimento sono indagate altre 5 persone. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, Clesio Tavares Gomes avrebbe fatto da intermediario tra Lavitola, ritenuto il mandante, e il gruppo di presunti attentatori sottoposti a fermo, composto da Pellegrino D’Avino, sua moglie Marika De Filippis, suo padre Antonio Passariello, e da Saverio Mutone; ultimo indagato, Luca Amato.







