Costiera Amalfitana

Il mese di agosto va in archivio lasciando dietro di sé un bilancio che invita a una profonda riflessione sull’economia turistica della “Città Verticale”. Se le presenze internazionali hanno continuato ad animare le vie del paese, i registri di cassa raccontano una realtà ben diversa e decisamente più complessa. A tracciare un quadro lucido della situazione è Ambrogio Carro, coordinatore dello Sportello Imprese di Positano.





I dati: reggono gli americani, ma crollano i ricavi

Stando alle statistiche basate sulle movimentazioni delle carte di credito, il mercato a stelle e strisce si conferma il motore trainante dell’estate positanese.

Stati Uniti: Rappresentano circa il 49% della spesa totale.
Altri mercati: Seguono la Corea del Sud (10,45%), la Spagna (6,27%) e il Regno Unito (5,47%).

Tuttavia, il confronto con l’annualità 2025 è impietoso e conferma un trend in discesa già avviato nel 2023. I turisti attuali, sottolinea Carro, presentano un doppio ostacolo: una capacità di spesa ridotta a fronte di pretese sempre più alte. I comparti produttivi ne risentono pesantemente:

Ristorazione: Flessione stimata tra il -17% e il -20%.
Servizi: Calo drastico che oscilla tra il -30% e, in alcuni casi, il -50%.
Ricettività: Anche le strutture alberghiere ed extralberghiere registrano cali consistenti.

Il nodo del personale e la “bolla” occupazionale

Ad aggravare la flessione dei ricavi c’è il delicatissimo tema della forza lavoro. L’illusione di una crescita smisurata e inarrestabile, percepita a partire dal 2023, ha spinto le aziende ad assumere massicciamente, talvolta accontentandosi di profili senza la giusta esperienza pur di coprire i turni.
Oggi, con gli incassi in diminuzione, il costo del personale è diventato insostenibile. Carro denuncia inoltre un atteggiamento critico da parte di alcuni lavoratori che, forti dell’alta domanda, abusano dell’istituto della malattia o rassegnano dimissioni improvvise (ignorando le tutele dei contratti a tempo determinato), certi di trovare un nuovo impiego il giorno seguente. Una dinamica che mette in ginocchio le aziende a metà stagione, impossibilitate a formare in tempi rapidi i nuovi assunti.

La ricetta: chiusure settimanali e taglio ai costi

Di fronte a questa inversione di tendenza che, secondo Carro, si ripeterà anche il prossimo anno, la strategia aziendale deve necessariamente cambiare. Non è più il tempo di rincorrere i volumi a tutti i costi.
La soluzione proposta dallo Sportello Imprese si fonda su tre pilastri:

Introdurre il riposo settimanale per evitare l’assunzione di personale in esubero destinato solo alla copertura dei turni.
Ridurre la forza lavoro, mantenendo team più snelli ma affidabili.
Rinunciare a una fetta di ricavi, concentrandosi esclusivamente sul contenimento dei costi fissi, in primis quello del personale.

«È l’unica strategia che possiamo attuare noi imprese», conclude amaramente ma con fermezza il coordinatore.