Gambero Rosso: a vincere il Top Italian Food 2022 i paccheri del Pastificio Faella

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Gambero Rosso: a vincere il Top Italian Food 2022 i paccheri del Pastificio Faella. A vincere…

Gambero Rosso: a vincere il Top Italian Food 2022 i paccheri del Pastificio Faella. A vincere il premio Top Italian Food 2022 durante l’ultimo evento organizzato da Gambero Rosso sono stati i paccheri del Pastificio Faella. Un riconoscimento importante per il Pastificio Faella, uno dei più antichi nel mondo grazie al lavoro artigianale tramandato da generazione in generazione dalla famiglia Faella. Dal 2013 la pasta del Pastificio Faella è anche IGP (Indicazione Geografica Protetta), a indicare le caratteristiche uniche della pasta preparata a Gragnano.

Per produrre i suoi prelibati paccheri il Pastificio Faella sceglie il grano duro del Molino Casillo per l’impasto e poi usa una trafilatura in bronzo, per produrre una pasta porosa fuori e ruvida dentro. In questo modo i paccheri del Pastificio Faella sono pronti all’essiccazione che avviene in modo lento per alcuni giorni.

Al termine si ottengono i migliori paccheri del mondo con tutto il loro profumo, la loro consistenza al dente, pronti a catturare i più svariati sughi.

Come indicato da Gambero Rosso:

“I paccheri, prodotti con semole di grano duro del Molino Casillo (Selezione) ed essiccati intorno ai 50 °C, sono ottimi. Taglio regolare e aspetto molto artigianale, con la superficie opaca, porosa fuori e ruvida dentro. I punti di forza sono il profumo, che si coglie appieno durante e dopo la cottura, e il sapore. Eccellente la crescita del formato in cottura. Consistenza al dente nei tempi indicati sulla confezione”.

Un riconoscimento non solo per la storica azienda di Gragnano, ma che rappresenta un elemento importante per la qualità del cibo italiano nel mondo.

È possibile ordinare i paccheri del Pastificio Faella, e molti altri tipi di pasta, nel sito di Pastificio Faella, che permette a chiunque di acquistare la migliore pasta del mondo, per riceverla comodamente a casa. Registrandosi alla newsletter del pastificio si otterrà inoltre anche uno sconto esclusivo.

Gambero Rosso: a vincere il Top Italian Food 2022 i paccheri del Pastificio Faella

Fonte : PositanoNews.it

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Allergie alimentari: cosa bisogna sapere sui cereali e le farine

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Allergie alimentari: cosa bisogna sapere sui cereali e le farine. Sono ormai in commercio da…

Allergie alimentari: cosa bisogna sapere sui cereali e le farine. Sono ormai in commercio da diversi anni dei prodotti realizzati con mais e farina di mais, adatti per chi soffre di allergia al glutine. L’allergia al glutine è purtroppo molto diffusa e comporta gravi conseguenze se si assume un alimento contenente glutine.

Il glutine è presente non soltanto nella pasta e nel pane, ma anche in diversi cereali, nei biscotti, nei prodotti da forno, negli insaccati, nei formaggi spalmabili e così via. Sono di fatto disponibili sul mercato prodotti senza glutine, fatti di mais, come quelli della Schär, distribuiti dalle farmacie. Importanti aziende, come la Barilla, si sono negli ultimi anni impegnate nella realizzazione di prodotti destinati agli allergici, realizzando pasta non soltanto di mais, ma anche di quinoa e amaranto, o di riso.

La pasta di mais è perfetta per chi è allergico al glutine, ma non per chi è allergico al Nichel. Infatti, il nichel è presente nel mais e in molti altri cereali, come: l’avena, il farro, il mais, il grano saraceno, il riso integrale, la farina di grano integrale, l’orzo, la crusca e altri. Tali cereali sono altamente sconsigliati, in quanto potrebbero far scatenare importanti sintomatologie, come dolori addominali, mal di testa, coliche, stanchezza. I sintomi variano e dipendono da quanto il soggetto sia intossicato da questo metallo e, dunque, dal grado di allergia.

Ci sono fortunatamente cereali concessi in una dieta a basso contenuto di Nichel e che favoriscono, inoltre, anche lo sgonfiore addominale, quali: riso e riso soffiato, amaranto, quinoa e quinoa soffiata. Esiste, infatti, anche la pasta di riso, composta dal 100% di riso (e non riso integrale).

Per quanto riguarda le farine, invece, gli allergici al Nichel possono mangiare sia la pasta che il pane con farina di grano duro, perché ne è privo.

Esistono, dunque, varie alternative alimentari per gli allergici al glutine e al nichel, che fanno sì che la loro allergia non sia vissuta come un disagio o un problema.

 

Fonte : PositanoNews.it

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Napoli, addio a Francesco Condurro di Antica Pizzeria Da Michele in the world che fece aprire a Tokyo

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Napoli, addio a Francesco  Condurro di Antica Pizzeria Da Michele in the world che fece…

Napoli, addio a Francesco  Condurro di Antica Pizzeria Da Michele in the world che fece aprire a Tokyo Francesco Condurro, dottore commercialista e socio de L’Antica Pizzeria Da Michele, è stato uno dei primi amministratori de l’Antica Pizzeria Da Michele in the world e tra i fautori dell’apertura di Tokyo, il 31 gennaio 2012, 10 anni fa. I funerali oggi , lunedì 24 gennaio alle 11:30, nella Chiesa San Giuseppe dei Nudi in Via San Giuseppe dei nudi”  La storica pizzeria di Forcella annuncia la morte di Francesco Condurro, ucciso da un malore improvviso che non gli ha lasciato scampo. A fine dicembre un altro lutto aveva colpito Da Michele, il decesso di Antonio Condurro, maestro pizzaiolo ultimo dei tredici figli del fondatore Michele.

Fonte : PositanoNews.it

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Basilico a Sorrento, Tre Arcate a Piano, Covent Garden a Meta le ultime ( buone ) recensioni della pizza . Annarè spettacolari gnocchi

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Basilico a Sorrento, Tre Arcate a Piano, Covent Garden a Meta le ultime ( buone…

Basilico a Sorrento, Tre Arcate a Piano, Covent Garden a Meta le ultime ( buone ) recensioni della pizza . Puntante infrasettimanali di gennaio in Penisola Sorrentina, ieri il ritorno dopo diverso tempo, in particolare causa Covid, a Basilico,  il locale nel cinema Armida di Mastellone , e la pizza ci è piaciuta come pure il “cuoppo”. Le Tre Arcate sono un punto di riferimento sociale e mondano carottese se vogliamo, Alessandro nella saletta sopra ospita sempre qualche evento particolare, da non perdere i dolci del papà, eccezionali e delicate le chiacchiere. Al Covent Garden abbiamo trovato un locale ampio e spazioso, e in questo periodo non è male, segnaliamo la pizza, ma sopratutto la parmigiana e il salame di cioccolato . Conferma per Annarè con gnocchi spettacolari , il baccalà cucinato in maniera divina, una vera cucina napoletana, buonissima anche la loro pizza e i dolci da non perdere

Fonte : PositanoNews.it

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I sorrentini rivendicano la paternità della delizia al limone di Carmine Marzuillo

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I sorrentini rivendicano la paternità della delizia al limone di Carmine Marzuillo. Sui social si…

I sorrentini rivendicano la paternità della delizia al limone di Carmine Marzuillo.

Sui social si è scatenata una campagna denigratoria che nulla ha che fare su quanto detto in una nota trasmissione gastronomica. Il pasticciere in quella sede  ha solo dichiarato che la deliza al limone “è il suo cavallo di battaglia“.

Ricordiamo, invece, le origini della delizia al limone in un articolo di Antonino Siniscalchi.

«Finalmente siamo arrivati nel luogo che avevamo sempre sognato di visitare». Varcando la soglia del laboratorio di Carmine Marzuillo, al viale  Nizza, a Sorrento, fu la prima esclamazione di uno dei componenti di un pool di dirigenti di aziende enogastronomiche giapponesi, letteralmente affascinati dal sapore della delizia al limone, desiderosi di esportarla nel loro Paese, insieme ad una équipe di pasticcieri e chimici, accompagnati da una agente di import-export di Milano, una troupe televisiva e giornalisti del Sol Levante. L’obiettivo finalizzato a carpire i segreti della preparazione del dolce tipico delle due costiere, partendo proprio dalla sua pasticceria. Carmine Marzuillo, che si è spento nel 2020 un anno fa, è stato un autentico ambasciatore della pasticceria sorrentina, con la sua delizia al limone, letteralmente inventata negli anni settanta, all’inaugurazione dell’hotel Parco dei Principi, il prestigioso albergo sorrentino della famiglia Naldi, dove era approdato dopo una proficua esperienza all’Excelsior di Napoli, dove lavorava come pasticciere. La base di pan di Spagna, bagnato con liquore Strega (il limoncello fu introdotto successivamente), farcita e ricoperta di crema al limone, una ciliegia alla sommità.
Carmine Marzuillo,  scomparso a 89 anni, ha fatto una intensa «gavetta» iniziata nel laboratorio di pasticceria dello storico Gran Bar dei fratelli Antonino e Gennaro Maresca,
passando prestigiosi hotel di Roma, Napoli e Sorrento.
La consacrazione per la delizia al limone, tuttavia, si manifestò al ristorante «Franceschiello», con il fratello Alfonso Executice chef del locale storico di Massa Lubrense.
Nel 1978 al convegno nazionale dell’Associazione cuochi, fu proposta la novità della pasticceria e la delizia al limone fu premiata con medaglia d’oro, conferita dal presidente
nazionale Luigi Carnacina. Insomma una autentica specialità che identifica l’arte della penisola sorrentina con uno dei suoi ingredienti principe della terra delle Sirene, il limone. Alla delizia al limone dedicò qualche anno fa la prima pagina un giornale giapponese, all’interno un ampio reportage con un itinerario tra Sorrento, Massa Lubrense, Positano e Amalfi, suscitando la fantasia nipponica di produrre in chiave industriale la delizia al limone con le essenze dell’agrume coltivato in Giappone. Una scelta che se, da una parte suscitava la soddisfazione di Carmine Marzuillo, dall’altra alimentava la sua proverbiale ironia, dolce come paste e bignè che ha sfornato per anni nel laboratorio di pasticceria a viale Nizza, aperto nel 1983 al culmine di una carriera di maestro pasticciere che ha conosciuto alberghi e ristoranti di prestigio della penisola sorrentina e non solo. Una cascata di delizie senza tempo ha caratterizzato la sua vita. Una passione oltre il lavoro, il Sorrento calcio. Una sottile ironia accompagnava la sua giornata che spaziava tra paste e torte di cui conservava gelosamente progetti e ricette. La delizia a limone è diventata una pietra miliare nell’offerta enogastronomica di Sorrento e dintorni, contribuendo anche al rilancio del limone proprio nel momento in cui aveva imboccato una parabola discendente. Al limone, ma non solo. Sulla sua scia, infatti, la delizia viene offerta con numerose varianti, come ricorda Antonio Cafiero nel suo libro «Sorrento e le sue delizie». Con la stessa base, infatti, viene condita all’arancia, al caffè, al cioccolato, alla fragola, alle noci, ai fichi e al pistacchio. Un dolce, quindi, che ha caratterizzato il territorio, con le sue risorse più significative. In tutto questo, Carmine Marzuillo, ha conservato l’umiltà e la discrezione ereditata dall’educazione familiare. Nato il 16 ottobre 1931 a Sorrento, apparteneva ad una famiglia votata al turismo, un fratello maître, un altro chef, uno direttore di alberghi, una sorella ristoratrice. Una educazione votata all’ospitalità, ispirata alla più genuina sorrentinità. Nominato cavaliere per la sua dedizione al lavoro, fu insignito nel 2008 dell’onorificenza «Sorrento Civica», il riconoscimento che la Città di Sorrento attribuisce ai suoi più  illustri concittadini, per «aver saputo rinnovare con grande creatività la antica tradizione gastronomica sorrentina».

Fonte : PositanoNews.it

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Il Tarì Art Restaurant di Amalfi, sapori imperdibili per un moderno ritorno alle origini

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Dopo circa 50 anni arriva la svolta per Il Tarì, storico ristorante sito a pochi…

Dopo circa 50 anni arriva la svolta per Il Tarì, storico ristorante sito a pochi passi dal Duomo di Amalfi, uno dei monumenti simbolo della Costiera.

Dalla pizzetta traboccante di colori si ammira la facciata a righe di origine bizantina della Cattedrale, e procedendo per la via principale, che taglia in due Amalfi, ecco Il Tarì Art Restaurant.

Bartlomiej Pazderski, da poco più di un mese padron e maitre del ristorante Il Tarì, profondo conoscitore della cucina locale e dell’ospitalità, ha realizzato questo sogno dopo  esperienze decennali nel settore alberghiero in qualità di direttore, di F&B manager e maitre.

Ed è proprio grazie a queste competenze che ha voluto al suo fianco un team affiatato, capace e professionale, per offrire agli ospiti un’esperienza culinaria da ricordare.

Ai fornelli e a capo della brigata di cucina, l’executive chef  Valentino Lucibello con un curriculum di tutto rispetto: Il Faro di Capo d’Orso di Maiori, l’ Hotel Santa Caterina, la Locanda del Marinaio , la Trattoria San Giuseppe e lo Stella Maris rispettivamente ad Amalfi.

In sala lo chef de rang Emanuele Maccioni, amalfitano di nascita, anch’egli con credenziali professionali più che degne di nota.

Il Tarì Art Restaurant, si presenta elegante, pareti bianche, arcate spesse a dividere la sala e soffitto con volta a botte, dettame delle costruzioni di un tempo, l’arredo moderno ed essenziale ha toni caldi e tocchi d’azzurro a ricordare il mare d’Amalfi; il tutto  impreziosito dalla mostra permanente di opere d’arte e ceramiche artigianali realizzate da artisti amalfitani.

Il ristorante Il Tarì, che riprende il nome dall’antica moneta d’oro coniata dalla Repubblica Marinara di Amalfi, omonima ed equivalente alla moneta araba, che fu simbolo di ricchezza e accettata in tutto il Mediterraneo, ha mantenuto il suo nome storico nonostante la nuova proprietà e l’altrettanto nuova identità culinaria.

L’attuale proposta di cucina è infatti rivelatrice della filosofia del Pazderski e si esprime con la vivacità creativa dello chef Lucibello.

Valorizza i classici dei piatti marinari e si lascia accarezzare dalle influenze mediterranee nel racconto di secoli di storia, cucina che oltre a catturare il palato, si preoccupa di utilizzare prodotti freschi, sani e genuini.

Il focus de Il Tarì Art Restaurant è di portare in tavola piaceri semplici dai sapori autentici, frutto dell’incontro tra le tecniche e la maestria dello chef, tra le migliori materie prime e la sua capacità di trattarle adeguatamente per meglio esaltarne le peculiarità, nell’interpretazione della tradizione con una brillante nota di creatività.

“Ziti spezzati di Gragnano alla genovese di rana pescatrice” è la pietanza fiore all’occhiello del ristorante Il Tarì, versione marinara di uno tra i più apprezzati piatti tipici napoletani, che racchiude la memoria di momenti conviviali.

Dal pane ai dolci,  tutto nasce dalle mani dello chef , con devozione e contemplando i giusti tempi, per pregiare Il Tarì di tocchi identitari.

Il padron Bartlomiej Pazderski, appassionato di vini, ne cura personalmente la selezione, attingendo da vari terroir italiani, ma soprattutto dai migliori produttori della Costiera Amalfitana.

Il Tarì Art Restaurant di Amalfi, sapori imperdibili  per un moderno ritorno alle origini.

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Fonte : PositanoNews.it

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Un pollo da “Ghiottone”

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Il Ghiottone di Simone e Anna Aversa è un punto di riferimento, così che chi…

Il Ghiottone di Simone e Anna Aversa è un punto di riferimento, così che chi va a Piano di Sorrento da Positano spesso lo prendo come punto di incontro, infatti o ci si vede alla “Siesta”, il crocevia fra Piano e Sant’Agnello in Penisola sorrentina o dal Ghiottone .  Qui si trova forse il pollo allo spiedo più amato e saporito. Sono tante le recensioni Conosco la storia del locale, ma vi garantisco che sebbene conosca Ciro, la mia recensione è obiettiva. Bene, ogni qualvolta che ne abbiamo voglia, resta sempre la nostra prima scelta. Il locale, era una macelleria, poi Ciruzz o’ chjanghèri (Ciro il macellaio), quando anche i supermercati iniziarono a vendere la carne, decise di diversificare l’attvità di famiglia, chiuse la macelleria ed iniziò la rosticceria, prima, e con pizza successivamente. La moglie era lì ad accoglierti sempre con il sorriso, e Ciro, in cucina, ogni tanto faceva capolino e strizzava l’occhio a qualche amico.
L’attività è cresciuta, ed ora troverete le figlie, sempre con lo stesso sorriso e la cordialità, hanno aggiunto una sala e potete gustare anche piatti della tradizione sia a che a cena. In linea con quello che era il mestiere di una volta, la bistecca o la tagliata resta il mio piatto preferito, ed a sentir da un bel pò di persone, la carne è sempre ottima. I prezzi, sono in linea, se non leggermente inferiore alla media, il cibo è ottimo come il sorriso e la simpatia. I miei preferiti sono conchiglioni ripieni, crocché al salame, involtini di pizza, ma in generale tutta la rosticceria e la pizza. Quando invece parliamo di carne, oltre alla bistecca ed alla tagliata, provate il pollo allo spiedo. Per quelli più attenti alla linea, fanno anche insalatone da favola.

Fonte : PositanoNews.it

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Allergia al Nichel e la coltivazione idroponica: in Penisola Sorrentina si possono acquistare i pomodori senza nichel

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Allergia al Nichel e la coltivazione idroponica: in Penisola Sorrentina si possono acquistare i pomodori…

Allergia al Nichel e la coltivazione idroponica: in Penisola Sorrentina si possono acquistare i pomodori senza nichel.

L’allergia a questo metallo pesante, appunto il Nichel, è ormai diffusa in tutto il mondo con il nome di SNAS – Sidrome Sistemica da Allergia alNichel. Essa comporta la manifestazione di rush cutanei sulla pelle e reazioni allergiche generalizzate al nichel, contenuto in una vasta gamma di alimenti. L’allergia da contatto al nichel – definita DAC, Dermatite Allergica da Contatto – è molto più diffusa rispetto alla SNAS, ovvero allo stadio avanzato dell’allergia, che colpisce anche l’apparato gastro-intestinale o le vie respiratorie.

Il Nichel è purtroppo presente ovunque: nell’aria, nella terra e, di conseguenza, in tutti i prodotti che vengono coltivati in esso e che ne assorbono le sostanze nutritive. Tra i prodotti coltivati in terra, e contenenti Nichel, troviamo i pomodori, le carote, l’insalata, i broccoli, gli spinaci e tanti altri ortaggi.

Fortunatamente, dal 2018 in Toscana è nata l’azienda agricola Sfera, una vera e propria serra attiva, in grado di far sì che i suoi prodotti maturino in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni climatiche esterne. Sfera è stata la prima azienda ad occuparsi della coltivazione di prodotti senza nichel. Ciò avviene attraverso la coltivazione idroponica, ovvero senza terra e soltanto con il riciclo dell’acqua piovana, a cui vengono aggiunti minerali e sostanze nutritive. I prodotti che realizza sono: pomodori, passata di pomodori,

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insalata, basilico.

Si tratta, dunque, della coltivazione delle piante fuori suolo, dove l’acqua è impiegata per lo sviluppo e la coltivazione delle piante. Il recupero dell’acqua piovana avviene del periodo invernale, per essere poi riciclata nelle stagioni più calde, risparmiando circa il 90% di acqua rispetto alle coltivazioni su suolo. Sfera, inoltre, non utilizza agenti chimici, ma esclusivamente mezzi di lotta biologica, come gli insetti utili e molecole di origine naturale, per ottenere un prodotto sano e, soprattutto, senza Nichel.

In Penisola Sorrentina, i prodotti dell’azienda agricola toscana Sfera, come i pomodori – completamente privi di Nichel -, sono acquistabili al punto Conad di Sant’Agnello (NA), sito in Corso Italia, 374. Sulla confezione sono riportati la scritta dell’azienda Sfera e il bollino con il simbolo Ni, che sta per Nichel free.

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Fonte : PositanoNews.it

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SorrentoOrangeWeek: al via il concorso di dolci a base di arance

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SorrentoOrangeWeek: al via il concorso di dolci a base di arance. “SorrentoOrangeWeek”, l’evento voluto e…

SorrentoOrangeWeek: al via il concorso di dolci a base di arance. “SorrentoOrangeWeek”, l’evento voluto e organizzato da Penisolaverde, con lo scopo di incentivare la trasformazione e il consumo delle arance locali, dà avvio a una serie di iniziative di pasticceria, che vedono protagonista l’agrume sorrentino.

La sfida in corso è molto allettante ed è rivolta a tutti gli appassionati dell’arte bianca: realizzare un dolce originale che preveda l’utilizzo di una o di entrambe le varietà di arance locali: quella dolce, il “biondo sorrentino” (Citrus sinensis), e quella amara, il Citrus aurantium.

Le proposte, corredate di ricetta dettagliata e foto del dolce elaborato, dovranno essere inviate agli indirizzi: info@penisolaverde.com oppure info@dfcomunicazione.it, entro e non oltre il 5 febbraio 2022.

Una giuria qualificata, presieduta dal maestro pasticcere Paolo Sacchetti, valuterà le candidature e decreterà il vincitore.

Fonte : PositanoNews.it

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Profumo di sfogliatelle a “La Dolce Arte” di Sant’Agnello: qual è il segreto del dolce campano?

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Da poche settimane sono terminate le festività natalizie, un periodo in cui le pasticcerie della…

Da poche settimane sono terminate le festività natalizie, un periodo in cui le pasticcerie della penisola sorrentina hanno deliziato residenti e turisti con i dolci tipici che segnano l’arrivo di Santa Claus e del nuovo anno. La pasticceria “La Dolce Arte” a Sant’Agnello già torna alla riscossa con ciò che i suoi clienti definiscono un cavallo di battaglia: la sfogliatella, dolce tipico napoletano fatto di pasta sfoglia o pasta frolla, ripieno di ricotta, canditi e aromi vari. Ne esistono due tipologie principali: riccia e frolla. Entrambe irresistibili. Positanonews ha potuto documentare da vicino il lavoro di Angelo, pasticciere per “La Dolce Arte”. Angelo, Anna, Raffaele e Stefania portano avanti questa piccola pasticceria con una grande storia che parte da Positano dalla pasticceria Collina, famosa in tutto il mondo.

sfogliatelle pasticceria la dolce arte

Ma qual è la ricetta e il segreto per una sfogliatella ben fatta? Ecco cosa scrive Il Gran Consiglio della Forchetta.

Ingredienti

Per la preparazione della sfoglia:

  • 500 gr di Farina Manitoba W 330
  • 200 gr di acqua
  • 15 gr di Miele
  • 10 gr di sale
  • 100 gr di Strutto

Per la preparazione della farcia:

400 gr di Latte
130 gr di semolino
1 uovo
una fiala di aromi di fiori d’arancio
una bustina di vanillina
100 gr di canditi misti
400 gr di Ricotta
250 gr di Zucchero
Cannella in polvere
Zucchero a velo
Sale

Procedimento

Per prima cosa ci occuperemo della preparazione della sfoglia che andrà preparata la sera precedente, dato che sarà necessario farla riposare per l’intera nottata.

Per la preparazione dell’impasto utilizzate un’impastatrice montando il gancio a foglia.

Versate la farina, il miele, l’acqua, ed il sale come indicato nella lista degli ingredienti. Avviate la macchina per impastare e lasciatela lavorare per moltissimo tempo. Gli ingredienti si dovranno ben amalgamare e formare un impasto duro e sbriciolato.

Fermate la macchine e preparate una spianatoia, adesso è giunto il momento di impastare a mano…ed energicamente. L’impasto risulta duro e quindi richiede ben energia. Impastate finchè non otterrete un impasto di consistenza omogenea e compatta.

Prendete la macchina per fare la sfoglia e passate più volte la pasta in modo da rendere l’impasto oltre che compatto anche liscio e vellutato. Passatelo via via sempre a misure più strette fino a raggiungere la penultima tacca, avvolgendo la sfoglia su di un mattarello (tipo rotolo).

Una volta avvolta, cominciate a srotolarla ungendo la superficie con abbondante con lo strutto. Nel farlo riavvolgetela nuovamente su se stessa ma questa volta senza mattarello al centro. Alla fine otterrete un rotolo di sfoglia ben compatto. Avvolgetelo nella pellicola trasparente e mettetelo in frigo a riposare fino al giorno seguente.

Preparazione della farcia.

In una casseruola versate il latte, una noce di burro, il cucchiaio di sale e la noce di burro. portate a ebollizione e poi cominciate a versare la semola a pioggia, mescolando bene in modo da evitare la formazione di grumi. Otterrete un composto duro simile a quello della pasta choux prima di mettere le uova. Cuocete questo composto, cercando di mescolarlo come potete, per circa 15, 20 minuti, poi fate raffreddare, coprite con la pellicola e mettete in frigo. Lasciatela riposare per circa 1 ora.

Riprendete la semola e versatela nell’impastatrice su cui è ancora montato il gancio a foglia. Aggiungete l’uovo e cominciate ad impastare. Aggiungete poi la ricotta setacciata, lo zucchero, poi l’essenza di fiori d’arancio, i canditi a cubetti, la cannella in polvere, e la bustina di vanillina. Fate amalgamare per bene gli ingredienti.

Ritorniamo alla preparazione delle sfogliatelle

Prendete la sfoglia arrotolata preparata il giorno precedente e cercate di allungarla agli estremi tirandola, questo assottiglierà ancora di più gli strati di sfoglia. Poi tagliate il rotolo a fette di circa 1 centimetro di spessore. Schiacciate leggermente le fette con le mani in modo da allargarle leggermente. Se dovessero essere troppo morbide, riponetele in frigo per circa 1 ora in modo da farle ricondensare, altrimenti procedete.

Prendete ogni fetta con entrambe le mani e premete con i pollici al centro di essa. Fate roteare la fetta premendo al centro delicatamente, in questo modo dovreste riuscire a far slittare i diversi strati di sfoglia e formare così una conchiglia concava.

Una volta ottenuta una conchiglia concava riempitela con il ripieno finchè non saranno ben gonfie. Non vi preoccupate ad eccedere perché il ripieno non esce durante la cottura. Richiudete i lembi e poi disponetele sopra una teglia su cui avete posto la carta da forno.

Riscaldate il forno a 220°C ed infornate per circa 10 minuti le sfogliatelle ricce. Poi abbassate la temperatura a 180°C e continuate la cottura per altri 15 minuti. Sfornate le sfogliatelle ricce e lasciatele raffreddare direttamente sulla teglia. Cospargetele poi di zucchero a velo prima di servirle.

Fonte : PositanoNews.it

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