Le primizie autunnali alla Basilica di Sorrento

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Le primizie autunnali alla Basilica di Sorrento. Come ai tempi degli antichi greci, il clima…

Le primizie autunnali alla Basilica di Sorrento. Come ai tempi degli antichi greci, il clima della nostra epoca confonde estate ed autunno facendo dei mesi che dovrebbero annunciare l’inverno un dolce continuo della bella stagione. Infatti, come allora, matura un bel po’ di frutta che continua a colorare orti e giardini. Dai cachi ai melograni  fino all’uva da tavola, passando per pere, fichi settembrini, more e frutti di bosco è un trionfo di bontà naturali che continuano a regalare sapori zuccherini come la stagione che sta morendo. Anche in cucina il passaggio è così graduale e lento. Resistono tanti ortaggi estivi, come per esempio i pomodori insalatari che ancora rendono eccellenti le capresi. Non c’è un taglio netto con i sapori dei mesi più caldi e lo si nota anche nei ristoranti più attenti nell’uso dei prodotti di stagione. Come succede in uno dei ristoranti più rinomati di Sorrento dove cucina e menu sono condizionati dal ritmo del clima e della natura del posto: con tanto mare nei piatti come quello che circonda la terra delle sirene e ingredienti tipici del territorio. Al ristorante pizzeria La Basilica di Paolo Esposito, il talento dello chef Gennaro Vingiano, in questo periodo, mette in scena un menu che tiene conto del peso ancora deciso dei piatti estivi e di quelli che iniziano a nascere grazie all’arrivo delle primizie autunnali. Per cui il bel menu suona come un’altalenante melodia che ci annuncia l’imminenza autunnale nel mezzo di gustose pietanze estive. Un avvicendarsi di sapori che si rivelano in piatti come le Alici imbottite di provola o la Tartara di tonno con misticanza, mandarino e ribes che si alternano con il Carpacco di funghi porcini appena colti. Un menu che senza retorica mette insieme antipasti tipicamente estivi e tipicamente autunnali che si presentano, entrambi, come un libro aperto sulla cucina costiera mettendo in evidenza l’anima creativa di tanti bravi chef come Vingiani che propongono interessanti bontà come Cannolicchi su fichi settembrini e pane insaporito agli agrumi, la Julienne di seppia su lenticchie e capperi, il Polpo scottato su scarola stufata o il Gambero rosso con mozzarella di bufala. O ancora la parmigiana di baccalà e scarole su pomodorini rossi e mentuccia. Mare e orti autunnali per spiegare con la propria cucina che qui le due stagioni hanno confini labili e sapori che si completano a vicenda. Poi ci sono primi che completano questa melodia altalenante con i Ravioli farciti al limone con totanetti pomodorini limone Ipg di Sorrento e biscotto di Agerola che fanno da contraltare alle più succulente e autunnali Candele alla genovese. E così via fino agli ottimi dolci del maestro Costantino Della Pietà.

Fonte Metropolis

Fonte : PositanoNews.it

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La melenzana con la cioccolata di San Michele a Piano di Sorrento

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Piano di Sorrento ( Napoli ) . La melenzana con la cioccolata di San Michele…

Piano di Sorrento ( Napoli ) . La melenzana con la cioccolata di San Michele .   E’ un dolce molto particolare, visto che la melenzana è un ortaggio che si consuma genericamente salato, in parmigiana, fritto. Come dolce è molto noto a Maiori in Cositera amalfitana , se dalla provincia di Salerno passiamo dalla costa d’ Amalfi a quella di Sorrento la troviamo a Meta, per la Madonna del Lauro, e a Piano di Sorrento, una tradizione carottese per il Sant0 Patrono che si festeggia oggi . Probabile che abbia origine medievale con l’invasione dei Longobardi, che fra l’altro avevano il culto di San Michele. Si parla dell’hotel Cocumella a Sant’Agnello dove la nipote di Nicola II partorì e qui assaggiò e degustò la dolce melenzana, questo spiegherebbe la maggiore diffusione in Penisola sorrentina, poi a Meta dove i metesi erano detti “cannaruti” , che amavano i dolci, si sarebbe diffusa maggiormente. A Maiori la tradizione pare legata a Tramonti dove già c’è il “cuncierto” il dolce liquore che vi si aggiungeva e che grazie ala Madonna Assunta di Maiori si diffuse la tradizione legata e circoscritta a Maiori, più diffusa in Penisola sorrentina particolarmente a Meta, ma anche a Piano di Sorrento per San Michele, ma anche per Santa Rosa

Come si prepara la “mulignana c’a’ ciucculata”  carottese?

Ecco la ricetta di Paola d’ Esposito per Positanonews

La melenzana va sbucciata a barchetta, in lunghezza, togliendo i semini ma lasciando i contorni per poterla riempire. Nella ricetta carottese rimangono con la buccia e  non vengono salate e lasciate a perdere l’acqua, ma vengono direttamente  bollite nell’acqua con lo zuccher , un litro e mezzo di acqua e 400 grammi di zucchero  ( non fritte come fanno in Costiera ) , nel momento che bolle l’acqua bisogna inserire le melenzane e far bollire per circa venti minuti . Nel frattempo sulla tavola mettere un panno da cucina che servirà  quando con lo scolatoio si metteranno a raffreddare dopo la bollitura, nel mentre si prepara l’impasto che servirà a riempirle .  A parte viene lavorato il cioccolato fondente  con 460 grammi di ricotta  con 80 grammi  di cacao amaro , quasi 80 grammi di amaretti già tritati , un uovo intero , due fialette di rum, mischiare il tutto con il frullatore dopo aver mischiato inserire le mandorle sgusciate e tritate, i pinoli, le gocce di cioccolato fondente e la macedonia di canditi , poi due cucchiai pieni di zucchero , qualcuno ci mette anche il caffè Maresca e le bucce di limone di Sorrento tagliate a dadini . Quindi riempire le melenzane a barchetta oramai raffreddate che avevi messo su una pezza, intanto a bagnomaria viene sciolto  200 grammi di cioccolato fondente miscelato con una noce di burro . Dopo aver riempito le melenzane ormai raffreddate con l’impasto. Le melenzane si mettono nel forno a 200 gradi , dopo 20 minuti , asciugate e con il ripieno oramai cotto, si spalma il cioccolato fondente che era stato messo a bagnomaria. Come tocco finale si decora con pezzi di cedri, pinoli e  frutta condidta .

 

 

Fonte : PositanoNews.it

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Ad Amalfi “Una Notte per Alfonso” . Per Alfonso Pepe Positanonews in diretta

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Amalfi / Conca dei Marini ( Salerno ) . Ad Amalfi “Una Notte per Alfonso”…

Amalfi / Conca dei Marini ( Salerno ) . Ad Amalfi “Una Notte per Alfonso” . Per Alfonso Pepe Positanonews in diretta con Lucio Esposito e Sara Ciocio. Il primo giornale online della Costiera amalfitana e Penisola sorrentina non poteva non essere presente al ricordo del grande Alfonso Pepe, una stella per la pasticceria in Campania e in Italia. ad Amalfi, si sta celebrando una serata in suo onore, Una Notte per Alfonso, organizzata dal Santarosa Pastry Cup (l’evento che, annualmente, tramanda la tradizione della sfogliatella Santarosa, ricetta settecentesca ideata tra le mura dell’omonimo monastero di Conca dei Marini).

Quest’anno, per scongiurare rischi legati all’emergenza sanitaria, la manifestazione non si terrà; così, la gara, concertata dai maestri di cerimonie Nicola Pansa e Sal De Riso, slitta al 2021. Ma la voglia di ritrovarsi e trasmettere un messaggio di speranza è coincisa con il desiderio di ricordare l’amico e il professionista di cui tutti sentono la mancanza, che tanto era affezionato al concorso nato tre anni fa, al punto di non mancare neppure in occasione dell’ultima edizione, lo scorso settembre, nonostante la malattia lo avesse già visibilmente debilitato. Questo sarà la Notte per Alfonso ospitata presso l’NH Collection Grand Hotel Convento di Amalfi; dall’antico Chiostro dei Normanni alla passeggiata sulla baia di Amalfi, la serata si articolerà in percorsi storici, degustazioni a una cena al chiaro di luna, che vedrà alternarsi ai fornelli Peppe Guida, Gennaro Esposito, Nino Di Costanzo e Claudio Lanuto. Mentre i dessert saranno cura di Nicola e Andrea Pansa e di Sal De Riso.

L’omaggio di Nicola Pansa ad Alfonso Pepe
La famiglia Pansa, che per prima ha creduto nel Santarosa Pastry Cup come vetrina per raccontare il patrimonio della Costiera Amalfitana e della sua pasticceria, ha avuto un ruolo fondamentale anche nell’organizzazione della Notte per Alfonso: “Sal e Alfonso sono stati centrali nel progetto Santarosa sin dal primo giorno. Abbiamo sempre viaggiato insieme, condiviso tutto, faccio ancora fatica a parlare di Alfonso al passato” racconta Nicola “Lui si è sempre impegnato per la causa lontano dai riflettori, lo ricordo nelle scuole o nelle visite presso le case degli anziani, per portare un po’ di sostegno, come nello spirito dell’evento. Non gli sono mai mancati i palcoscenici, eppure ha sempre preferito stare defilato, salvo poi mettere tutto se stesso per aiutare il suo territorio. E mi faceva male pensare di non ricordarlo, quest’anno: ho contattato sua moglie Teresa, è stata molto felice. Poi è stato semplice come organizzare una partita di calcetto: ho contattato gli amici, professionisti affermati che in genere è difficile mettere d’accordo. E invece tutti hanno risposto presente, abbiamo trovato una data: c’è il desiderio di omaggiare l’uomo, ancor prima che il professionista, perché ci sentiamo tutti in debito con Alfonso, che è stato un ambasciatore fin troppo silenzioso”.

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Alfonso Pepe mentre raccoglie i fichi
Un premio intitolato ad Alfonso Pepe
La serata non sarà aperta al pubblico, ma riunirà tanti pasticceri che negli anni si sono avvicendati al concorso, le istituzioni locali e la famiglia Pepe, “ma è nell’animo di ognuno di noi lavorare per organizzare presto, quando la situazione lo permetterà, un evento aperto al pubblico, a Sant’Egidio del Monte Albino, in cui tutti saremo impegnati a rendere omaggio ad Alfonso”. Nel frattempo, la serata del 28 settembre sarà occasione per annunciare l’istituzione di un nuovo premio intitolato ad Alfonso Pepe, per celebrarne la capacità di valorizzare i prodotti locali, dagli agrumi dei Monti Lattari all’albicocca del Vesuvio Pellecchiella, al fico bianco del Cilento: “L’anno scorso, consapevoli che Alfonso stesse molto male, abbiamo deciso di conferirgli un premio alla carriera, intitolato alle Eccellenze del territorio; dalla prossima edizione del Santarosa Pastry Cup diventerà il premio Eccellenze del territorio Alfonso Pepe, per un pasticcere o uno chef campano capace di mettersi in evidenza per il suo ruolo di valorizzazione del territorio”. Insomma, c’è molta voglia di ritrovarsi per ricordare il maestro: “Questa è una cosa che non avremmo mai voluto fare, ma al tempo stesso non vediamo l’ora di fare. Eravamo abituati a stare sempre insieme con Alfonso, sarà strano non averlo con noi. Ma ci sentiamo orgogliosi, speriamo che questa cosa lasci il segno e sia d’esempio per le nuove generazioni”.

Fonte : PositanoNews.it

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Uva della Puglia al top. Vino della Manduria in crescita, Primitivo alla ribalta

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Uva della Puglia al top. Vino della Manduria in crescita, Primitivo alla ribalta. Davvero interessanti…

Uva della Puglia al top. Vino della Manduria in crescita, Primitivo alla ribalta. Davvero interessanti i servizi oggi su Il Mattino di Napoli primo quotidiano della Campania, della Manduria in crescita ne parla Pasquale Carlo.

Le forbici faranno sentire il loro caratteristico rumore per altri pochi giorni nelle campagne dei circa 400 soci della Cantina Produttori di Manduria. Questa storica struttura è oggi guidata da Antonio Resta, che a fine luglio ha preso il posto di Fulvio Filo Schiavoni, per un quarto di secolo anima e timone della cantina.
Siamo dunque agli sgoccioli della scrupolosa raccolta scalare, che nelle prossime giornate vedrà impegnati i viticoltori per conferire nella cantina che sorge alle porte di Manduria quei grappoli di uva primitivo rimasti leggermente più indietro nella maturazione.
Questo vitigno – forse quello che meglio interpreta la terra pugliese, in particolare di quella che va a tuffarsi nelle acque ioniche – costituisce la risorsa più preziosa nei circa 900 ettari di proprietà dei soci, rappresentando circa il 70% del patrimonio vitato. «Negli ultimi anni – spiega il direttore generale della Cantina, Vittorio Moscogiuri – è cresciuta notevolmente la nostra produzione di uve primitivo. In cantina ne lavoriamo circa 45.000 quintali. Si tratta di una lavorazione che è praticamente concentrata in un periodo di due settimane, cosa che ha richiesto un grande impegno, anche economico, per poter attrezzare efficacemente la struttura e poter continuare a garantire produzioni di qualità eccelse. Basti pensare che nel periodo più intenso della raccolta sono quotidianamente giunte in cantina circa 4.500 quintali di uva, ma le nostre attività sono andate avanti con ritmo regolare, senza intoppi».
In merito all’aspetto qualitativo delle uve, Moscogiuri rimarca l’integrità fitosanitaria dei frutti raccolti. «Questa vendemmia, segnata dalla quasi totale assenza di precipitazioni, ha fatto registrare sicuramente un calo della produzione, che prevediamo si attesti – spiega – tra il 10 e il 15%. Sulla qualità delle uve non potevamo però sperare di meglio. Il caldo ha favorito non poco e le concentrazioni dei parametri qualitativi che si registrano sono tali da esaltare ulteriormente quelle che sono le caratteristiche che tipicizzano il vitigno. Avremmo sicuramente vini con un grado alcolico particolarmente interessante, come era nei nostri obiettivi, considerato che si sta anche discutendo di innalzare i parametri del minimo alcolico previsti dal disciplinare».
Un vitigno, dunque, che non teme il caldo e che di certo non subisce conseguenze negative per l’innalzamento delle temperature legate ai cambiamenti cimatici. I vini che da esso si ricavano, nonostante il considerevole grado alcolico, conquistano per il piacevole e marcato frutto da masticare, sempre segnati da freschezza e da una sostenuta spinta acida. «Grazie a queste caratteristiche e al livello qualitativo raggiunto, le nostre produzioni – aggiunge il direttore generale – si fanno sempre più largo anche nel settore della critica e sulle guide, come mostrano i Tre Bicchieri’, massimo riconoscimento della guida Gambero Rosso, assegnato all’annata 2018 del nostro Lirica’, attenuto da uve raccolte in vigneti allevati ad alberello e spalliera».
A questo successo di critica si aggiunge quello, forse più interessante, dei numeri. L’attuale produzione si attesta intorno al milione e mezzo di bottiglie. Di questa cifra, circa il 30% finisce sugli scaffali della grande distribuzione. C’è poi il canale Horeca e le vendite all’estero, con numeri altrettanto rilevanti. Ma quello che va diventando sempre più interessante è il canale della vendita diretta.

Luciano Pignataro entra nello specifico con il Primitivo
Il Primitivo ha una storia antica, antichissima, ma è da poco entrato nella modernità assoluta senza per questo dimenticare le proprie radici e perdendo la propria identità.
È stato a lungo considerato un vino da taglio per via del colore scuro e gli alti gradi alcolici che sono stati l’ossessione del passato per la vendita del vino sfuso quando i rossi per essere venduti dovevano avere queste due caratteristi molto pronunciate. Poi, lentamente, da Soloperto in poi le aziende hanno iniziato ad imbottigliarlo ma è solo da una quindicina d’anni che è stata trovata la giusta quadra fra la freschezza, la morbidezza, l’alcol e il rapporto con il legno.
Si è maggiormente caratterizzata la differenziazione fra le due grandi zone di produzione, quella di Gioia del Colle e quella di Manduria grazie al fatto che entrambi questi territori hanno avuto protagonisti assoluti capaci di interpretare questo vino complesso in modo moderno, pulito e collegandolo alle nuove esigenze del mercato nazionale e internazionale.
Così, partito dietro al Negroamaro che negli anni 90 ha conosciuto un successo incredibile grazie soprattutto all’opera dell’enologo Severino Garofano, il Primitivo ha di fatto realizzato un vero e proprio sorpasso. Decisive, nell’area di Manduria, figure come quella di Gregory Perrucci e della mitica coppia Gianfranco Fino e Simona Natale. Il primo per l’abilità comunicativa che ha messo in relazione il Primitivo di Manduria allo Zinfandel americano riuscendo a far dimenticare la sensazione di un vino alcolico, poco pulito e soprattutto pesante e cotto, tipico del Sud. Gianfranco Fino ha alzato l’asticella partendo dall’agricoltura, ossia dalla difesa dell’alberello come elemento di coltivazione tipica e rispettando i protocolli di compatibilità ambientale. A questa impostazione che ha trovato finalmente il punto di incontro fra questo vitigno e il giusto dosaggio del legno, si è affiancata la grande capacità di comunicazione di Simona Natale. Il loro Es è stato per molti anni il vino più premiato in assoluto dalla critica italiana superando i mostri sacri della Toscana e del Piemonte e diventando così una vera bandiera del territorio.
L’affermazione dell’Es è servita, come sempre succede, ad accendere l’attenzione su tutti i produttori di qualità che si sono moltiplicati nel corso degli anni e il vino, da una vendita sostanzialmente di sfuso che mortificava il lavoro dei contadini, è diventato un rosso capace di produrre reddito per bottiglia molto interessante.
La morbidezza della beva, il sapore di frutta collegato alla sapidità e alla giusta dose di speziatura balsamica e sostenuto dalla freschezza, ne fanno un vino che incontra immediatamente il favore del consumatore. Ed è proprio questa la chiave del suo successo. Un successo di cui si stanno scrivendo ancora e prime pagine ma che fa di quetso vitigno salentino la locomotiva del vino del Sud.

Fonte : PositanoNews.it

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Fertilità maschile e alimentazione

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Fertilità maschile e alimentazione, un binomio inscindibile. La salute sessuale, infatti, inizia dalla tavola. Una…

Fertilità maschile e alimentazione, un binomio inscindibile. La salute sessuale, infatti, inizia dalla tavola. Una dieta equilibrata, varia e salutare è di fondamentale importanza per l’equilibrio e il benessere maschile. Le evidenze emerse dallo studio condotto dal team di ricercatori coordinati da Giuseppina Peluso, responsabile del Laboratorio di Semiologia-Pma Azienda Ospedaliera di Cosenza, relativi al rapporto tra qualità degli spermatozoi e antiossidanti, sono un nuovo tassello a sostegno dell’importanza che l’alimentazione riveste nell’ambito della salute maschile.

Secondo lo studio, infatti, bastano due mesi di dieta ricca di frutta e verdura per avere spermatozoi più sani. Circa 800-1000 milligrammi al giorno di antiossidanti vegetali, contenuti in 300 grammi di frutta e verdura, possono raddoppiare in due mesi la motilità degli spermatozoi.

Ne consegue che tra gli attori fondamentali per la qualità e la capacità di fecondazione degli spermatozoi sono da annoverare: vitamina C, vitamina E, zinco, folati e beta-carotene presenti in frutta e verdura, ma anche nei legumi. Il tema della qualità degli spermatozoi non è da sottovalutare, perché se è vero che più è alto il numero di spermatozoi, maggiore è la possibilità di fecondare con successo, non bisogna dimenticare che la capacità di procreazione maschile dipende anche dallo stato di salute dello spermatozoo. E quello dell’infertilità è un problema più diffuso di quanto si possa pensare.

Mentre, infatti, cinquant’anni fa era la donna ad essere considerata l’unica responsabile dei problemi di fertilità della coppia, oggi i numeri parlano chiaro: in uno spermiogramma si registra una riduzione del 30/40% degli spermatozoi e addirittura del 50% della mobilità. Delle 48.000 mila coppie infertili che ogni anno provano ad avere un bambino, in circa la metà dei casi i problemi riscontrati sono maschili. E l’alimentazione può essere sicuramente una concausa.

Ciò detto, in accordo con la dieta mediterranea, che resta il regime alimentare di riferimento, il regolare consumo di frutta e verdura, alimenti notoriamente ricchi di antiossidanti, migliora i parametri del liquido seminale. I radicali liberi sono, infatti, i principali nemici della fertilità. In particolare consigliamo di assumere una dose sufficiente di alfa carotenoidi, di zinco e vitamina e che sono in grado di difendere le cellule che diventeranno spermatozoi.

La dieta ideale?

Spremuta di arancia e pompelmo a colazione. Per pranzo, invece, un’insalata di pomodori condita con del basilico o arricchita di verdura a foglia verde, come la rucola. Tra gli alimenti che non devono mai mancare: cavoli, broccoli, spinaci e legumi (aumentano la produzione di spermatozoi), noci (li rendono più attivi e mobili) e anche zafferano, fegato, pollo e pesce, che ne migliorano la qualità e prevengono i difetti.

Da mettere al bando, invece, le bevande zuccherate, l’eccesso di carne rossa, fritti, merendine e alimenti ricchi di grassi saturi. Ancora una volta la dieta mediterranea rappresenta un elisir di salute.

Fonte : PositanoNews.it

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Le Grottelle dove assaggiare cibo genuino, con la melenzana gourmet di San Michele

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Le Grottelle dove assaggiare cibo genuino , con la melenzana gourmet di San Michele. Siamo…

Le Grottelle dove assaggiare cibo genuino , con la melenzana gourmet di San Michele. Siamo a Sorrento, ma è al confine con Sant’Agata, la maggiore frazione di Massa Lubrense, salendo dai Colli di Fontanelle di Sant’Agnello pochi metri prima del crocevia e trovi una stradina nel bosco, nel vero senso della parola. Ti ritrovi immerso nella natura , in un luogo bucolico, con uno straordinario panorama che spazia fino al golfo di Napoli. Ci sono le stalle, che si possono visitare chiedendo, si produce olio eccezionale, per intenditori, c’è la carne che è qualcosa di spettacolare, mentre gli antipasti sono stellari per un agriturismo, in particolare abbiamo degustato un delizioso uovo affogato nel sugo di pomodoro paesano preparato da Fabio Pagano davvero una mano eccezionale . E poi la melenzana al cioccolato di San Michele gourmet … preparata in via eccezionale grazie alla ricetta carottese di Paola interpretrata con grande classe e professionalità. Pasquale Esposito con grande passione e dedizione cura la sua attività e merita davvero ogni riconoscimento .

via Zatri, 3
Sorrento

Chiama 320 805 6099

di 7

Galleria fotograficaLe Grottelle dove assaggiare cibo genuino, con la melenzana gourmet di San Michele

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Fonte : PositanoNews.it

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POSITANO: La Taverna del Leone riapre alla sua fedele clientela

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La Costiera Amalfitana è satura di ristoranti, alberghi e locali davvero di altissima qualità. Alcuni…

La Costiera Amalfitana è satura di ristoranti, alberghi e locali davvero di altissima qualità. Alcuni di questi, negli anni, diventano un punto di riferimento per il cittadino, un simbolo o magari una tradizione. La chiusura temporanea della Taverna del Leone è finita il 19 settembre e finalmente la famiglia Guida assieme al suo personale si è rimessa al servizio della gastronomia locale!
La storia della Taverna inizia ormai un bel po’ di tempo fa, con Giuseppe Guida, ” Positanese DOC e instancabile imprenditore, classe ’21” (come recita il sito web del ristorante) con cui l’impresa venne gestita fin da subito con dedizione.
Tra i piatti del menù studiati dallo chef D’Urso, troviamo pietanze come il crudo di pesce, primi e secondi per tutti i gusti ed anche le pizze! Anche la pasticceria sembra essere molto amata, sia per il servizio À la carte che per il cake design!
Insomma, tiriamo un sospiro di sollievo: Questa pandemia può indebolirci, ma non distruggere anni ed anni di tradizioni!

Fonte : PositanoNews.it

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Vendemmia in Campania, annata pazzesca: in penisola sorrentina pronti alla raccolta

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Il clima favorevole in tutta la regione ha consentito un’annata pazzesca del raccolto d’uva, surclassando…

Il clima favorevole in tutta la regione ha consentito un’annata pazzesca del raccolto d’uva, surclassando i risultati ottenuti lo scorso anno. Vediamo tutti i dettagli nell’articolo del giornalista, scrittore e gastronomo Luciano Pignataro per il quotidiano Il Mattino.

In Campania i primi mesi dell’anno sono stati caratterizzati da temperature piuttosto miti, con una piovosità moderata, che hanno contribuito ad un germogliamento nei tempi classici attorno alla metà di aprile. I mesi di aprile e maggio hanno fatto registrare temperature leggermente al di sopra della media. Nell’ultima settimana di maggio e i primi di giugno un anticiclone proveniente dal Nord Europa ha segnato un repentino abbassamento delle temperature medie di almeno 3 gradi.

Tutto ciò ha rallentato il ciclo vegetativo della vite, spostando di qualche giorno la fioritura e di conseguenza l’allegagione. Pochi i danni segnalati a seguito di questo improvviso calo delle temperature ai primi di giugno sulla fioritura del Fiano di Avellino in Irpinia. Qualche leggera gelata nello stesso periodo ha fatto qualche danno a macchia di leopardo tra le zone più alte attorno a Benevento e la parte bassa di Torrecuso. Lo stato vegetativo della vite non è stato compromesso. Da metà giugno il recupero delle medie stagionali, con giornate calde ed assolate, ha riportato le fasi fenologiche nella norma e nel complesso la stabilità delle condizioni climatiche ha determinato una bassissima pressione fitopatica. Il perdurare di buone condizioni climatiche nei mesi di luglio e agosto ha portato a una buona maturazione delle uve, complice l’assenza di picchi di caldo, al contrario degli anni precedenti.

Ad oggi le uve bianche presenti sul territorio regionale sono tutte invaiate. In generale si può stimare un leggero anticipo sulla raccolta di circa 5-7 giorni rispetto l’epoca classica. Per i rossi invece, considerando anche la grande biodiversità del vigneto Campania, possiamo dire che l’invaiatura è giunta ad un 70-80%. I tempi di raccolta delle uve a bacca nera, fatto salvo repentini e inaspettati cambiamenti climatici a settembre, dovrebbero essere regolari.

Con queste premesse, la previsione sulla qualità delle uve si attesta su parametri di eccellenza, e per quanto riguarda le uve da basi spumante si rilevano ottimi equilibri di acidità. Nei primi giorni di settembre la raccolta della Falanghina, destinata all’elaborazione delle basi spumante, con un leggero anticipo di circa 5-7 giorni rispetto lo scorso anno. Per il Piedirosso, se si protrarranno le attuali condizioni meteo, sarà raccolto regolarmente a partire dalla prima decade di ottobre. Nell’area di produzione del Vesuvio, le maturazioni sono ottimali ed uniformi grazie alle piogge passate. Sulle principali varietà a bacca bianca (Caprettone e Falanghina) si prevede un leggero anticipo di circa 7 giorni sulla raccolta rispetto alla scorsa annata. Per le varietà rosse (in particolare Piedirosso e Aglianico) l’invaiatura è giunta al 60% e si può prevedere che i tempi di raccolta siano regolari a partire dai primi di ottobre. Per quanto concerne la Penisola Sorrentina, per le uve Gragnano e Lettere, la raccolta dovrebbe cominciare regolarmente (non prima di fine settembre-inizi di ottobre) con una resa in linea con lo scorso anno.In provincia di Caserta, nell’Agro-aversano la raccolta dell’Asprinio destinato alle basi spumante, prevede un anticipo di circa una settimana rispetto lo scorso anno.

Fonte : PositanoNews.it

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Napoli, chiude per Covid la “Trattoria Nennella”. Due dipendenti sono risultati positivi

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Napoli. La storia “Trattoria Nennella”, nel Quartieri Spagnoli, chiude per Covid. Ad annunciarlo con un…

Napoli. La storia “Trattoria Nennella”, nel Quartieri Spagnoli, chiude per Covid. Ad annunciarlo con un video su Facebook il titolare Ciro Vitiello che, con grande trasparenza, comunica che due dipendenti del locale sono risultati positivi al Coronavirus. Ritenendo la salute il bene di primaria importanza si è deciso in modo responsabile di chiudere immediatamente il locale in modo da garantire la sicurezza degli altri dipendenti e dei clienti. Domani tutto il personale verrà sottoposto a tampone e si procederà poi alla sanificazione del locale. In base ai risultati dei tamponi si deciderà quando riaprire potendo garantire la totale sicurezza. A tutto il personale della Trattoria Nennella va il nostro incoraggiamento sicuri che questo momento passerà presto e ci complimentiamo per il senso di responsabilità dimostrato.

Fonte : PositanoNews.it

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Spaghetti con i polipetti alla napoletana

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Napoli , Campania . Una ricetta simpatica, che vogliamo consigliare, tratta dal blog di <Luciano…

Napoli , Campania . Una ricetta simpatica, che vogliamo consigliare, tratta dal blog di <Luciano Pignataro.

Ingredienti per 4 persone
400 gr di spaghetti (o vermicelli)
500 gr di polipetti
400 gr di pomodori pelati
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 spicchio d’aglio
qualche foglia di prezzemolo fresco
pepe o peperoncino piccante, a piacere
Preparazione
Lavate accuratamente i polipetti con acqua corrente.
In una padella larga e alta lasciate soffiggere nell’olio extravergine di oliva lo spicchio d’aglio e toglietelo prima che bruci.
Aggiungetevi i polipetti e aspettate per qualche minuto che cambino colore, a fuoco moderato.
Aggiungete i pomodori pelati, abbassate il fuoco e fate cuocere per circa 15-20 minuti, facendo attenzione a non farli indurire andando troppo oltre il tempo di cottura. Scolate gli spaghetti al dente e condite la pasta direttamente in padella, a fuoco spento.
Aggiungete, a piacere, qualche foglia tritata di prezzemolo fresco e del pepe macinato al momento oppure del peperoncino piccante — a seconda dei gusti.

Vini abbinati: Piedirosso dei Campi Flegrei o del Vesuvio

Fonte : PositanoNews.it

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