Penisola Sorrentina

Un investimento monstre da 500 milioni di euro per tentare l’impresa: rianimare la ferrovia più disastrata d’Italia. La Circumvesuviana, tristemente nota per aggiudicarsi ogni anno la maglia nera nella classifica “Pendolaria” di Legambiente, è al centro di una vera e propria rivoluzione voluta dai vertici di Palazzo Santa Lucia.

Come anticipato oggi sulle pagine de Il Mattino da Adolfo Pappalardo, il governatore Roberto Fico e il suo vice con delega ai Trasporti, Mario Casillo, hanno deciso di imprimere un’accelerazione decisiva. Il piano di salvataggio non si limiterà all’acquisto di nuovo materiale rotabile, ma prevede uno stravolgimento totale della governance e una gestione oculata delle infrastrutture, a partire dai parcheggi di interscambio.

L’ultimatum sui parcheggi: tariffe agevolate o l’Eav se li riprende

Il primo nodo da sciogliere riguarda i parcheggi di proprietà dell’Eav, ceduti gratuitamente negli anni ai Comuni attraversati dalla linea. Nati sulla carta come veri e propri nodi di interscambio per invogliare i cittadini a lasciare l’auto e prendere il treno, si sono spesso trasformati in un boomerang economico.

La Regione ha avviato un monitoraggio da cui è emerso un quadro critico: molte amministrazioni comunali, specialmente nell’area della Penisola Sorrentina, applicano tariffe orarie tra 1,50 e 2 euro. Costi troppo onerosi che disincentivano i pendolari, trasformando le aree di sosta in normali e costosi stalli cittadini. La linea dettata da Fico e Casillo è chiara e non ammette repliche:

Applicare tariffe agevolate per i viaggiatori nei parcheggi d’interscambio.

Restituzione delle aree all’Eav in caso di inadempienza, affinché l’azienda possa gestirle in proprio applicando sconti per l’utenza.

L’odissea dei treni: il braccio di ferro con Stadler

Il punto più dolente, che scatena quotidianamente le ire dei pendolari, resta l’obsolescenza della flotta. Attualmente sui binari circolano convogli che sembrano pezzi da museo: i più antichi sono gli FE220, risalenti agli anni Settanta, seguiti dai T21 progettati nel decennio successivo. Mezzi che si guastano con una frequenza esasperante.

A pesare su questa situazione è il clamoroso ritardo nella consegna della maxi-commessa di 56 nuovi mezzi affidata alla svizzera Stadler nel 2018. Un appalto che ha attraversato una vera e propria tempesta perfetta: prima i ricorsi al Tar, poi la pandemia, seguiti dallo scoppio della guerra in Ucraina (dove l’azienda aveva i siti produttivi) e, da ultimo, le devastanti alluvioni a Valencia, città scelta per ricollocare la produzione.

La Regione Campania, tuttavia, vuole sfruttare questi ritardi a proprio vantaggio per sbloccare una nuova fornitura. L’obiettivo è ordinare altri 40 treni, in aggiunta ai 50 già in dirittura d’arrivo, ma a condizioni economiche nettamente più vantaggiose. Palazzo Santa Lucia intende fare leva su due fattori chiave durante le trattative con i vertici svizzeri:

I disagi subiti per le mancate consegne.

L’abbattimento dei costi di produzione per l’azienda, che ha già acquisito il know-how tecnico e superato la fase di ammortamento dei costi fissi per la linea produttiva.

L’alternativa, ovvero bandire una nuova gara d’appalto europea, comporterebbe un allungamento dei tempi incompatibile con la tabella di marcia della Regione.

Rivoluzione ai vertici e separazione della rete

Il rinnovamento passerà inevitabilmente anche per le stanze dei bottoni. L’avvicendamento dell’attuale numero uno, Umberto De Gregorio, viene ormai considerato un passaggio non più rinviabile.

Inoltre, il piano prevede una riorganizzazione strutturale dettata anche dalle normative europee: la separazione netta tra la gestione del servizio di trasporto passeggeri e la gestione della rete infrastrutturale (comprese le stazioni). Una mossa che dovrebbe rendere più snella ed efficiente non solo la Circumvesuviana, ma l’intera rete Eav.

L’orizzonte temporale fissato da Palazzo Santa Lucia è ambizioso ma preciso: tra la fine del 2029 e l’inizio del 2030 la flotta dovrà essere completamente rinnovata. L’obiettivo finale è uno solo: scucire dalle fiancate della Circumvesuviana l’etichetta di “peggiore ferrovia d’Italia”.