Penisola Sorrentina

Concessioni balneari, il Governo frena i Comuni: gare a rischio senza il “bando tipo” nazionale

Sulle concessioni demaniali marittime si cambia passo. L’obiettivo è evitare il caos normativo, le fughe in avanti degli enti locali e le disparità di trattamento tra gli operatori da nord a sud della Penisola. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n. 58 dell’11 marzo 2026) del Decreto Legge n. 32/2026, lo Stato ha tracciato una linea netta sulle procedure di affidamento delle spiagge.

La novità: arriva lo schema unico

Il cuore del provvedimento risiede nell’articolo 8, che introduce un vero e proprio argine alle iniziative autonome dei municipi. La norma stabilisce che le amministrazioni non potranno più procedere in ordine sparso, ma dovranno attenersi a un modello centralizzato.

Ecco i passaggi chiave previsti dal decreto:

Il “Bando Tipo”: Entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha il compito di redigere uno schema di bando nazionale.

Il vaglio istituzionale: Prima della sua adozione definitiva, il testo dovrà obbligatoriamente incassare il parere della Conferenza Unificata.

L’obiettivo: Garantire condizioni di affidamento omogenee, blindando le gare con criteri validi e identici per tutto il Paese.

Enti locali in stand-by: il rischio illegittimità

Per le amministrazioni litoranee, chiamate nei prossimi mesi a sbrogliare la complessa matassa delle riassegnazioni balneari, l’avviso è inequivocabile: bisogna aspettare.

L’assenza di questo modello nazionale mette di fatto in “stand-by” ogni procedura locale. Qualsiasi gara comunale avviata prima della pubblicazione delle linee guida ministeriali risulterebbe fuori asse rispetto alla direttiva statale. Un passo falso che esporrebbe gli enti a una quasi certa dichiarazione di illegittimità e al rischio di una paralizzante pioggia di ricorsi amministrativi.