Costiera Amalfitana

La fotografia sull’andamento del turismo a Positano, scattata da Ambrogio Carro (coordinatore dello Sportello Imprese), è un chiaro campanello d’allarme per l’economia e la politica locale. Più che a una semplice riduzione dei flussi, assistiamo a un mutamento profondo nella natura stessa del turista: diminuisce la durata della permanenza e crolla la spesa pro-capite, con un -20% per bar e ristoranti e un -50% nel commercio al dettaglio.

Se l’alberghiero d’alta gamma regge, l’extralberghiero (B&B e case vacanza) tiene solo per le strutture con tariffe inferiori ai 400 euro a notte, registrando l’assenza dello storico target delle famiglie. Domina il last-minute, caratterizzato dalla spersonalizzazione del servizio e da pacchetti acquistati online prima dell’arrivo, senza contatto umano né margini per l’upselling.

In questa stagione qualcosa si è inceppato anche a Ravello, da sempre termometro del turismo d’eccellenza. Più che un calo assoluto di presenze, si avverte una trasformazione della domanda: la frenata dei pernottamenti a giugno e il calo del 25% nel settore wedding (con tutto l’indotto) parlano chiaro, con l’aumento di NCC, bus e traghetti rispetto all’anno scorso, l’analisi finale è scontata.

Meno pernottamenti e più visitatori giornalieri, con il caos di giorno e i borghi svuotati la sera. 

Dal modello del soggiorno stanziale, prima lungo, poi breve, poi lampo, siamo arrivati alla semplice visita giornaliera: si arriva, si fotografa, si mangia un boccone al volo, si acquista un souvenir e si riparte, nonostante spettacoli e concerti serali, che soddisfare più le agenzie che li organizzano in serie che i turisti.

Le tanto declamate DMO, prive di dati complessivi e certi, continuano ad applicare strategie promozionali ancorate al passato: pubblicizzano “siti da vedere almeno una volta nella vita” invece di narrare luoghi da vivere e nei quali desiderare di ritornare.

È giunto il momento di smettere di inseguire i flussi e iniziare a governarli: il turismo moderno è una macchina di precisione che offre risultati solo se guidata, mentre la logica dell’acchiappatutto rischia solo di danneggiare il territorio.

Oggi il fattore demografico per categorie (giovani, terza età, famiglie, alto-spendenti) non aggrega più i gusti: le scelte di viaggio si basano su interessi, passioni, tecnologia, enogastronomia, cammini, wellness e ricerca di autenticità.

La Costiera Amalfitana, per la conformazione stessa del suo territorio, non può rivolgersi a tutti indistintamente. Scegliere un determinato target significa necessariamente doverne escludere altri: il pendolarismo dall’entroterra o dalle aree limitrofe nel weekend, manda in tilt ogni servizio essendo incompatibile con chi cerca un’esperienza lontana dal caos.

Per invertire la rotta non bastano più il bel sito web o i post sui social. Serve una comunicazione su due piani paralleli:

● Quello emotivo della narrazione, capace di alimentare l’immaginario;

● Quello strutturato dei dati, per spiegare ai motori di ricerca e all’intelligenza artificiale cosa si è davvero in grado di offrire.

Un turismo realmente sostenibile deve de-stagionalizzarsi e trasformare i territori da semplici luoghi da visitare a sistemi di esperienze attivi 12 mesi all’anno, dove l’offerta culturale, rurale, enogastronomico, religioso, artigianale, sportiva ecc. può generare benefici economici, occupazionali e tutelare l’identità dei luoghi e delle sue comunità.

Questa sorta di “Ritorno al futuro” non avviebe da sola: la brace cova ancora sotto la cenere, ma va riaccesa, e non è nemneno inedita, infatti la “Divina” già in passato ha vissuto il turismo stanziale tutto l’anno.

La politica locale dovrebbe però agevolare l’imprenditorialità che non sia limitata a pochi mesi estivi, dagli alberghi ai ristoranti, dai lidi ai noleggi, sostenendo chi sceglie di rimanere aperto rispetto a chi chiude. Questi ultimi sono spesso realtà esterne, mentre gli operatori locali che vivono il territorio tutto l’anno, hanno interesse a preservarlo e contrastare lo spopolamento.

Sradicare decenni di vecchie abitudini non è semplice, ma il DNA dei “contadini volanti” della Costiera ha la forza per intraprendere questo cammino. Chi crede nel cambiamento è chiamato a metterlo in pratica per far crescere la propria terra; chi preferisce rimanere ancorato ai vecchi modelli è libero di farlo, purché non pretenda di fermare un processo necessario alla sopravvivenza.