26

Ott
2019

GILLES PECAUT A SORRENTO

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La massima autorità vivente, non italiana, in campo storico, con particolare riferimento al nostro Risorgimento…

La massima autorità vivente, non italiana, in campo storico, con particolare riferimento al nostro Risorgimento sarà a Sorrento, nell’ambito del ciclo di incontri dell’ISTITUTO DI CULTURA TORQUATO TASSO. Un gigante, insomma , che il presidente Luciano Russo è riuscito a portare in Penisola, ha moderare l’incontro, di giovedi 31 ottobre 2019 alle 17.30 presso l’hotel Boutique Art Bellevue Syrene,   sarà un altra personalità del mondo della cultura italiana Nuccio Ordine, recentemente protagonista al Festival dell’Essere di Vittorio Sgarbi.

   Gilles Pecaut -tratto da treccani

Nato a Marsiglia il 2 dicembre 1961, Gilles PECOUT è professore ordinario di storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore (ENS) di Parigi dove ha diretto il dipartimento di storia e « Directeur d’études » all’Ecole pratique des Hautes Etudes (EPHE-Sorbona) dove è titolare della cattedra di « Storia politica e culturale dell’Italia e dell’Europa mediterranea nell’Ottocento ». Professore distaccato da giugno 2014, è attualmente alto funzionario al ministero francese dell’ Education nationale colla funzione di « Recteur et chancelier des universités » di Lorena.
Dopo un curriculum all’Ecole normale supérieure di Parigi, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e all’Institut d’études politiques di Parigi (Sciences Po), è stato membro della Scuola Francese di Roma (Palazzo Farnese) prima di diventare professore ordinario dell’ Ecole normale Supérieure nel 2002. E stato Visiting professor alla Scuola Normale Superiore di Pisa, alle università di Pavia, Pisa, San Marino e Venezia, borsista dell’Istituto Firpo di Torino, collaboratore dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e professore all’Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli. E stato eletto socio straniero della Deputazione di storia patria per la Toscana nel 2013.
Nel 2003-2004 e nel 2008 è professore associato all’università di Ginevra in storia dell’Europa mediterranea. Dal 2007 è Visiting Fellow al Remarque Institute di New York University. Negli Stati Uniti è anche stato Visiting Professor a Brown University e Global Visiting Professor a NYU nel 2014.
I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia sociale e politica della Toscana e dell’Italia del Risorgimento e dell’Ottocento, le relazioni politiche e culturali franco-italiane, la storia del Mediterraneo europeo contemporaneo fin dal periodo romantico e i fenomeni di volontariato armato internazionale nell’Ottocento.
Ha pubblicato i volumi Naissance de l’Italie contemporaine 1770-1922Il Lungo Risorgimento ; Penser les frontières de l’Europe XVIIIe-XXIAtlas historique de la France contemporaine XIXe-XXe s,. Ha inoltre curato la traduzione e l’edizione storica del libro Cuore di Edmondo De Amicis e la traduzione italiana di Alexandre Dumas,Viva Garibaldi, Millenni, Einaudi, 2004. E autore di 74 saggi e articoli in riviste scientifiche francesi, italiane, greche, inglesi e americane. E stato membro dei comitati di redazione delle riviste : Histoire et sociétés rurales e European History Quarterly. E attualmente membro dei comitati editoriali o scientifici delle riviste : Le Mouvement socialMemoria e RicercaSocietà e storiaHistoria MagistraBollettino di italianistica e Journal of Modern Italian Studies.

Gilles Pécout
Risorgimento: origine e significato del termine
Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea, B. Mondadori, Milano 1999
Lo storico francese Gilles Pécout presenta in questo brano una riflessione sul significato della parola
“Risorgimento”. Egli mette in evidenza l’ambivalenza di significato che ancora oggi caratterizza
questo termine, diviso tra un’accezione puramente politico-militare, per cui il Risorgimento inizia
e finisce con il processo di unificazione territoriale, e un’accezione più vasta, che si concentra sul
più lungo e problematico processo di creazione di una coscienza civile italiana.
Derivato dal verbo “risorgere” che significa […] “sollevarsi”, “rinascere” e, in senso transitivo, “rianimare” o “risvegliare”, il sostantivo risorgimento si è presto imposto come equivalente di rinascimento o risurrezione “nazionale”. La tradizione vede nell’opera di padre
Bettinelli Il Risorgimento dell’Italia dopo il Mille, pubblicato nel 1775, il primo documento in cui il vocabolo è esplicitamente applicato alla storia italiana. Bisogna però arrivare alla
fine del Settecento e agli scritti di Vittorio Alfieri (1749-1803) per veder riassumere nella
parola “risorgimento” il senso di “rinascimento nazionale” e l’idea di liberazione del suolo
italiano dalla presenza straniera. […] L’inserimento ufficiale del termine nella sfera pubblica data dal 17 novembre 1847 con la pubblicazione, a Torino, del primo numero del giornale di Cesare Balbo (1789-1853) e Camillo Benso di Cavour (1810-1861) “Il Risorgimento”, il cui programma mette esplicitamente sullo stesso piano l’indipendenza dell’Italia e
l’unione politica ed economica di tutti gli stati della penisola orientati ad accettare l’idea
del progresso. Ma la fortuna del termine ha di gran lunga superato i limiti del dibattito ideologico della metà dell’Ottocento per affermarsi anche alla fine del secolo. Accoglieremo
qui a posteriori due generali accezioni storiche del termine: una ristretta e un’altra più vasta e culturale.
L’unificazione italiana designa contemporaneamente un processo […] e il suo risultato; in
questo senso il Risorgimento attraversa tutti gli avvenimenti che hanno segnato la costruzione territoriale dell’Italia seguendo le tappe evolutive dell’idea nazionale. Sono così possibili due ripartizioni cronologiche:
– una periodizzazione che parta dagli sviluppi del congresso di Vienna (1815) e che per alcuni storici si concluderebbe verso il 1860-1861 con l’esordio ufficiale del Regno d’Italia,
mentre per altri tra il 1870 e il 1871 con la conquista di Roma e la sua proclamazione a capitale;
– e un’altra […] che vada dal 1848 al 1870.
Questa ripartizione evidenzierebbe soprattutto le principali tappe militari dell’unità,
vuoi le tre guerre d’indipendenza (1848-1849, 1859 e 1866), vuoi la conquista di Roma e
del Lazio nel 1870. Le date coincidono perfettamente con il periodo della costruzione del
Regno d’Italia. […]
Secondo un’accezione più vasta del termine, la portata storica del Risorgimento non si limita all’unificazione politica e territoriale dell’Italia; indica anche un vasto movimento
culturale e ideologico che avrebbe addirittura le sue radici nel Settecento e supererebbe di
gran lunga il termine cronologico della costruzione territoriale del paese. Questa concezione […] ha come corollario l’idea che il Risorgimento è un tutto di cui l’unità territoriale sarebbe sì una delle manifestazioni più importanti, ma non certo la sola. […]
In un senso più ampio, la seconda metà del Settecento (1750-1790), con l’apogeo delle riforme negli stati della penisola, è generalmente considerata l’inizio del Risorgimento; allo stesso tempo si è tenuto particolarmente conto della fine di quel secolo per quanto
riguarda la storia delle origini intellettuali dell’unità. Cosa che porta direttamente a evidenziare i vettori culturali di passaggio tra i Lumi e le riforme, legati da una parte agli stati d’ancien régime segnati dall’esperienza del dispotismo illuminato, e dall’altra all’elaborazione di un programma politico che contesti l’ancien régime in nome di un liberalismo
unitario e patriottico. […]
Altrettanto rilevante all’interno della riflessione storica e del dibattito politico è il problema della fine di questo vasto movimento. […]
La questione territoriale sembrò definita fin dal 1871. […] Tuttavia restava il problema
delle regioni di nord-est: il Sud Tirolo o Alto Adige, il Trentino e la Venezia Giulia, popolate in maggioranza da germanofoni o da nuove popolazioni ricondotte sotto l’Impero austriaco dopo il 1866. Queste terre, dette “irredente” (non liberate), saranno in parte recuperate in seguito alla prima guerra mondiale, cosa che fa asserire ad alcuni che il trattato di
Saint-Germain-en-Laye sottoscritto nel 1919 segni l’autentica conclusione del Risorgimento in quanto perseguimento dell’unità territoriale. […] L’epoca fascista aveva diffuso una visione aggressiva e guerrafondaia del compimento dell’unità nazionale risorgimentale. Secondo quest’ottica, allora, territori una volta italiani come Nizza, la Savoia e la Corsica (in
cui si continua, specie in Corsica, a parlare una lingua assai prossima all’italiano), dovrebbero essere liberati e restituiti all’Italia. […]
Comprensione
1 Esponi la radice etimologica del termine «Risorgi

Fonte : PositanoNews.it

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