19

Apr
2020

GLI INNESTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

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GLI INNESTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS Meta. Costa di Sorrento. Chi ha la fortuna di…

GLI INNESTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS
Meta. Costa di Sorrento. Chi ha la fortuna di avere un giardino sotto casa é sicuramente un privilegiato in questo mogio periodo si quarantena. Molti hanno riscoperto la gioia dell’orto e dei tanto decantati giardini sorrentini. Gli agrumi la fanno da padroni sotto i tipici pergolati peninsulari. Tra l’altro gli agrumi sorrentini resistono più a lungo che in altre aree per il fondo geologicamente iperfertile del costone tufaceo sorrentino, sul quale i depositi di ceneri piroclastiche hanno reso speciale il terreno. Infatti é facile trovare alberi di agrumi secolari. La penisola sorrentina ha storicamente alternato grandi produzioni di arance e di limoni; in maniera decisamente minore presenza di mandarini, cedri e più recentemente pompelmi mandaranci e clementine.
Gli alberi di agrumi sono intercambiabili grazie agli innesti. Gli innesti sono delle operazioni abbastanza difficili a realizzarsi e vanno eseguiti nei periodi primaverili a secondo della fase lunare. Vi é bisogno di esperienza ed anche di una buona dose di fortuna per realizzarli. Ci sono alcune tecniche, le due più utlizzate sono quelle ad occhiello e ad innesto centralizzato. L’innesto consiste essenzialmente nell’inserire un pungolo positamente affilato della varietà che si vuole insertare con speciali coltellini all’interno della corteccia di un ramo dell’albero cje si vuole trasformare. È possibile quindi, nel caso degli agrumi, innestare anche parzialmente o addirittura solo un ramo della pianta. Mio fratello sta tentando di innestare diversi pungoli di clementina( gentilmente offerti dal vicino si giardino) sia su di un pompelmo giovane e nano che da scarsi grutti e non si eccelsa qualità, che su di un vasto ramo di un albero di mandarino di circa 40 anni di età.
Una volta posto il pungolo nella corteccia, uestultima và come medicata con delle piccole striscie di “reffia”
(stringhe naturali simili a paglia) e poi si utilizza un mastice naturale apposito per cementare il tutto. Terminato il tentativo di innesto si ricopre con piccole bustine la parte innestata e con una doppia copertura esterna in carta velina o di sacchetti di carta plastificata.
In questo periodo speciale sarebbe il caso di innestare molti alberi di arancio e trasformarli in limoni o meglio ancora in clementine o ad arance tarocche siciliane. Proprio per tentare un eilancio si un agrumicultura più vaiegata e dare una seconda chance storica alle arance sorrentine.
Le arance sorrentine che avevano un eccellente mercato dentro e fuori dei confini regionali già nel XVIII, XIX e prima metà XX sec. decaddero negli anni ’50 e ’60 proprio perchè piene di semi e perdenti nella concorrenza con le arance siciliane e spagnole. Perdipiù in questi tempi di crisi, fa piangere il cuore vedere l’enorme quantità di arance che marcisce sopra e sotto gli alberi.
Sarebbe il caso di rilanciare questi agrumi con vendite dirette, in modo da rendere i prezzi più accessibili e la filiera più corta. Magari molto agriturismi potrebbero meglio sviluppare questo tipo di vendita al pubblico locale e non solo ai turisti. Così come il limocello ha reso il limone locale un importante mezzo di sussistenza economico nell’ultimo trentennio, le arance, le clementine es i mandarini potrebbero essere rilanciati.
EUGENIO LORENZANO
Meta, costa di Sorrento Chi ha la fortuna di avere un giardino sotto casa é sicuramente un privilegiato in questo mogio periodo si quarantena. Molti hanno riscoperto la gioia dell’orto e dei tanto decantati giardini sorrentini. Gli agrumi la fanno da padroni sotto i tipici pergolati peninsulari. Tra l’altro gli agrumi sorrentini resistono più a lungo che in altre aree per il fondo geologicamente iperfertile del costone tufaceo sorrentino, sul quale i depositi di ceneri piroclastiche hanno reso speciale il terreno. Infatti é facile trovare alberi di agrumi secolari. La penisola sorrentina ha storicamente alternato grandi produzioni di arance e di limoni; in maniera decisamente minore presenza di mandarini, cedri e più recentemente pompelmi mandaranci e clementine.
Gli alberi di agrumi sono intercambiabili grazie agli innesti. Gli innesti sono delle operazioni abbastanza difficili a realizzarsi e vanno eseguiti nei periodi primaverili a secondo della fase lunare. Vi é bisogno di esperienza ed anche di una buona dose di fortuna per realizzarli. Ci sono alcune tecniche, le due più utlizzate sono quelle ad occhiello e ad innesto centralizzato. L’innesto consiste essenzialmente nell’inserire un pungolo positamente affilato della varietà che si vuole insertare con speciali coltellini all’interno della corteccia di un ramo dell’albero cje si vuole trasformare. È possibile quindi, nel caso degli agrumi, innestare anche parzialmente o addirittura solo un ramo della pianta. Mio fratello sta tentando di innestare diversi pungoli di clementina( gentilmente offerti dal vicino si giardino) sia su di un pompelmo giovane e nano che da scarsi grutti e non si eccelsa qualità, che su di un vasto ramo di un albero di mandarino di circa 40 anni di età.
Una volta posto il pungolo nella corteccia, uestultima và come medicata con delle piccole striscie di “reffia”
(stringhe naturali simili a paglia) e poi si utilizza un mastice naturale apposito per cementare il tutto. Terminato il tentativo di innesto si ricopre con piccole bustine la parte innestata e con una doppia copertura esterna in carta velina o di sacchetti di carta plastificata.
In questo periodo speciale sarebbe il caso di innestare molti alberi di arancio e trasformarli in limoni o meglio ancora in clementine o ad arance tarocche siciliane. Proprio per tentare un eilancio si un agrumicultura più vaiegata e dare una seconda chance storica alle arance sorrentine.
Le arance sorrentine che avevano un eccellente mercato dentro e fuori dei confini regionali già nel XVIII, XIX e prima metà XX sec. decaddero negli anni ’50 e ’60 proprio perchè piene di semi e perdenti nella concorrenza con le arance siciliane e spagnole. Perdipiù in questi tempi di crisi, fa piangere il cuore vedere l’enorme quantità di arance che marcisce sopra e sotto gli alberi.
Sarebbe il caso di rilanciare questi agrumi con vendite dirette, in modo da rendere i prezzi più accessibili e la filiera più corta. Magari molto agriturismi potrebbero meglio sviluppare questo tipo di vendita al pubblico locale e non solo ai turisti. Così come il limocello ha reso il limone locale un importante mezzo di sussistenza economico nell’ultimo trentennio, le arance, le clementine es i mandarini potrebbero essere rilanciati.
EUGENIO LORENZANO

Fonte : PositanoNews.it

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