di lucio esposito
La Direttrice Regionale dei Musei Nazionali Campania traccia il bilancio della rassegna “Metamorfosi Campane” e racconta la nuova visione per i luoghi della cultura: «I musei non sono teche polverose, ma piazze vive in dialogo con le comunità».
NAPOLI — Portare il mito classico fuori dalle biblioteche e farlo risuonare tra le pietre millenarie dei nostri siti archeologici, trasformando i musei in spazi di creazione viva, contemporanea e inclusiva. È questa la sfida culturale che anima “Metamorfosi Campane”, la grande rassegna di spettacolo dal vivo promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Campania.
A raccontarci la genesi, il senso profondo e le prospettive di questa iniziativa — inaugurata con il tutto esaurito al Museo Archeologico della Penisola Sorrentina “Georges Vallet” di Piano di Sorrento grazie all’intensa piéce “NESSUNO” di Pako Ioffredo — è la dottoressa Luigina Tomay, alla guida dei musei campani.
Dottoressa Tomay, “Metamorfosi Campane” è partita con grande successo a Piano di Sorrento. Qual è l’idea di fondo che ha ispirato questa rassegna diffusa?
«L’idea nasce dalla volontà di superare la concezione tradizionale del museo inteso come mero contenitore statico di reperti del passato. I nostri siti archeologici, i castelli, i luoghi della cultura della Campania custodiscono una stratificazione storica straordinaria, ma possiedono anche un’anima vibrante che dialoga naturalmente con il presente. Con Metamorfosi Campane abbiamo voluto offrire al pubblico un’esperienza immersiva, in cui il patrimonio monumentale non fa da semplice sfondo scenografico, ma diventa parte attiva e pulsante della drammaturgia. Spettacoli come “NESSUNO” dimostrano che i grandi miti classici — come quello di Ulisse e del Ciclope — mantengono intatta la loro urgenza e parlano dritti alle inquietudini dell’uomo contemporaneo».
Un format che valorizza i luoghi d’arte decentrati rispetto ai grandi flussi turistici tradizionali. Quanto è importante riscoprire la capillarità del patrimonio campano?
«È fondamentale. La Campania è una terra straordinariamente ricca, in cui la bellezza e la storia non si concentrano soltanto nei grandi poli urbani o nei siti di eccezionale fama mondiale, ma si diramano in ogni angolo della regione, dalla Penisola Sorrentina alle aree interne. Musei come quello “Georges Vallet” a Villa Fondi sono presidi culturali vivi e insostituibili per i territori. Portare qui produzioni teatrali di alto livello significa restituire questi spazi alle comunità locali, attrarre nuovi pubblici e stimolare un turismo lento, consapevole e rispettoso del patrimonio».
Il teatro, la musica dal vivo e l’archeologia si fondono in questa rassegna. In che modo i linguaggi del contemporaneo aiutano a rileggere i beni culturali?
«Il linguaggio artistico contemporaneo — penso alla forza della parola scritta, alla recitazione e alle musiche eseguite dal vivo — possiede la straordinaria capacità di accendere una luce nuova sui reperti e sugli spazi che li ospitano. Quando un attore recita o un musicista suona all’interno di un museo archeologico, si crea una sorta di cortocircuito temporale: il passato smette di essere qualcosa di remoto e si carica di una vibrazione emotiva immediata. Per i visitatori e gli spettatori è un modo per riappropriarsi dei luoghi della cultura attraverso l’emozione, l’ascolto e la riflessione condivisa».
Quali sono le prossime sfide che attendono la Direzione Regionale Musei Nazionali Campania per continuare a fare dei musei delle vere e proprie “piazze della conoscenza”?
«La sfida principale è l’accessibilità intesa nel senso più ampio del termine: non solo abbassare le barriere fisiche o cognitive, ma rimuovere quelle psicologiche e culturali che spesso fanno percepire il museo come un luogo distante o d’élite. Vogliamo che i nostri istituti siano luoghi accoglienti, aperti al confronto, capaci di ospitare non solo mostre e archeologia, ma anche teatro, musica, laboratori e momenti di aggregazione sociale. La cultura appartiene a tutti e deve farsi motore di crescita civile ed economica per l’intero territorio regionale. L’ottimo riscontro di pubblico registrato in questo avvio ci dice che la direzione intrapresa è quella giusta».







