Il barbiere, il sensitivo e il Sindaco: i volti incredibili dell’inchiesta di Sorrento
Non era solo una questione di poltrone, ma un vero e proprio “metodo” consolidato. L’inchiesta della Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, ha squarciato il velo su una fitta rete di corruzione che per anni avrebbe governato i destini amministrativi della città del Tasso. Un sistema piramidale dove spiccano figure eterogenee: politici di vertice, dirigenti compiacenti e mediatori dai profili quasi cinematografici.
La “spuntatina” ai capelli: il codice della corruzione
Al centro della ragnatela emerge la figura di Giovanni Coppola, 86 anni, ex barbiere di Vico Equense. Secondo le fiamme gialle, l’anziano non era un semplice pensionato, ma il perno dei contatti riservati. Il linguaggio utilizzato per fissare i summit era un raffinato codice criptico: l’ex sindaco Massimo Coppola chiedeva telefonicamente una “spuntatina ai capelli” per mascherare incontri in hotel dove, secondo l’accusa, avveniva lo scambio di tangenti e nomi da favorire.
Concorsi “blindati” e tariffe per il posto fisso
Le indagini hanno svelato una gestione privatistica della cosa pubblica. Dalle ammissioni dello stesso ex primo cittadino è emerso un tariffario preciso per ottenere un impiego in Comune: tra i 15 e i 20mila euro per un posto da istruttore o nella polizia municipale. Un meccanismo reso possibile, secondo gli inquirenti, dalla complicità della dirigente Mariagrazia Caiazzo, accusata di aver fornito in anticipo i test ai candidati “segnalati” attraverso i classici pizzini.
Il sensitivo e l’affare dello Stadio Italia
Accanto all’ex barbiere compare un’altra figura insolita: Raffaele Guida, sedicente sensitivo e già consulente del sindaco, che avrebbe agito come “termometro” degli umori dei dirigenti e mediatore negli affari più pesanti. Tra questi, spicca l’appalto da 6 milioni di euro per il restyling dello Stadio Italia. In questo caso, la pretesa corruttiva sarebbe stata altissima: una tangente del 10% sull’intero valore dell’opera.
Il coraggio del rifiuto: “Non sono un narcos”
Il sistema ha iniziato a scricchiolare davanti al diniego di alcuni imprenditori. Emblematico il racconto di Mario Parlato, che agli inquirenti ha riferito di aver rispedito al mittente una richiesta di mazzetta da 600mila euro: «Gli dissi che non potevo pagare, non faccio il narcos». Nonostante i tentativi di trattativa al ribasso e i summit notturni senza cellulari per evitare le intercettazioni, la resistenza di una parte del tessuto produttivo ha aperto le prime crepe nel muro di omertà.







