09

Giu
2020

Il “Mediterraneo” di Positano, tana d’artisti e buongustai

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Nelle grandi città c’è sempre un ristorante scelto da alcuni artisti come porto sicuro, ricovero…

Nelle grandi città c’è sempre un ristorante scelto da alcuni artisti come porto sicuro, ricovero dove mangiar bene e rilassarsi, scambiare quattro chiacchiere con i colleghi o con gli amici. Nella ville lumière erano famosi i café parisiens, su tutti “Le Café de Flore”, nel quartiere di “Saint-Germain-des-Prés“, dove potevi incontrare tanto Jacques Prévert quanto Simone de Beauvoir con l’immancabile Jean Paul Sartre; ancora oggi questa tradizione non si è persa, penso al “BaoBar” di Milano che della promozione di giovani artisti ha fatto una missione. A Positano una di queste “tane d’artista” c’è da tempo, ed è il ristorante “Mediterraneo” di Enzo Esposito. Il ristorante Galleria d’Arte di Enzo Esposito è nella parte alta della città del pistrice, un locale nato più di vent’anni orsono per volontà di Enzo che volle trasformare il suo showroom in un luogo dedicato alle Muse e alla buona cucina. Letto sul Corriere della Sera che riapriva, alle spalle finalmente il lockdown e tutte le sue restrizioni, ho voluto testare la cucina della brigata della famiglia Esposito godendomi anche la sua collezione di quadri e di libri. Il ristorante “Mediterraneo” è location calda e accogliente, il personale cordiale e disponibile, colpiscono subito i quadri alle pareti, mi viene in mente che il Signor Esposito ha ospitato artisti del calibro di Peter Ruta, i cui quadri fanno parte anche della collezione di Peggy Guggenheim, pittore che della Costa d’Amalfi è stato ambasciatore negli States, mi azzardo a scrivere. Fra une entrée di mare e uno spaghetto alla “Mediterraneo”, che per uno schiavo del carboidrato come me sono indispensabili per concludere degnamente la serata, mi gusto anche i racconti del mio ospite che quando descrive i “suoi” pittori ha la verve compita e appassionata di un Bonito Oliva. L’ultimo artista ospitato in questo ristorante Galleria è stato Vincente Hernàndez surrealista cubano che è venuto a cercare in Europa quello che lui definisce “lo real maravilloso” a metà strada tra René Magritte e Andrè Breton: Essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto. Il non visto è: mirabĭlis. Bevo dal calice un sorso di falanghina, la carte des vins è quella che ti aspetti da un ristorante di Positano. Chiedo a don Vincenzo Esposito di Gianni Menichetti, mi mostra un quadretto che raffigura una Poiana, straordinario animale realizzato in lamine d’oro che abbagliano; una volta, su uno dei sentieri dei Monti Lattari, mi è capitato di assistere allo spiccare il volo di uno di questi rapaci, la poiana ha una potenza e un’eleganza nel librarsi in aria pari solo all’aquila. Menichetti, che vive con gli animali e per gli animali sa cogliere come Ligabue certe caratteristiche dell’animale che ritrae e le traduce in colori. Il limoncello libera il palato dal grasso sapido delle alici. Mi piacerebbe avere più tempo da trascorrere al “Mediterraneo” , ho piacere che fuori sul piccolo patio coppie inglesi conversino amabilmente così come alcuni italiani dall’inconfondibile accento settentrionale, segno di una rinascita che meritiamo tutti: dispiace profondamente per chi non ce l’ha fatta. L’appuntamento è a Positano dunque Via Pasitea 236, siate o non siate artisti sarete i benvenuti sempre.
di Luigi De Rosa

Fonte : PositanoNews.it

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