Leggo che ad agosto a Positano sarebbero calati i ricavi e che la soluzione dovrebbe essere ridurre il personale, contenere i costi e rinunciare a una parte del fatturato.
Io partirei da una domanda completamente diversa, siamo sicuri che il problema sia il turista?
Da qualche anno abbiamo iniziato a confondere la notorietà mondiale di Positano con la possibilità di poter chiedere qualsiasi prezzo.
Prezzi sempre più alti, spesso fissati molti mesi prima della stagione, mentre servizi, infrastrutture, mobilità, accessibilità e qualità complessiva dell’esperienza non sono cresciuti nella stessa proporzione.
Poi cosa accade?
Il cliente che programma la propria vacanza con 8, 10 o 12 mesi di anticipo guarda Positano, confronta prezzi e servizi con altre destinazioni internazionali e, se non percepisce un rapporto corretto tra ciò che paga e ciò che riceve, semplicemente prenota altrove.
E quando ci accorgiamo che le prenotazioni non sono quelle previste, comincia la rincorsa dell’ultimo minuto con sconti e riduzioni. Questo dovrebbe farci riflettere.
E soprattutto dobbiamo smettere di utilizzare “Positano è piena” come sinonimo di “il turismo sta andando bene”.
Un paese strapieno di persone non significa necessariamente alberghi pieni, ristoranti pieni o aziende che producono maggiore redditività.
Può significare semplicemente migliaia di visitatori giornalieri, escursionisti e turismo mordi e fuggi che congestionano strade, spiagge, porti e servizi senza generare un valore economico proporzionato alla pressione esercitata sul territorio.
Positano non è Ibiza e non deve diventarlo.
Non abbiamo bisogno di inseguire il maggior numero possibile di persone. Abbiamo bisogno di persone che scelgano Positano per soggiornare, rilassarsi, vivere il mare, stare bene con la propria famiglia e trovare servizi all’altezza della reputazione internazionale della destinazione.
Il cliente con elevata capacità di spesa ha una caratteristica fondamentale può scegliere. E spesso programma con grandissimo anticipo.
Non viene perché siamo convinti di essere “la meta del mondo”. Viene se continuiamo a meritare di essere considerati una delle destinazioni più belle del mondo.
Per questo credo che la risposta alla diminuzione dei ricavi non possa essere semplicemente tagliare il personale.
La risposta dovrebbe essere, aumentare la qualità, migliorare le infrastrutture, organizzare i flussi, qualificare i servizi, formare meglio il personale e costruire prezzi sostenibili e coerenti fin dall’apertura delle prenotazioni.
Perché nel turismo di lusso il personale qualificato non è soltanto un costo: è parte del servizio che vendiamo.
Il vero obiettivo non dovrebbe essere avere Positano sempre più piena. Dovrebbe essere avere meno pressione, più qualità, maggiore permanenza e maggiore spesa per singolo visitatore.
Altrimenti continueremo a vedere strade piene e casse più vuote. E continueremo a dare la colpa al turista senza domandarci se, forse, siamo noi che dobbiamo cambiare modello.
Roberto Lauro, Ceo e Fondatore della Sorrento Luxury







