I porto di Salerno, come anche quello di Napoli, non è più la cartolina turistica di un tempo e nemmeno un hub commerciale, ma una ferita aperta nel tessuto urbano.
La coltre malsana dalle navi in sosta ed in manovra, si abbatte sistematicamente sui quartieri residenziali limitrofi, mettendo a serio rischio l’aria che si respira e la salute pubblica.
È questo lo scenario presentato lunedì 6 luglio 2026, alla Casa del Volontariato di Salerno, dalle associazioni Italia Nostra, Legambiente Campania e Movimento Rigenera Campania (rappresentate rispettivamente da Rosa Carafa, Mariateresa Imparato e Gianfranco Nappi) che hanno formalizzato due durissimi esposti ambientali indirizzati all’Arpa Campania e alle Capitanerie di Porto, inviati per conoscenza anche ai sindaci Manfredi e De Luca e all’Autorità di Sistema Portuale.
Con atti formali supportati da foto e video, le associazioni hanno denunciato l’apparente normalità con cui i colossi del mare pretendono di agire: la puzza e l’opacità dei fumi suggeriscono la palese violazione della “Scala di Ringelmann”, delle normative internazionali MARPOL e delle direttive europee, e da maggio 2025 è attiva l’Area SECA (il sistema di controllo delle emissioni di zolfo), una conquista legislativa che rischia però di rimanere lettera morta in assenza di controlli.
In questo contesto, le richieste dei firmatari, più che un atto d’accusa, sono un’istanza di trasparenza immediata:
Alle Capitanerie di Porto, di rendere pubblici gli esiti delle ispezioni sulle navi immortalate nei video; Ad Arpa Campania, di pubblicare senza più ritardi tutti i dati sul monitoraggio della qualità dell’aria dell’ultimo anno, e di installare nuove centraline fisse e mobili nei punti critici del porto di Salerno; Al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, di riferire cosa si sta facendo concretamente per tutelare la salute collettiva.
Per le associazioni non ci si può più permettere che il profitto e lo sviluppo dei porti avvengano sulla pelle di chi vive a ridosso dei moli.
La crescita deve essere sostenibile e non più complice dell’inquinamento ambientale.
Dai dati appena pubblicati sul Porto di Salerno, nel primo trimestre 2026, si registra un +7,98% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un indice di connettività (Liner Shipping Connectivity Index) che lo pone al primo posto come regional port del centro-sud Italia e terzo nel Paese, dopo Genova e La Spezia.
Quest’anno anche Amalfi Coast Cruise Terminal, la società che gestisce il Terminal Crociere Zaha Hadid alla Stazione Marittima di Salerno, ha confermato che il porto salernitano è esploso, crescendo in assoluto più di tutti in Italia.
i residenti del centro storico limitrofo al porto aspettavano fiduciosi la puntata di Linea Blu – Porti d’Italia su Salerno, andata in onda sabato 27 giugno, immaginando che venisse affrontato l’argomento con un’attenzione rivolta alla sostenibilità ambientale, o quantomeno critica verso le mire espansionistiche annunciate di recente. Le telecamere della Rai, invece, hanno mostrato l’Hub Commerciale, la moderna Stazione Marittima “Zaha Hadid” e il gigantesco Molo Manfredi a ridosso della “Porta” della Costa d’Amalfi (territorio Unesco), esaltandone l’ascesa commerciale.
Se da un lato questo successo è motivo d’orgoglio per i cittadini, dall’altro l’aver del tutto glissato sulle recenti polemiche riguardo al possibile ampliamento del porto e ai rischi ambientali per il territorio non ha reso giustizia a Donatella Bianchi, storica ambientalista della tv generalista.
Eppure la contrarietà dei sindaci della Costa d’Amalfi ed in particolare della comunità di Vietri sul Mare riguardo all’ampliamento proposto, è stata forte ed inequivocabile.
Il progetto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, non ha trovato nemmeno il favore dei salernitani, disturbati da anni del passaggio dei Tir in ingresso ai varchi portuali e per l’inarrestabile scomparsa di pezzi di litorale storicamente balneabili.
Nel programma tv, nessun accenno all’eterna polemica politica in atto dagli anni ’50, tra chi ritiene che il porto possa continuare il suo sviluppo a scapito della vivibilità urbana e chi ritiene, invece, che le attuali tecnologie consentirebbero finalmente di spostare l’hub commerciale a sud nell’area industriale, e riqualificare lo storico Porto Manfredi come cerniera tra la città antica e la Costa d’Amalfi.
Nel frattempo sotto l’ombrellone, fantastichiamo sul Porto del futuro…







