20

Mar
2021

La felicità a tavola, come si raggiunge?

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La felicità a tavola, come si raggiunge? Ricorre oggi la Giornata della Felicità. Tanti sono…

La felicità a tavola, come si raggiunge? Ricorre oggi la Giornata della Felicità. Tanti sono i modi per raggiungerla e tra questi non può mancare una bella tavolata tra amici con piatti e calici protagonisti. In un Giro d’Italia delle ricette tipiche, ecco i prodotti simbolo della felicità a tavola, quelli che accendono un sorriso al primo boccone; che sia mozzarella o pesto
Sarà anche la più bella del mondo, come la definisce Roberto Benigni, la nostra Costituzione. Permeati da patriottismo dolce, ben volentieri e in coscienza vogliamo essere d’accordo, sebbene di questi tempi l’art. 1 [Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione], architrave della Carta, traballa non poco, se solo pensiamo al crollo degli occupati nel settore della ristorazione e di tutta l’hospitality.

Buon cibo, buon vino, buona compagnia. La felicità Buon cibo, buon vino, buona compagnia. La felicità

Però bisogna andare negli Usa, anno 1776, per trovare nella dichiarazione d’indipendenza americana il concetto forte e liberatorio “the pursuit of happiness” (la ricerca della felicità). Attenzione: non si può garantire il diritto alla felicità, ma si deve garantire il diritto alla ricerca delle felicità. Alto, lungimirante, foriero di società civile, il diritto alla ricerca della felicità. L’uomo, soggetto desiderante, vive alla ricerca della felicità.

La felicità a tavola, come insegnava Plutarco
Da sempre, come da sedimentata memoria storica, il secondo grande piacere della vita è la tavola. A tavola la ricerca della felicità è appagata e ci si trova a vivere intensi e non brevi momenti di felicità. Diceva Plutarco all’incirca duemila anni fa “non ci sediamo a tavola per mangiare e bere, ma per mangiare e bere insieme” [Dispute conviviali]. Ecco, Plutarco aveva già capito tutto: il secondo più grande piacere della vita è tale, trova appagamento pieno, quando assume gioiosa connotazione conviviale, quando si mangia insieme, e a contatto di gomito (distanziamento obbligatorio, permettendo) ho il commensale. Il commensale, colui che siede insieme con altri alla medesima mensa. E con il commensale divido il pane e ciò che al pane si accompagna: il companatico.

E il pane a tavola non deve mai mancare, come mai manca l’olio per condire. L’olio unge; ungere porta a congiungere e congiungere è ancora convivialità. E mai deve mancare il vino, viatico di felicità, ma anche di infelicità se sorbito in disgustoso eccesso. Quindi, la felicità la si vive a tavola. Si narra di cibi e pietanze che sono “happyness enablers” (abilitatori di felicità) o quantomeno facilitatori di felicità. Quali sono questi cibi e queste pietanze che facilitano il raggiungimento della felicità? Cammin facendo, dacché di cammino trattasi, ci accorgiamo che sono cibi mai disgiunti dai loro luoghi di elezione.

Dal cibo ai romanzi, il sorriso vien mangiando
Una brevissima citazione di Chateaubriand, dal suo “Voyage en Italie” del 1827 “Atene ha spinto i suoi confini fino a Paestum; i suoi templi tracciano una linea sull’ultimo orizzonte di un cielo incantato”. Ed è a Paestum che, alla ricerca della felicità, batte forte il cuore: la meta è vicina! L’emozione dei templi di Hera, di Athena e di Poseidone investiti dalla luce magica del tramonto è felice prodromo iniziatico alla felicità a portata di morso. Sì, la mozzarella di bufala campana dop mangiata voracemente a morsi, con il latte perlaceo che dal polso scivola fin verso il gomito. Felicità.

E dalla penna dello scrittore statunitense Truman Capote nel suo “Ritratti e osservazioni”, ricaviamo spunto per andare felicemente in Sicilia: “Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga”. I fiori del mandorlo ammantano di bianco la Sicilia. Sosta felice a Modica. La città barocca verticale, con i suoi saliscendi. Trionfo di aromi provenienti dalle cioccolaterie storiche dove si fa il Cioccolato di Modica Igp. Nella lavorazione modicana il cacao è una carezza di velluto e lo zucchero è un delicatissimo velo trasparente. Innesti goduriosi le mandorle di Avola, il pistacchio di Bronte. Modica ed il suo cioccolato: culla dolciaria del mediterraneo. Felicità!

E adesso, dalle “Lettere” di Gustave Flaubert, scopriamo dove siamo: “Il faro della Lanterna, come un minareto, dà a Genova qualche cosa d’orientale e si pensa a Costantinopoli”. A suggello che il Mediterraneo unisce e non divide e che è viatico di felicità già la sola fortuna di esserci nati e di viverci in quest’area meravigliosa del nostro piccolo pianeta. L’identità genovese è fatta di mare e di sale, con il mare che dona ed il sale che conserva. A Genova raggiungere la felicità è percorso fascinosamente lungo, dacché transita in struggente melanconia con la macaia. E cosa sia la macaia ce lo dice Paolo Conte, un piemontese che ama Genova: “…macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.”

A Genova la felicità è anche il pesto: basilico di Prà, olio extravergine di oliva, pinoli, pecorino e aglio. Finito? No, che finito! E’ adesso che si comincia: un grande mortaio di marmo e tanto olio di gomito. Siamo al delirio odoroso che conduce alla felicità.

Lo scrittore veneziano Tiziano Scarpa nel suo libro “Venezia è un pesce”, così descrive la sua amatissima città: “E’ dalla notte dei tempi che naviga: ha toccato tutti i porti, ha strusciato addosso a tutte le rive”.

Piaceri del palato che fanno bene all’umore
E come potremmo vivere il secondo piacere fondamentale della vita, quello dello stare a tavola, senza la Serenissima ed i suoi abili mercanti? Saprebbero le nostre pietanze irrorarci piacere olfattivo e gustativo così inebriante se in cucina non vi fosse uso sapiente di pepe, cannella, cardamono, noce moscata ? E’ con Venezia che il Mediterraneo diventa mare universale. Quale eccellenza di sapore è il saor: abbraccio armonioso delle sarde con uvetta sultanina e pepe nero. E possiamo mai lasciare Venezia senza perderci nel labirinto di calli e campielli avendo tra le mani gli scartossi comprati nei fritolini?

Ce la sentiremmo di esaurire qui il viaggio tra gli “happyness enablers” senza la pasta? E quale formato di pasta? Gli spaghetti! ed in voluttuoso abbraccio a cosa? Andiamo in Costiera Amalfitana, a Cetara, antica Cetaria (in latino Cetaria significa tonnara) e ci procuriamo la Colatura di Alici di Cetara DOP. La colatura di alici è discendente diretta del garum romano. E’ elisir innalzatore di gusto. Felicità.

Alla conclusione avvicinandoci, possiamo bene affermare che la tavola, il secondo piacere di cui è dato di godere, è vivere gioiosamente e quindi in appagante felicità quei sapori che non dimenticano i saperi. Felicità è quella sapienza che ci consente di non separare la coltura dalla cultura. Forse, la felicità è non avere smarrito il piacere di ascoltare la poesia del grano che cresce, dell’olio che condisce, del vino che fermenta. Si è ripetuto che lo stare a tavola insieme, mangiando e bevendo bene è il secondo grande piacere della vita. Ovviamente il primo è, ça va sans dire, lavarsi bene bene le mani prima di sedersi a tavola! Non vorrei si fosse frainteso ed equivocato!

Quanto lacunosa e parziale l’elencazione dei cibi e delle pietanze che facilitano il raggiungimento della felicità. Agevolmente ne inseriremmo almeno altre dieci; che dico, almeno altre cento, e poi cento ancora.

Turismo gastronomico, la felicità sta nei piccoli borghi
Passeggiando tranquillamente nelle stradine di uno dei nostri bellissimi borghi che piacciono al mondo, sentiamo profumo di pane. L’olfatto ci guida e arriviamo in questa piccola bottega. Il banco all’ingresso ed il forno sul retro. Due panini: uno ciascuno. “Per piacere, con il coltello, ce li apre a metà ?” “Certamente, e cosa ci metto dentro ?” “Niente, facciamo da noi” “Ah, va bene”. Usciti dalla bottega, si va all’ombra del campanile. “Ma cosa ci mettiamo dentro, non abbiamo niente” “facciamo il primo morso”. Che buono questo pane. In mezzo c’abbiamo messo fantasia e tutto intorno c’è amore! E forse anche questa è felicità.

Conversazioni vespertine rese possibili dalla rete. Discorsi che nascono e non finiscono. La cronaca già affabulata del giorno che finisce ed il desiderio del giorno radioso che verrà. Nessuna fretta. Dormi bene, buonanotte. E forse anche questa è felicità.

Svegliarsi all’alba con il sorriso e pensare: “Che giornata bellissima che è oggi; a pensarci, è il primo giorno della rimanente parte della nostra vita! Saremo mica così sciocchi da sprecarlo? Ma no, ce lo godiamo tutto ponendoci alla ricerca della felicità, consapevoli che già cercarla ci rende felici”.

Fonte : PositanoNews.it

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