La “guerra dei tavolini” infiamma Capri: il Tar decide oggi sul braccio di ferro tra Comune e storici bar della Piazzetta
Al centro dello scontro il nuovo regolamento che impone l’apertura a rotazione invernale per destagionalizzare. Il sindaco Falco: “Si sceglie tra il diritto dei cittadini e i privilegi”. Un nodo che tocca l’intera Costiera.
CAPRI – Il salotto del mondo è diventato un campo di battaglia amministrativa. Oggi, 14 maggio 2026, i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) sono chiamati a pronunciarsi su quella che sull’Isola Azzurra è stata già ribattezzata la “guerra dei tavolini”. Al centro della contesa c’è il nuovo regolamento varato dal Comune di Capri, un tentativo audace di destagionalizzazione che si scontra frontalmente con gli interessi di alcuni dei locali più iconici del territorio.
Un braccio di ferro che va ben oltre i confini isolani, ponendo un interrogativo che riguarda da vicino tutte le località turistiche ad altissima vocazione estiva della Costiera Amalfitana e della Penisola Sorrentina: come bilanciare il profitto privato in alta stagione con il diritto dei residenti a una città “viva” e servita anche nei mesi più freddi?
La norma della discordia: l’obbligo di apertura invernale
La scintilla che ha fatto esplodere la polemica è l’introduzione di una turnazione invernale obbligatoria per i pubblici esercizi. Il nuovo regolamento comunale impone che, nel periodo considerato di “bassissima stagione” (dal 10 gennaio al 28 febbraio), vi sia sempre aperto almeno un bar in Piazzetta e uno a Marina Grande.
Un principio di “buon senso e rispetto”, secondo il sindaco Paolo Falco. «L’isola nei mesi invernali deve vivere comunque», ribadisce il primo cittadino, sottolineando come l’amministrazione chieda semplicemente di garantire un servizio minimo essenziale per i residenti e per chi viaggia per lavoro.
Il ricorso dei “Quattro Grandi” e le sanzioni
A guidare la fronda del “no” sono i titolari di quattro storici locali della Piazzetta: Il Piccolo Bar, Caso, Tiberio e Vuotto. Nonostante la turnazione prevista dall’amministrazione sia spalmata su sei locali (includendo anche il bar Alberto in via Roma e il bar Funicolare, che non hanno fatto ricorso), riducendo l’onere a un inverno di apertura ogni sei anni per ciascun esercizio, i “quattro grandi” hanno deciso di adire le vie legali.
Gli esercenti lamentano costi di gestione insostenibili durante i mesi di bassa affluenza. A pesare, però, è soprattutto la severità delle sanzioni previste dal Comune per chi diserta il turno: fino a venti giorni di sospensione della concessione in piena estate.
La stoccata del Sindaco: “Privilegi a basso costo”
Il sindaco Falco non arretra di un millimetro e sferra un attacco diretto ai ricorrenti, toccando il tasto dolente dei canoni di occupazione del suolo pubblico. I locali della Piazzetta pagano cifre che oscillano tra i 25.000 e i 50.000 euro annui. «Cifre che, rispetto al privilegio di cui godono, restano tutt’altro che adeguate», tuona Falco, lasciando presagire una futura, e temuta, revisione delle tariffe.
Il ragionamento del Comune è netto: chi usufruisce di uno spazio pubblico (la Piazzetta) per fare enormi profitti nei mesi estivi, deve restituire un servizio alla comunità nei mesi invernali.
Lo scontro tra mercato e cittadinanza
Mentre da Marina Grande e dai locali limitrofi non si levano proteste, sull’isola l’opinione pubblica sembra schierarsi compattamente a favore della linea dura dell’amministrazione.
«Qui non è in gioco una semplice regola, ma si discute di qualcosa di molto più profondo: o si sta dalla parte dei cittadini, oppure dalla parte dei privilegi», conclude il sindaco. La diatriba si riduce a uno scontro filosofico prima ancora che giuridico: da un lato le rigide leggi del libero mercato invocate dagli esercenti, dall’altro il dovere di una buona amministrazione di garantire un “caffè in piazza a gennaio” come diritto fondamentale per chi l’isola la vive tutto l’anno.
Oggi la parola passa ai giudici del Tar. La loro pronuncia potrebbe non solo mettere la parola fine alla guerra della Piazzetta, ma creare un precedente giurisprudenziale di enorme impatto per l’intero comparto turistico campano.







