I giornali locali della Costa d’Amalfi, hanno dato discreto risalto alla notizia della Commissione Referendaria che ha dichiarato la non ammissibilità del Referendum Abrogativo per la realizzazione di due grandi opere: la variante in Galleria Maiori-Minori ed il Depuratore Consortile al Demanio.
Da statuto comunale, la Commissione é stata composta da un magistrato in pensione e due avvocati nominati dall’ordine di Salerno, dal sindaco, dal segretario comunale, da un membro della maggioranza ed uno della minoranza.
Che il referendum, così come concepito, fosse tardivo formalmente e tale da non risultare reversibile per alcuni pasaggi formali oltre che rischioso per il bilancio comunale, per il Comitato promotore è stata un responso dal sapore molto amaro, tuttavia segna un passaggio importante, laddove sottolinea che la materia trattata rientra tra quelle di esclusiva competenza del Comune, poiché incide sulla gestione del territorio.
In questa luce, la dichiarazione del sindaco Antonio Capone, che il lato positivo della decisione è di aver evitato di “concentrare il dibattito” in campagna elettorale su questo argomento, in verità non lo esclude affatto, piuttosto lo rende il punto di partenza della primavera elettorale ancor di più, seppur su basi del tutto nuove.
Non viene sancito alcun obbligo o preclusione di azioni da parte dell’amministrazione, anzi la decisione appare un monito per attivarsi in modo costruttivo per individuare tutti gli strumenti tecnici disponibili, al fine di garantire il miglior equilibrio sostenibile tra sviluppo e salvaguardia ambientale, tenuto conto anche del dissesto idrogeologico a cui stiamo assistendo.
Il futuro di queste due megaopere, che se realizzate così come previste, sconvolgerebbero profondamente l’intero comprensorio, appare quindi ancora tutto da scrivere, in prima “pagina” nella pianificazione urbanistica territoriale, a partire dalla prossima primavera.
Gli elettori chiedono ai futuri candidati nei tre comuni della Costa, programmi concreti per la tutela ambientale, la vivibilità e l’economia locale, che indichino in modo tangibile la strada da intraprendere, al netto di slogan generici che bypassano temi tanto cruciali per il territorio.
Il Comitato, rappresentato dal Professor Mario Civale, prendendo atto della decisione, attribuisce la motivazione della “tardività”, come conseguenza diretta del mancato aggiornamento dello strumento referendario da parte del comune di Maiori.
Certo non si può negare che al momento della domanda referendaria, non esisteva ancora un regolamento sul referendum abrogativo, nemmeno obbligatorio a livello comunale.
È innegabile tuttavia che non vi sia stata una vigilanza proporzionata alla portata di opere così tanto impattanti, e che gli esiti procedurali, insiti nelle rispettive fasi progettuali, siano andati avanti fin troppo speditamente.
Il Comitato tuttavia chiede “la pubblicazione integrale degli atti relativi alla pronuncia”, per poter verificare verbali, motivazioni, atti ed istruttoria tecnico-finanziaria.
I dubbi vertono soprattutto sulle stime delle eventuali conseguenze penali e di indennizzo, connesse all’ipotesi di dissesto finanziario, citati nella decisione ma non ancora verificabili a causa dell’assenza di documentazione.
Il professor Civale, pone l’attenzione sulle dichiarazioni del sindaco, che definisce contraddittorie: mentre il progetto della galleria viene considerato in fase embrionale, per il depuratore si parla di “irreversibilità” e di costi tali da compromettere l’equilibrio dell’ente”, invero si tratta però di opere con finalità molto diverse.
Tra le reazioni, quella a caldo della consigliera di minoranza Elvira d’Amato, va interpretata invece, alla luce del suo impegnativo contributo alla stesura definitiva del Regolamento Referendario, svolto in linea all’impegno mostrato in passato sull’argomento.
Al netto dell’ammissibilità del Referendum in Commissione, espressa pienamente con coerenza politica, non si può non riconoscere che le conclusioni tecnico giuridiche alle quali è pervenuta la Commissione, in una certa misura erano già state avvertite da “maioridinuovo” dalle elezioni del 2020.
Nel post che commenta l’esito della decisione della Commissione infatti, si ribadisce che “le ragioni amministrative per bloccare le opere ci sono tutte”, ma conclude anche auspicando che “eventuali iniziative future” siano mirate ad azioni dagli esiti concreti che tengano conto delle necessarie “competenze tecniche oltre che quelle politiche”.







