Costiera Amalfitana

Ieri 5 agosto, il connubio tra musica e archeologia ha unito il Campanile dell’Annunziata e le sue antiche pietre alle sonorità di due strumenti di grande fascino: la fisarmonica e il flauto traverso.

È stata un’occasione unica per scoprire un luogo simbolo della frazione alta di Minori, di norma difficile da visitare, capace per una notte di trasformare la storia locale in un palcoscenico vivo sotto le stelle di un’estate bollente.

​Nonostante qualche difficoltà di arrivare sul posto con le due sole corse previste dalla navetta, che dal centro del paese si arrampica lungo la ripida salita, un nutrito pubblico è riuscito a partecipare all’evento “Fiori Musicali“.

Protagonisti della serata i maestri Alessandro Fratta e Claudio Ginobi, musicisti di consolidata esperienza artistica e didattica.





​Il viaggio sonoro si è aperto non a caso con Oblivion, pietra miliare composta da Astor Piazzolla nel 1984: una melodia malinconica e avvolgente che parla di perdita e memoria. Il concerto è poi proseguito attraversando epoche e stili differenti, alternando temi celebri a brani della tradizione popolare, in un dialogo raffinato tra i due strumenti.

​Ad agevolare l’immersione del pubblico — eterogeneo per età e composto da residenti e turisti — sono stati gli aneddoti evocativi legati al borgo, legati all’infanzia del flautista, uniti a brevi spunti storici e didattici sui brani in programma.

L’atmosfera magica del sito, l’esecuzione suggestiva e la generosa energia comunicativa dei maestri hanno reso l’appuntamento un momento di profonda condivisione umana.

​La fisarmonica ha fatto il resto: con il suo potente mantice ha saputo rubare la scena rivelando la propria natura di “orchestra tascabile“. Nel gioco tra il soffio dei fiati e il timbro ricco dei bassi, si è mossa con disinvoltura dal folk alla musica colta.





Così, alla luce tremolante delle torce, la bellezza delle vestigia ha intrecciato note ed epoche, evocando le generazioni che nei secoli scorsi abitavano la montagna, tra i giardini di limoni abbarbicati sui costoni del canyon fino all’antico centro urbano di Reghinna Minor.

​La storia del luogo merita di essere ricordata: la chiesa era sede della Congrega dell’Annunziata, costituita dai soli pastai minoresi, e per un breve periodo svolse anche la funzione di cappella cimiteriale. Nel 1950, a causa di gravi lesioni murarie, l’edificio venne abbattuto risparmiando unicamente la torre campanaria. Oggi, tra i ruderi, sono ancora riconoscibili due absidi — rarità in Costiera, dove le chiese ne contano tradizionalmente tre — in una delle quali si conservano le tracce di un affresco raffigurante San Michele.

​Se la chiesa risaliva all’XI secolo, il Campanile risale al XII: a pianta quadrata con cella campanaria circolare, sfoggia una cupola e decorazioni a bifora realizzate con l’alternanza di tufo grigio e giallo (di cui spesso resta solo l’impronta nella malta), arricchite da losanghe, rombi e motivi stellati.





​Questo angolo suggestivo è rimasto per anni abbandonato all’incuria, fino al recente intervento di riscatto. Prima 24 scout di Termini Imerese hanno reso l’area nuovamente accessibile; poi nove volontari del progetto Make it Blue (promosso da Acarbio Costiera Amalfitana e dai Campi di Volontariato Internazionale YAP Italia) hanno completato l’opera. Muniti di falci, machete, rastrelli e scope, i ragazzi hanno strappato erbacce, tagliato rovi e rimosso terra e detriti, restituendo dignità a questa indomita sentinella del paese. Insieme a loro hanno lavorato sul campo anche il consigliere Carmine Troiano e il presidente della Pro Loco Minori Giuseppe Apicella, riempiendo oltre venti sacchi di sfalci vegetali e rifiuti vari.





Più di recente un altro intervento di manutenzione della struttura si deve ai volontari del posto, l’associazione Hiking The Amalfi Coast, grazie ai quali si è scongiurato l’inaccessibilità.

L’impegno corale ha certamente ripagato ogni sforzo, restituendo alla comunità, e ieri alla musica, un patrimonio di inestimabile valore per il piccolo borgo.