Oggi Sorrento festeggia Sant’Antonino. Nacque presumibilmente nella seconda metà del VI secolo nel casale S. Silvestro a Campagna. Figlio di Vitale Alessandro Catello (cognome modificato in Cacciottolo per derivazione dialettale) e Adelicia Maddalena De Berea, fra il 555 e il 556 divenne orfano di entrambi i genitori; accolto dai benedettini dell’abbazia di Santa Maria de Strada (o di Furano) di Campagna, vi rimase iniziando il suo noviziato fino alla fine del 500.
Entrò nel monastero benedettino di Montecassino, (sebbene alcune notizie di agiografi del Seicento e dell’Ottocento individuano il monastero presso la sua città natale), ma ben presto, in seguito all’assalto longobardo del 589 dovette riparare a Castellammare di Stabia, ospitato dal vescovo Catello, poi divenuto santo e patrono di questa città.
Divenuto uomo di fiducia del vescovo e poi vicario diocesano, chiese e ottenne da Catello il permesso a ritirarsi sul vicino Monte Aureo essendo desideroso di un periodo di eremitaggio, subito raggiunto dallo stesso Catello; qui i due religiosi fondarono un eremo, che ben presto dovettero abbandonare in seguito ad accuse di apostasia e culti idolatrici che misero in allarme papa Sabiniano.
Dopo breve tempo i due furono prosciolti dalle accuse (grazie a papa Bonifacio III) e poterono riprendere le loro attività di ampliamento della chiesa sul monte che ben presto divenne meta di intensi pellegrinaggi dalla vicina città di Sorrento.
Antonino fu invitato dai sorrentini a trasferirsi in città, presso il monastero benedettino di Sant’Agrippino (618) di cui divenne ben presto abate, espandendo oltremodo la sua fama di santità anche per i numerosi miracoli di cui sarebbe stato protagonista.
Morì il 14 febbraio 625.
Il suo corpo fu messo in una cassa deposta nella muraglia del convento, avendo detto ai suoi seguaci, poco prima di spirare che non voleva essere seppellito «né dentro né fuori la città».
Da questo scaturì l’episodio noto come Miracolo della costa di Sant’Antonino: durante lavori di scavo delle mura un operaio sarebbe stato colpito ad un occhio da una costa del santo, rimanendo accecato ma, in seguito alla processione ordinata dal vescovo, ci fu la guarigione immediata del malcapitato.
La Chiesa cattolica lo ricorda il giorno 14 febbraio:
«Presso Sorrento in Campania, sant’Antonino, abate, che si ritirò in solitudine dopo che il suo monastero fu distrutto dai Longobardi.»
Ecco il programma di oggi
Il culmine, come da tradizione, arriverà all’alba di sabato 14. La città si sveglierà prima del sole, con le prime messe celebrate già alle 5 del mattino. Ma l’immagine più potente resta quella delle 9:30, quando il prezioso simulacro d’argento cesellato nel 1574 uscirà dal portale. A portarlo a spalla, in un legame indissolubile tra fede e fatica, saranno gli uomini di mare di Marina Piccola. Sarà poi l’Arcivescovo Francesco Alfano a chiudere definitivamente la Porta del Giubileo con il canto del Te Deum al rientro della processione.
Il rito intimo e la festa di piazza
Mentre all’esterno la città cambierà volto, invasa dai colori della fiera tradizionale e dal profumo delle piante e degli alberi in vendita – simbolo di rinascita e legame con la terra – nel ventre della Basilica si consumerà il rito più intimo. Migliaia di fedeli scenderanno nella cripta, il “succorpo”, per sfiorare la lamina d’argento unta di olio benedetto e osservare gli ex voto, testimonianza silenziosa di miracoli antichi, come la salvezza dalla peste del ‘600. Un gesto semplice che, da secoli, rinnova il patto di protezione tra Sorrento e il suo Santo.







