Potere e corruzione: Vincenzo Iurillo presenta “Sistema Sorrento” al Refood. Sorrento non è solo terra di agrumi e panorami mozzafiato; è, secondo l’ultima inchiesta letteraria di Vincenzo Iurillo, un ecosistema di potere complesso e pervasivo. Ieri sera, nella cornice del ristorante Refood, si è tenuta la presentazione di Sistema Sorrento, un evento moderato da Serena Pane che ha trasformato un incontro in un’analisi chirurgica della realtà locale. Il filosofo e saggista Isaia Sales ha aperto il dibattito con una riflessione amara sulla natura della corruzione. Se in Italia la corruzione è spesso vista come un fenomeno da cui ogni tanto qualcuno si sottrae, Sales ha dipinto Sorrento come un caso limite: un sistema totalitario. Il saggista ha palesato lo stupore evidenziando un dettaglio quasi surreale della cronaca locale: la scelta, da parte del Sindaco, di un sensitivo come braccio destro. Un paradosso che solleva interrogativi profondi sulla razionalità della gestione amministrativa. L’intervento di Marco Lillo, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, ha invece colpito il cuore della quotidianità dei cittadini. Lillo ha messo a nudo la dinamica del consenso: la facilità estrema nel trovare un impiego non per merito, ma per “diritto di nascita” o legami di amicizia. Un circolo vizioso che svuota di significato il gesto del voto, preferendo il favore personale alla scelta di amministratori competenti e integri. Il protagonista della serata, Vincenzo Iurillo, non ha nascosto l’amarezza per il clima di apatia che si è respirato finora in città. L’autore ha denunciato la totale assenza di interesse da parte della cittadinanza e, ancor peggio, dei futuri leader politici verso un tema così cruciale. Iurillo ha lanciato una sfida diretta ai sorrentini: uscire dall’indifferenza e chiedere conto, cioè andare a cercare quei futuri eletti che oggi “tramano nell’ombra”. E poi pretendere trasparenza perché in un momento in cui i nomi dei candidati restano ancora incerti, è dovere del cittadino interrogare chi aspira a governare. L’evento al Refood non è stato solo la presentazione di un libro, ma un invito collettivo a riprendersi la dignità di cittadini consapevoli in una terra che merita molto più di un sistema basato sul silenzio.







