Penisola Sorrentina

Arte e ospitalità a Sorrento: un anno di successo tra il Bellevue Syrene e il Museo Correale

Festeggia un traguardo di altissimo profilo culturale la partnership tra il prestigioso hotel Bellevue Syrene e il Museo Correale di Sorrento. A esattamente un anno dall’avvio della collaborazione, celebrata nell’ambito dell’iniziativa “Adotta un’opera”, la splendida Scena di caccia del maestro fiammingo David de Koninck è tornata a risplendere dopo un meticoloso intervento conservativo, svelando dettagli inediti e inattesi legami con la grande pittura del Seicento.

La presentazione ufficiale si è svolta negli spazi della struttura sorrentina, suggellando un bilancio straordinario per un progetto che ha saputo unire il mondo dell’accoglienza di eccellenza alla valorizzazione del patrimonio artistico cittadino. Per quasi otto mesi, la Sala Mimmo Jodice del Bellevue Syrene ha ospitato un vero e proprio cantiere di restauro aperto al pubblico. Curato dalle restauratrici Alessandra Cacace e Angela Pepe — con la stretta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio guidata da Paola Ricciardi —, l’intervento ha permesso agli ospiti dell’hotel di osservare da vicino la rinascita della tela.

Il lavoro, condotto tra il novembre del 2025 e i primi giorni di luglio 2026, ha restituito piena leggibilità a un’opera profondamente compromessa dal tempo. La rimozione degli strati di sporco e delle opacità ha riportato alla luce la straordinaria resa materica della selvaggina e l’espressività dei cacciatori. Ma la vera sorpresa è emersa grazie all’analisi dello storico dell’arte Stefano Causa, intervenuto alla serata insieme alla stessa Alessandra Cacace: la tela è risultata essere un’opera dipinta a quattro mani, in cui le figure umane portano l’inconfondibile impronta di un altro grande maestro, verosimilmente Luca Giordano, affiancato allo specialista fiammingo di matrice rubensiana.

«Sostenere il restauro di un’opera appartenente al patrimonio della nostra città è stato per noi un modo concreto di restituire qualcosa a Sorrento», ha dichiarato Elsa Russo, proprietaria del Bellevue Syrene, sottolineando come l’iniziativa rifletta un’idea di ospitalità profondamente radicata nel territorio. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente del Museo Correale, Gaetano Mauro, che ha ricordato come l’accordo suggelli i 205 anni di storia della struttura alberghiera, mentre il Direttore del museo, Fabio Mangone, ha posto l’accento sul valore della fiducia reciproca tra istituzioni pubbliche e imprenditoria privata. Un plauso istituzionale è arrivato anche dal sindaco di Sorrento, Corrado Fattorusso, che ha definito la sinergia un modello virtuoso destinato a produrre frutti straordinari per la città.

La serata, arricchita dalle note del pianoforte di Miki Lubrano Lavadera e del violino di Alberto Marano, non ha rappresentato soltanto un momento celebrativo, ma l’inizio di un nuovo capitolo. Di fronte al successo della prima adozione, il Bellevue Syrene ha infatti ufficializzato il sostegno a un secondo restauro: la Natura morta con figure e pavone, sempre firmata da David de Koninck e custodita nelle collezioni del Museo Correale. Un percorso di mecenatismo e bellezza che continua a crescere, fondendo l’arte dell’accoglienza con la salvaguardia della memoria storica della costiera.





















Arte, mecenatismo e visione per Sorrento: le voci del successo tra il Museo Correale e il Bellevue Syrene

Un traguardo culturale straordinario che unisce la tutela del patrimonio artistico e la forza della sinergia tra istituzioni pubbliche e ospitalità privata. È quanto emerso nel corso dell’evento celebrativo dello scorso 31 agosto — documentato negli spazi del celebre hotel sorrentino — che ha segnato la conclusione del restauro della Scena di caccia di David de Koninck nell’ambito del progetto “Adotta un’opera”.

A ripercorrere le tappe di questo percorso virtuoso sono stati i protagonisti di un’alleanza che guarda al futuro della città: Gaetano Mauro, Presidente della Fondazione del Museo Correale, Elsa Russo, proprietaria del Bellevue Syrene, e il sindaco di Sorrento, Corrado Fattorusso.









Gaetano Mauro: «Un traguardo eccezionale nato dalla forza di fare squadra»

Nel suo intervento, il Presidente del Museo Correale Gaetano Mauro ha espresso profonda emozione per il risultato raggiunto, ricordando come l’opera sia tornata a risplendere dopo essere stata a lungo celata da strati di polvere e sporco.

Mauro ha sottolineato l’intuizione alla base del progetto “Adotta un’opera”, nato anni prima per coinvolgere mecenati, albergatori e privati nella salvaguardia del patrimonio museale. Di fronte a un intervento complesso e oneroso, l’adesione della famiglia Russo e del Bellevue Syrene ha rappresentato una risposta illuminata, nel solco di una tradizione di precursore culturale e commerciale che la famiglia ha sempre incarnato a Sorrento.

Un passaggio chiave del discorso ha riguardato l’innovazione metodologica dell’operazione: per la prima volta, un cantiere di restauro è stato ospitato all’esterno della casa museale, direttamente all’interno di una struttura alberghiera grazie alla sensibilità della Soprintendenza (nelle figure della dottoressa Paola Ricciardi e delle funzionarie Palma Maria Recchia e Francesca Stopper) e alla straordinaria dedizione della restauratrice Alessandra Cacace. Mauro ha concluso ribadendo un principio fondamentale: “Se si riesce a fare squadra e a stare tutti quanti insieme si raggiungono tanti obiettivi; da soli non si va da nessuna parte”.

Elsa Russo: l’ospitalità come legame autentico con il territorio

La proprietaria del Bellevue Syrene, Elsa Russo, ha evidenziato il valore identitario dell’iniziativa, concepita come un modo concreto per restituire qualcosa alla città di Sorrento.

Offrire agli ospiti dell’hotel la possibilità di osservare da vicino, per quasi un anno, il minuzioso lavoro delle restauratrici e di scoprire la storia del Museo Correale rispecchia l’idea di ospitalità in cui crede la proprietà: un’esperienza capace di creare un legame profondo, autentico e duraturo con il territorio che accoglie i viaggiatori. Sulla scia di questo successo, la conferma del sostegno a un secondo restauro firmato sempre da David de Koninck rappresenta la naturale continuazione di un percorso di mecenatismo che continuerà a crescere nel tempo.

Il sindaco Corrado Fattorusso: una nuova sinergia per la cultura sorrentina

Nel suo intervento istituzionale, il sindaco di Sorrento Corrado Fattorusso ha posto l’accento sull’importanza strategica della cooperazione tra l’amministrazione pubblica, le istituzioni culturali e le eccellenze dell’imprenditoria privata.

Fattorusso ha lodato la lungimiranza del Bellevue Syrene e del Museo Correale, sottolineando come il dialogo tra il mondo dell’accoglienza e i simboli storici della città rappresenti una chiave di volta fondamentale per la valorizzazione del patrimonio cittadino e per lo sviluppo di future iniziative culturali di ampio respiro.

Il valore della fiducia e il futuro del turismo culturale: l’intervento del Direttore Fabio Mangone

«Il tema di questa importante operazione non è soltanto la bellezza, ma anche la fiducia». Si è aperto con queste parole l’intervento del Professor Fabio Mangone, Direttore del Museo Correale, durante la serata celebrativa che ha sancito il primo anno di collaborazione tra la storica istituzione museale sorrentina e l’hotel Bellevue Syrene, culminata nel completamento del restauro della Scena di caccia di David de Koninck.

Un discorso intenso e lucido, quello del Direttore, che ha voluto rimarcare i pilastri di un’alleanza virtuosa fondata sul coraggio e sulla cooperazione tra pubblico e privato.

La scommessa della fiducia: dall’intuizione al capolavoro

Mangone ha ripercorso le tappe di un’operazione complessa, a partire dalla rapidità burocratica e organizzativa con cui l’accordo è stato perfezionato. La scommessa iniziale risiedeva tutta nella lettura di una tela fortemente compromessa: un dipinto scurissimo in cui si distinguevano appena i contorni di un cane e pochi altri elementi. La proprietà del Bellevue Syrene ha avuto la lungimiranza di credere nell’investimento, così come la Soprintendenza ha riposto totale fiducia nella struttura alberghiera, affidandole un’opera d’arte fragile e preziosa come se si trattasse di un ospite d’onore.

A tal proposito, il Direttore ha rassicurato ironicamente la proprietà sulla temporaneità del distacco: per accordi contrattuali, la tela restaurata continuerà a essere ammirata all’interno dell’hotel ancora per qualche mese, un periodo prezioso che il museo sfrutterà anche per studiare un sistema di illuminazione museale ad hoc, particolarmente complesso a causa della doppia mano pittorica emersa sul dipinto.

Turismo culturale vs tempo libero: la visione per Sorrento

Un passaggio centrale della riflessione di Mangone ha toccato le politiche di sviluppo turistico, traendo spunto dalle recenti strategie adottate in realtà europee come Barcellona. Il Direttore ha sottolineato la necessità cruciale di distinguere nettamente tra il turismo del tempo libero — slegato dal contesto storico-artistico del territorio — e il turismo culturale.

In quest’ottica, portare i capolavori del Museo Correale fuori dalle mura tradizionali per ospitarli in una struttura alberghiera d’eccellenza non rappresenta soltanto un atto di mecenatismo, ma un volano fondamentale per educare alla cultura, incuriosire i viaggiatori e stimolarli a scoprire il patrimonio custodito in città.

Sinergia pubblico-privato e il ruolo del Museo

Non è mancato uno sguardo propositivo verso le istituzioni e il tessuto economico locale. Mangone ha lodato la straordinaria sensibilità degli albergatori sorrentini, da sempre vicini al Museo Correale — spesso trascurato da enti regionali e ministeriali —, definendo la sinergia con l’imprenditoria privata una forza vitale per la crescita culturale della città.

Accogliendo con favore il dialogo aperto con l’amministrazione comunale e con il sindaco, il Direttore ha ribadito come il Museo Correale e Sorrento debbano continuare a camminare insieme per elevare costantemente la qualità dell’offerta e accogliere un pubblico sempre più consapevole.

La rinascita della “Scena di caccia”: i segreti del restauro svelati dalla restauratrice Alessandra Cacace

Il meticoloso lavoro di restauro che ha restituito splendore alla Scena di caccia di David de Koninck — custodita nel Museo Correale e adottata dal Bellevue Syrene — non è stato soltanto un intervento conservativo, ma un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo per svelare la storia nascosta della tela. A raccontare le fasi tecniche, le difficoltà inaspettate e le straordinarie scoperte emerse durante i mesi di lavoro è stata la restauratrice Alessandra Cacace, affiancata dalla collega Angela Pepe, nel corso della presentazione ufficiale.

Da un’impresa “impossibile” a un cantiere d’eccezione

«Era un grande desiderio che avevo forse da decenni: poter restaurare questo quadro così importante», ha raccontato con emozione la Cacace, ricordando come l’opera sembrasse in principio un’impresa quasi impossibile a causa delle grandi dimensioni e delle complesse condizioni conservative. Il progetto, sostenuto con entusiasmo dalla famiglia Russo all’interno della cornice unica del Bellevue Syrene, ha trasformato il laboratorio in un’esperienza di dialogo stimolante con gli ospiti dell’hotel.

L’intervento, durato circa otto mesi, ha visto la collaborazione fondamentale con Angela Pepe. Un sodalizio professionale che, unendo l’esperienza della maestra restauratrice all’energia e alla curiosità della giovane collega, ha stimolato un continuo aggiornamento metodologico e la ricerca di soluzioni conservative all’avanguardia.

Il “quadro con il cane” e la scoperta della materia

Prima dell’intervento, il dipinto si presentava fortemente oscurato dal tempo e dagli strati di vernice gialla e spessa, al punto da essere popolarmente definito il “quadro con il cane”: a dominare la scena visiva era quasi unicamente il pelame chiaro del cane dalmata in primo piano.

Attraverso una delicata e progressiva opera di pulitura — condotta senza l’uso di solventi aggressivi e documentata con rigore metodologico — la tela è tornata letteralmente a “respirare”. La rimozione delle opacità ha permesso di riscoprire la straordinaria texture pittorica e la resa naturalistica differenziata impressa dal maestro fiammingo: dai dettagli ruvidi del cinghiale e della selvaggina appesa fino alla morbidezza del pelo degli animali, passando per cesti colmi di uccelli e tralci di vite immersi in una gamma cromatica di bianchi e azzurri insperata.

Le sfide strutturali e i segreti svelati dal bisturi

L’analisi ravvicinata e l’uso del microscopio hanno permesso di affrontare con precisione chirurgica le problematiche legate al supporto tessile e ai precedenti restauri. La tela presentava un vecchio intervento di rintelatura i cui margini sul telaio cominciavano a cedere, oltre a zone di lacerazione riparate in passato con toppe e stuccature stratificate.

Rimuovendo con il bisturi i vecchi strati di stucco grigio — stratificatisi in interventi successivi rispetto a stuccature bianche originarie —, le restauratrici hanno recuperato porzioni di colore e dettagli geometrici di fondo altrimenti perduti. D’accordo con la Soprintendenza (nelle figure di Palma Maria Recchia e Francesca Stopper), si è optato per un intervento conservativo mirato sul retro, evitando rifodere traumatiche e preferendo la pulizia della polvere accumulata nel telaio, la stabilizzazione dei bordi e la risessione della tensione originale della tela.

La doppia mano pittorica e i “pentimenti” dell’artista

Uno degli aspetti più affascinanti emersi durante il restauro, confermato anche dallo storico dell’arte Stefano Causa, riguarda la tecnica esecutiva. L’esame autoptico e l’osservazione con lenti d’ingrandimento hanno evidenziato la presenza di mani differenti all’interno della composizione: accanto alla straordinaria stesura naturalistica di matrice rubensiana tipica di De Koninck, le imponenti figure dei cacciatori rivelano una tecnica e una forza pittorica del tutto autonome, aprendo a suggestive ipotesi di un’opera dipinta a quattro mani (probabilmente con l’apporto di Luca Giordano).

Inoltre, la pulitura ha fatto emergere numerosi “pentimenti” del pittore — ripensamenti e modifiche nella posizione dei soggetti in corso d’opera — e dettagli insoliti, come la sagoma di una mano celata sullo sfondo, che lasciano supporre il riutilizzo di una tela in parte già impiegata in precedenza. Indagini diagnostiche future, come la riflettografia a infrarossi, potranno aggiungere ulteriori tasselli alla comprensione di questo capolavoro ritrovato.

Intervista a Gaetano Mauro: «Il successo di “Adotta un’opera” e la rinascita del capolavoro al Bellevue Syrene»

Una giornata storica per il Museo Correale e per l’intera offerta culturale di Sorrento. Ai microfoni di Positanonews, nel corso dell’evento che ha celebrato il primo anno di collaborazione tra la struttura museale e l’hotel Bellevue Syrene, il Presidente del Museo Correale Gaetano Mauro ha tracciato un bilancio entusiasta di un’iniziativa che definisce «geniale» e destinata a lasciare il segno.

Al centro dell’intervista c’è il completamento del restauro della monumentale Scena di caccia del pittore fiammingo David de Koninck, un’opera tra le più grandi della collezione del museo che per anni era rimasta celata sotto spessi strati di sporco e vernice scura, al punto da rendere visibile quasi unicamente il cane in primo piano. «Adesso, osservandolo, è di una bellezza unica, veramente straordinario», ha dichiarato Mauro, sottolineando la metamorfosi cromatica e materica del dipinto.

Un modello vincente di mecenatismo partecipato

L’operazione si inserisce nel più ampio successo del progetto “Adotta un’opera”, un’iniziativa di crowdfunding e mecenatismo culturale ideata per coinvolgere albergatori, operatori turistici e cittadini privati. I numeri raccontano una crescita esponenziale: se nella prima fase il progetto ha raccolto ben 25 adesioni, la seconda fase ha già raggiunto quota 8 partecipazioni, portando a circa 33-35 le opere restaurate negli ultimi cinque-sei anni. Un traguardo eccezionale se si pensa che, in un intero secolo di storia precedente, il museo aveva curato solo una manciata di interventi conservativi.

Il cantiere aperto e il futuro al Museo Correale

Tra gli aspetti più innovativi dell’accordo c’è stata la scelta — inedita e di grande impatto — di trasferire temporaneamente il cantiere di restauro all’interno del Bellevue Syrene. Una formula che ha permesso agli ospiti dell’albergo di fermarsi, incantati, a osservare da vicino la pazienza millimetrica e la competenza tecnica delle restauratrici all’opera.

Sull’onda di questo successo, il Museo Correale guarda già al futuro: l’obiettivo è realizzare prossimamente un’area di restauro permanente all’interno della struttura museale, in modo che i visitatori possano continuare a vivere l’esperienza emozionante del “restauro dal vivo” al termine del percorso espositivo. Nel frattempo, la tela restaurata farà ritorno nella sua collocazione originaria — proprio all’ingresso dell’accoglienza, come stabilito storicamente già negli anni Cinquanta — dove sarà valorizzata da un nuovo e apposito sistema di illuminazione.

La forza di fare squadra

In chiusura, riflettendo sulla gestione amministrativa e manageriale del museo, Mauro ha ribadito la filosofia che ha guidato il suo mandato: «Il mio compito non è essere un critico d’arte, ma scegliere le persone giuste e metterle al posto giusto per formare una squadra coesa». Un gioco di squadra che, unendo pubblico e privato, continua a produrre frutti straordinari per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale di Sorrento.

Il capolavoro ritrovato: lo storico dell’arte Stefano Causa svela i segreti della “Scena di caccia” di De Koninck

Il meticoloso restauro della Scena di caccia — l’imponente tela del pittore fiammingo David de Koninck custodita nel Museo Correale e recentemente restituita al suo splendore grazie al sostegno dell’hotel Bellevue Syrene — non ha soltanto salvato un’opera compromessa dal tempo, ma ha riscritto una pagina fondamentale della storia dell’arte in Italia meridionale.

Ad approfondire la portata eccezionale della scoperta è stato lo storico dell’arte Stefano Causa, che nel corso della presentazione ufficiale ha analizzato i dettagli stilistici emersi dopo la pulitura condotta dalla restauratrice Alessandra Cacace.

Una delle più grandi nature morte fiamminghe del Sud Italia

La tela, un tempo quasi illeggibile a causa di strati di vernice scurita e polvere che lasciavano intravedere a fatica poco più che il cane in primo piano, si rivela oggi in tutta la sua magnificenza. Come sottolineato da Causa, l’opera rappresenta «una delle più grandi nature morte fiamminghe che si trovano in Italia meridionale», firmata da uno specialista assoluto delle scene di caccia di matrice rubensiana quale era David de Koninck.

Il mistero delle quattro mani: l’impronta di Luca Giordano

La vera svolta critica emersa durante il restauro, confermata dall’analisi autoptica e dal confronto con le restauratrici, riguarda la realizzazione esecutiva. L’esame ravvicinato ha infatti evidenziato che la tela è stata dipinta a quattro mani.

Mentre il naturalismo straordinario e la resa materica di animali, selvaggina e cesti portano l’inconfondibile firma di De Koninck, le imponenti figure dei cacciatori presenti nello sfondo rivelano una mano completamente diversa e autonoma. Un’evidenza stilistica che, secondo lo storico dell’arte, apre a un’ipotesi affascinante e di altissimo profilo: che il maestro fiammingo abbia collaborato strettamente con un gigante della pittura napoletana del Seicento, quasi certamente Luca Giordano.

Il valore del recupero critico

Grazie all’intervento conservativo, il dipinto ha recuperato non solo la brillantezza della tavolozza originaria, ma anche la corretta spazialità e i piani di profondità. Questo permette oggi una lettura critica rigorosa e fondamentale per un’opera che, fino a ieri, risultava pesantemente compromessa nella sua intelligibilità visiva. Un traguardo che unisce la tutela del patrimonio pubblico alla lungimiranza del mecenatismo privato, restituendo alla città di Sorrento un tesoro d’inestimabile valore storico e artistico.

Il valore della fiducia e la scoperta scientifica: le parole del Direttore Fabio Mangone

Ai microfoni di Positanonews, il Direttore del Museo Correale, il Professor Fabio Mangone, è tornato a sottolineare la portata straordinaria del traguardo raggiunto in occasione del primo anniversario della collaborazione con il Bellevue Syrene e della presentazione della restaurata Scena di caccia di David de Koninck.

Un’intervista che ha messo in luce non soltanto il successo estetico dell’operazione, ma soprattutto la sua rilevanza sul piano scientifico e metodologico:

La conferma e la scoperta attributiva: Se l’intervento ha confermato in pieno la maestria di De Koninck nella straordinaria resa degli animali, la pulitura e le analisi condotte in accordo con lo storico dell’arte Stefano Causa hanno permesso di svelare un dettaglio sensazionale. La parte superiore e le figure umane non appartengono infatti alla mano del pittore fiammingo — che solitamente non realizzava figure umane —, bensì a un altro artista di altissimo profilo, aprendo a nuove e rilevanti prospettive di studio che saranno presto oggetto di pubblicazioni scientifiche.

Il cerchio della fiducia: Mangone ha ribadito come l’intero progetto si regga su una fitta rete di fiducia reciproca. La fiducia della proprietà del Bellevue Syrene (nella persona di Elsa Russo) nel credere che sotto la patina scura della tela si celasse un capolavoro; la fiducia del museo e della Soprintendenza nell’affidare un’opera d’arte fragile e preziosa alla cura e all’ospitalità della struttura alberghiera; e la totale fiducia riposta nella professionalità e nella sensibilità della restauratrice Alessandra Cacace.

Un punto di partenza, non di arrivo: Celebrato esattamente a dodici mesi di distanza dall’annuncio del progetto, il completamento dell’opera non rappresenta la conclusione di un percorso, ma il suggello di una sinergia virtuosa tra cultura e ospitalità privata che, nelle intenzioni del Direttore e della Fondazione, è destinata a crescere e a consolidarsi nel tempo.