SORRENTO – In un’epoca storica in cui le parole d’ordine globali sono “riforestazione urbana”, “contrasto alle isole di calore” e “depavimentazione”, a Sorrento si va in direzione ostinatamente contraria. L’ultimo episodio, che ha sollevato un’ondata di indignazione, porta la firma dell’EAV (Ente Autonomo Volturno) e riguarda la distruzione di due storici e maestosi esemplari di Yucca gigantea situati nei pressi della stazione ferroviaria della Circumvesuviana.
La denuncia arriva forte e chiara da Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno, che non usa mezzi termini per definire l’accaduto.
Il fatto: rase al suolo piante monumentali per un muretto
L’intervento ha preso di mira due possenti piante decennali posizionate ai margini della breve scalinata – appena sei gradini – che conduce al piazzale della stazione. La loro “colpa”? Aver spinto, con la naturale e vigorosa crescita del tronco, il muretto di contenimento dell’aiuola.
“Triste e vergognoso appare l’intervento eseguito ai danni di due decennali e possenti Yucche,” dichiara Claudio d’Esposito. “Le piante sono state ritenute colpevoli di aver ‘spinto’ con la crescita il muretto di contenimento. Si è preferito risolvere il problema ‘alla base’… eliminando le piante che offrivano ombra e impreziosivano la scalinata.”
La Yucca gigantea (nota anche come Yucca elephantipes per la somiglianza del suo tronco alla zampa di un elefante) è una pianta originaria del Messico e dell’America centrale. Molto resistente alla siccità e priva di grandi esigenze, è da sempre un elemento tipico e di pregio del paesaggio della Penisola Sorrentina, utilizzata nei giardini privati, negli alberghi e nelle aiuole pubbliche. Secondo le stime del WWF, gli esemplari abbattuti avevano un valore economico di mercato di diverse migliaia di euro.
La critica del WWF: “In un paese civile si sarebbe salvato il verde”
Il cuore della polemica risiede nella totale mancanza di una visione alternativa e sostenibile da parte dei progettisti e degli esecutori dell’opera. Invece di abbattere la vegetazione, l’ingegneria urbana moderna suggerisce soluzioni armoniose che integrino la natura anziché distruggerla.
La soluzione alternativa: Sarebbe bastato ricostruire il muretto in economia, spostandolo di pochi centimetri, oppure sostituirlo con una semplice ringhiera o un passamano in ferro o legno.
Il paradosso infrastrutturale: “Ma è mai possibile – incalza il presidente del WWF – che in un paese dove si scava fino alle viscere del sottosuolo per costruire megaparcheggi interrati e gallerie per le auto, non si è poi in grado di sistemare ‘sei scalini’ senza distruggere altro verde?”
Una “Città del Verde” che fatica a nascere
L’abbattimento solleva un interrogativo più ampio sulla gestione del territorio e sulla sensibilità ambientale delle istituzioni locali e degli enti che vi operano. Mentre le temperature estive diventano sempre più insopportabili e i cittadini chiedono a gran voce zone d’ombra e alberature, la rimozione di queste piante rappresenta un grave passo indietro.
L’affondo finale di d’Esposito è un appello alla coscienza collettiva:
“Quanto ancora dovremo attendere affinché la nobile ‘Città di Sorrento’ sviluppi una nuova sensibilità e rispetto per la Natura, che non è un vezzo di associazioni o ambientalisti di turno, ma una necessità sempre più vitale per tutta la popolazione?”
L’ultimora che conferma la paternità dell’intervento da parte di EAV lascia l’amaro in bocca ai residenti e ai pendolari: una gestione della cosa pubblica che, secondo gli ambientalisti, purtroppo “non si smentisce mai”.
Foto di Luigi De Pasquale







