Penisola Sorrentina

Sette nuovi arresti domiciliari e due divieti di dimora hanno tracciato il perimetro esterno, ma il vero centro di gravità del presunto sistema di corruzione sorrentino ruotava ostinatamente attorno a due sole figure: l’ex sindaco Massimo Coppola e il suo fidato intermediario, Raffaele Guida, noto come “Lello il Sensitivo”.
Mentre l’inchiesta sul “Sistema Sorrento” entra nella sua fase più calda, dalle carte del fascicolo firmato dal gip Maria Concetta Criscuolo ed elaborato dalla Procura di Torre Annunziata (guidata da Nunzio Fragliasso), emergono dettagli che sembrano usciti da una spy story. Un vero e proprio ecosistema di comunicazioni segrete e parallele, ideato con un unico scopo: spartirsi la torta degli appalti pubblici sfuggendo ai radar delle intercettazioni.

I “canarini”: vecchi cellulari e sim fantasma

A ricostruire il modus operandi del duo sono stati i militari della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, agli ordini del capitano Francesco Tartaglione, con il fondamentale supporto tecnico dei colleghi dello Scico di Roma.
Secondo l’accusa, per discutere dei temi più “scottanti” — assunzioni pilotate, percentuali da estorcere agli imprenditori, dazioni di denaro — Coppola e Guida non utilizzavano i loro smartphone personali, ma dispositivi dedicati, ribattezzati in codice “canarini”. La rete clandestina si basava su alcune precise accortezze tecniche:

Cellulari di vecchia generazione: Venivano utilizzati semplici dispositivi GSM, sprovvisti di connessione internet e di applicazioni di messaggistica moderna (come WhatsApp), rendendo più difficile l’intercettazione telematica.
Le utenze “ombra”: All’interno dei telefoni venivano inserite schede SIM intestate fittiziamente a cittadini extracomunitari, risultati totalmente inesistenti all’anagrafe.

Il passo falso e l’acquisto in negozio

La svolta investigativa, come riportato oggi in un retroscena a firma di Marco De Rosa su Il Mattino, è arrivata paradossalmente a causa di un passo falso sulle utenze “pulite”. Mettendo sotto controllo i telefoni ufficiali e le chat di WhatsApp, gli investigatori hanno notato un’anomalia ricorrente: ogni volta che il discorso tra l’ex sindaco e il “Sensitivo” si faceva troppo rischioso, la conversazione si interrompeva con un sibillino rimando ai “canarini”. Un’intuizione che ha permesso alle Fiamme Gialle di individuare il canale parallelo.
L’aspetto forse più clamoroso delineato dagli inquirenti riguarda l’approvvigionamento del materiale. Sarebbe stato lo stesso ex sindaco Coppola a recarsi fisicamente in un negozio di telefonia di Sorrento per acquistare i vecchi cellulari e le SIM intestate a nomi di fantasia, per poi consegnare uno dei dispositivi direttamente nelle mani di Guida.

Le tariffe delle tangenti: “Chi troppo vuole nulla stringe”

È proprio intercettando questi dispositivi “sicuri” che la Procura ha potuto ascoltare in presa diretta il presunto mercimonio della cosa pubblica. Le conversazioni catturate descrivono dialoghi espliciti sugli imprenditori pronti ad aggiudicarsi le gare e sulle percentuali delle mazzette da esigere.
Ne emerge il ritratto di un sindaco non solo pienamente consapevole, ma operativo e calcolatore. Pur evitando accuratamente di incontrare di persona i titolari delle aziende, Coppola avrebbe impartito direttive millimetriche al suo mediatore. In un’intercettazione chiave riportata nell’ordinanza, l’ex primo cittadino si preoccupa persino di “calmierare” il prezzo della corruzione, per paura di far saltare gli affari:

“Ovviamente non ci dobbiamo sacrificare al massimo… se li tiriamo troppo assai poi prendiamo… chi troppo vuole nulla stringe”.

Guida: non un millantatore, ma la “longa manus”

Il quadro tracciato dal gip Criscuolo spazza via l’ipotesi che “Lello il Sensitivo” potesse essere un semplice faccendiere o un millantatore in cerca di visibilità. Per il magistrato, Guida era a tutti gli effetti la “longa manus” dell’ex sindaco.
La sintonia tra i due era totale: ogni singolo incontro che il “Sensitivo” teneva con professionisti e imprenditori interessati agli appalti e ai concorsi del Comune di Sorrento, era sistematicamente preceduto e seguito da un briefing telefonico sui “canarini”. Agivano, per usare le parole del giudice, “di perfetta intesa”. Un’intesa che oggi rappresenta l’architrave di una delle inchieste più dirompenti nella storia recente della Penisola Sorrentina.