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Apr
2020

Sorbillo, il pizzaiolo-simbolo di Napoli “Chiuderò quattro locali”. Assurdo vietare il delivery in Campania se in tutta Italia è possibile

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Sorbillo, il pizzaiolo-simbolo di Napoli “Chiuderò quattro locali”. Assurdo vietare il delivery in Campania se…

Sorbillo, il pizzaiolo-simbolo di Napoli “Chiuderò quattro locali”. Assurdo vietare il delivery in Campania se in tutta Italia è possibile . Oggi il nostro amico e positanese acquisito, si sfoga sul Mattino di Napoli, primo quotidiano della Campania, da Positano in Costiera amalfitana non possiamo che sostenerlo . Non riuscirà ad aprire almeno quattro locali, di cui due a Napoli e due a Milano. Quando si allenterà la presa dell’embargo, avrà difficoltà ad aprire la pizzeria sul Lungomare e, probabilmente, anche quella al Vomero. Parola di Gino Sorbillo, erede di un’antica generazione di pizzaioli e al tempo stesso bandiera del food napoletano da esportazione in Italia e nel mondo. Pizzerie, paninoteche, trattorie chiedono il delivery, il cibo da asporto, per rilanciare un’economia ferma e garantire un servizio. Tema cruciale, che potrebbe sbloccarsi la prossima settimana, con un incontro tra il presidente della Regione Vincenzo De Luca e i rappresentanti di categoria, in vista del 25 aprile e del primo maggio. Al momento è Massimo Di Porzio, titolare della storica pizzeria Umberto e presidente della Fipe confcommercio, a battere sull’importanza delle consegne a domicilio: «De Luca ci disse di resistere per 15 giorni. Ma ora è passato un mese e mezzo e abbiamo chiesto due volte un appuntamento ma stiamo aspettando. Ho amici a Milano che mi raccontano del pranzo di Pasqua che gli è stato consegnato a domicilio. Per questo abbiamo avviato un’organizzazione con alcuni pizzaioli come Gino Sorbillo, Ciro Salvo, Franco Pepe e la risposta sui social è stata fortissima con oltre 400 locali in Campania che chiedono di ripartire almeno con le consegne». Poi, la nota più amara: «Quando l’emergenza finirà – spiega Di Porzio – le persone non verranno più al ristorante come prima, ci aspettiamo un calo del 60-70% e molti non ce la faranno. Dobbiamo pensare non solo agli imprenditori, ma a tutti i dipendenti. Per questo abbiamo pensato di riunire un po’ di personale in cooperative che potrebbero occuparsi delle consegne con i dispositivi di protezione adeguati. Ma ripeto, vogliamo un segnale, un dialogo». Tocca a Gino Sorbillo scattare l’istantanea da Napoli: «Trenta o quaranta pizze da asporto al giorno per molti locali potrebbero rappresentare una sopravvivenza minima. La crisi è durissima – spiega all’Ansa – anche io quando ci sarà la ripartenza dovrò lasciare chiusi almeno quattro locali, tra cui, credo, quello sul lungomare di Napoli». Tutto ruota attorno al delivery, dunque: «Parliamo di cibo appena cotto e consegnato in tutta sicurezza – spiega Sorbillo – abbiamo ideato un confezionamento con pellicola alimentare che avvolge la scatola della pizza, che verrebbe confezionata appena uscita dal forno a 100 gradi, creando una camera d’aria bollente di sicurezza». Un primo passo che garantirebbe una minima sopravvivenza: «Parliamo – spiega Sorbillo – di una trentina di pizze al giorno che nel week-end possono salire a 80-100. Numeri per i quali forse non varrebbe nemmeno la pena riaprire ma sarebbero un primo passo. Questa chiusura danneggia paurosamente tutti, le piccole pizzerie ma anche i pizzaioli che hanno molti locali e pagano affitti alti in alcuni casi. Io stesso dovrò chiudere almeno quattro locali, quello sul lungomare di Napoli, che ha un affitto molto alto, e Zia Esterina al Vomero, ma anche due punti a Milano, credo Olio a Crudo e Zia Esterina. Per ora l’unica pizzeria che funziona regolarmente è quella di Tokio, dove si serve anche la pizza al tavolo». E al Mattino, Sorbillo aggiunge: «Va consentito il delivery anche alle piccole trattorie, per evitare che le persone si affollino in un supermercato, dove vigilanza e sanificazione non sono sempre al massimo».
LA NOTA
Spiega Gaetano Genovesi, dell’omonima pizzeria di via Manzoni: «Aprire ed essere operativi solo al 20/30% non basta. Naturalmente se la Regione dovesse permetterci di fare il delivery valuterò in base alle esigenze del momento se attivare o meno questo servizio». Intanto, si attendono gli esiti della battaglia legale aperta proprio a Napoli contro la delibera di giunta regionale che tiene chiuse le pizzerie. Parola al Tar, in un match che finora ha sempre visto confermare i provvedimenti firmati da De Luca. Interviene il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, esponente della maggioranza che sostiene De Luca: «Siamo favorevoli nel consentire le consegne a domicilio di cibo e bevande così ci sarà meno gente in strada, alcune attività torneranno a lavorare ed i prezzi saranno calmierati, dal momento che in questi 40 giorni di quarantena c’è stato il monopolio assoluto di alcuni punti vendita, su alcuni settori merceologici».

Fonte : PositanoNews.it

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