di lucio esposito
Dal 9 luglio all’11 ottobre, la Fondazione Sorrento rende omaggio al maestro aragonese con una mostra monumentale dedicata alla sua straordinaria opera grafica.
Le storiche sale di Villa Fiorentino si preparano ad accogliere uno degli appuntamenti espositivi più importanti della stagione culturale 2026. Dal 9 luglio all’11 ottobre, la splendida dimora sorrentina, sede della Fondazione Sorrento presieduta dal comandante Gianluigi Aponte, ospiterà la mostra interamente dedicata all’opera grafica di Francisco José de Goya y Lucientes (1746–1828), uno dei massimi geni della storia dell’arte universale.
L’esposizione, curata dallo storico dell’arte Luca Baroni, offre al pubblico un’opportunità unica: ammirare le celebri serie grafiche di Goya presentate per la prima volta da anni in Italia nella loro completezza. Attraverso questi capolavori assoluti dell’incisione, i visitatori potranno viaggiare nel profondo dell’animo umano, scoprendo la modernità rivoluzionaria e la potenza espressiva del maestro aragonese.
Un percorso tra luci e ombre
Il percorso espositivo si snoda tra i fogli di cicli fondamentali:
D’Après Velázquez: un precoce omaggio al genio del pittore spagnolo del Seicento.
I Capricci (Los Caprichos): un’aspra satira dei vizi umani e delle superstizioni del tempo.
I Disastri della guerra (Los Desastres de la Guerra): una cruda testimonianza della violenza sociale, toccata con mano dall’artista.
La Tauromachia (La Tauromaquia): una serie vivace che anticipa un tema che, oltre un secolo dopo, sarà ripreso anche da Picasso.
I Disparates (o Proverbi): la raccolta più enigmatica, dove il dramma della sordità, che colpì l’artista nel pieno della maturità, si traduce in amare visioni dal carattere lucido e disincantato.
Rigore scientifico e sinergie istituzionali
La curatela di Luca Baroni, esperto studioso di grafica antica e contemporanea e direttore della Rete Museale Marche Nord, garantisce un solido rigore scientifico. Grazie a un approccio didattico curato, esperti e appassionati potranno comprendere a fondo la tecnica raffinata dell’acquaforte e dell’acquatinta, strumenti con cui Goya ha rivoluzionato l’incisione, anticipando le avanguardie del Novecento. La mostra è inoltre accompagnata da un prezioso volume di studi (con-fine edizioni, 208 pp., illustrato a colori, ed. bilingue italiano/inglese).
L’evento, promosso dalla Fondazione Sorrento in sinergia con le principali istituzioni locali, conferma la città di Sorrento come polo di riferimento internazionale per le grandi mostre d’arte. Il progetto nasce da una nuova iniziativa culturale di arturo, del patron Gino Fienga, realizzata in stretta collaborazione con The Art Co. e con la Rete Museale Marche Nord. Per la prima volta, inoltre, la mostra si estende anche all’interno delle sale del Museo Correale, che ha sposato e impreziosito questo importante progetto culturale.
Informazioni Utili
Dove: Villa Fiorentino (Corso Italia, 53) e Museo Correale, Sorrento.
Quando: Dal 9 luglio all’11 ottobre.
Orari Villa Fiorentino: Tutti i giorni, 10:00 – 20:00 (orario continuato).
Biglietti: 10 euro. Ingresso gratuito per i residenti in penisola sorrentina.
Un’occasione imperdibile per unire la bellezza paesaggistica della costiera alla grandezza della cultura mondiale.
Goya: l’ultimo dei maestri antichi, il primo dei moderni
Francisco José de Goya y Lucientes (1746–1828) non è stato solo un pittore e incisore di corte; è stato lo specchio profondo e tormentato di un’epoca di radicali mutamenti storici. Considerato il ponte tra l’arte classica e le avanguardie moderne, la sua parabola creativa si muove tra la luce della ragione illuminista e le ombre inquiete dell’irrazionale.
Dalle origini aragonesi al successo madrileno
Nato a Fuendetodos nel 1746 da un maestro doratore, Goya iniziò il suo apprendistato presso la bottega di José Luzán y Martínez, per poi trasferirsi a Madrid a 18 anni. Il suo percorso formativo fu segnato da un fondamentale viaggio a Roma (1770–1771), dove entrò in contatto con il classicismo e con maestri come Piranesi, che influenzarono duramente la sua fantasia.
Tornato in Spagna, ottenne rapidamente prestigio, venendo nominato pintor del rey nel 1786. In questa prima fase, la sua produzione fu caratterizzata da ritratti aristocratici e dai celebri “cartoni per arazzi”, che ritraevano con uno stile vivace e colorato i costumi e il folclore spagnolo.
La malattia e la svolta tragica
Il 1793 segnò uno spartiacque esistenziale e artistico: una grave malattia, mai diagnosticata con certezza, lo lasciò sordo e profondamente cambiato. L’isolamento e la sofferenza fisica trasformarono la sua arte: i toni gioiosi lasciarono il posto a una visione del mondo cupa, pessimista e disincantata.
Nonostante il successo sociale – nel 1799 divenne Primer Pintor de Cámara – Goya iniziò a esplorare i lati oscuri dell’animo umano, occupandosi di follia, superstizioni e corruzione. Opere come i Capricci (1799) testimoniano questa caustica satira dei vizi del tempo, arrivando a sfidare l’Inquisizione.
Testimone della storia e del dramma umano
La brutale occupazione napoleonica della Spagna (1807–1814) ebbe su Goya un impatto devastante. Le atrocità del conflitto trovarono espressione diretta in cicli grafici e pittorici di inaudita potenza, come I disastri della guerra e le iconiche tele del 2 maggio 1808 e 3 maggio 1808, in cui l’orrore della violenza bellica viene fissato senza filtri.
Il ritiro nella “Quinta del Sordo” e l’esilio
Negli ultimi anni, deluso dall’assolutismo di Ferdinando VII, Goya si ritirò in isolamento nella sua residenza, la Quinta del Sordo. Qui realizzò le famose Pitture Nere (1819–1823), visioni ossessive e tragiche dipinte direttamente sui muri, tra cui spicca il terribile Saturno che divora i suoi figli.
Nel 1824, Goya scelse di autoesiliarsi a Bordeaux, in Francia, dove visse serenamente i suoi ultimi anni dedicandosi alla litografia e alla pittura, fino alla morte avvenuta nel 1828 all’età di 82 anni. Le sue spoglie, dopo una serie di complesse traversie, riposano oggi dal 1919 nella cappella di San Antonio de la Florida a Madrid, in un luogo che egli stesso aveva affrescato.
L’eredità artistica
Goya è un artista difficile da catalogare: il suo stile, libero dagli schematismi accademici, anticipa tanto il Realismo quanto il Romanticismo, aprendo la strada a giganti del Novecento come Ensor, Munch e Bacon. La sua capacità di indagare l’irrazionale e le pulsioni umane, unita a una pennellata grintosa e vibrante, lo rende un punto di riferimento imprescindibile nella storia dell’arte universale.







