Scrivo queste righe in forma anonima. Non per gusto del mistero e nemmeno per codardia, ma per una ragione molto concreta: segnalare certe dinamiche, soprattutto quando avvengono sempre nelle stesse zone e con le stesse modalità, può esporre a ripercussioni personali o a un clima di ostilità evitabilissimo. Eppure, proprio perché parliamo di Sorrento — una città che vive di accoglienza, bellezza e reputazione — credo sia doveroso raccontare ciò che, ormai, molti vedono e molti subiscono.
Il fenomeno: dall’offerta alla molestia
Chi frequenta la zona pedonale, tra bar e ristoranti, lo nota: i venditori ambulanti di rose stanno aumentando “a macchia d’olio” e, in troppi casi, la vendita non è più un’offerta discreta ma una pressione insistente.
La scena è spesso la stessa: coppie sedute ai tavoli, turisti che stanno cenando o sorseggiando un drink, famiglie in passeggiata. Il venditore si avvicina, propone la rosa. Fin qui, nulla di strano. Il problema nasce quando il “no, grazie” non basta.
In diversi episodi, la rosa viene poggiata sul tavolo come se fosse già un regalo “concluso”, creando un equivoco volutamente ambiguo: “È per lei”, “è un omaggio”, “solo un pensiero”. Dopo qualche secondo, scatta la richiesta di denaro. Se la coppia rifiuta o restituisce la rosa, il tono può cambiare: insistenza, fastidio, atteggiamento ostile. E il risultato è quasi sempre lo stesso: molte persone finiscono per pagare non per desiderio, ma per liberarsi da una situazione che rovina la serata.
Questo accade in tutta l’area pedonale. E sì, capita anche che entrino nei dehors e persino dentro alcuni esercizi: per fare esempi di luoghi dove la situazione può verificarsi (senza accusare minimamente i gestori, che spesso sono i primi a subirne l’impatto), succede anche in punti molto frequentati come Bar Ercolano e in zone di passaggio ad alta densità turistica, come l’area intorno al Syrenuse.
Non è “lavoro”, se diventa ricatto psicologico
Lo dico con chiarezza: capisco che molte persone abbiano bisogno di guadagnarsi da vivere. Ma c’è una linea che non può essere superata: la dignità del lavoro non può trasformarsi nel diritto di importunare. Se la vendita si regge sul mettere a disagio l’altro, sul fargli perdere la pazienza, sul rovinargli un momento romantico finché non paga, allora non siamo più nel campo del commercio: siamo nel campo della molestia.
E non è soltanto un’impressione “morale”. In Italia esiste una norma specifica: l’art. 660 del Codice Penale punisce chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, “per petulanza o per altro biasimevole motivo” reca molestia o disturbo alle persone.
In altre parole: l’insistenza arrogante e ripetuta, in spazi come strade pedonali, bar e ristoranti, può superare la soglia della semplice scortesia.
Legalità e regole: il Comune può intervenire
A questo si aggiunge un dato di realtà: la vendita ambulante su aree pubbliche è materia regolata e, in generale, richiede requisiti e autorizzazioni (oltre al rispetto dei regolamenti comunali su decoro e occupazione di suolo). Il quadro nazionale del commercio è disciplinato anche dal D.Lgs. 114/1998, su cui poi si innestano norme regionali e regolamenti locali.
Il punto, però, non è “fare la guerra ai venditori”: il punto è impedire l’abuso, l’invadenza e il degrado del vivere civile.
Non è un tema solo di Sorrento: altrove si sono mossi
Questo problema non nasce oggi e non riguarda solo una città. Negli anni, esercenti e cittadini in varie località hanno raccontato situazioni analoghe nei dehors e nei locali, con venditori particolarmente insistenti e clienti infastiditi.
E alcuni Comuni hanno reagito con strumenti concreti. Ad esempio Capri ha introdotto provvedimenti/ordinanze contro il procacciamento invadente e la “petulanza” verso turisti e residenti, con l’obiettivo dichiarato di tutelare decoro, sicurezza e fruibilità degli spazi.
Anche in altre città si è ricorso a restrizioni mirate nel centro storico contro forme di commercio itinerante che impattano su decoro e vivibilità.
Persino quando ci sono controlli e sanzioni, la cronaca dimostra che il tema solleva dibattito tra rigore e solidarietà: è stato riportato il caso di una maxi-multa a un venditore di rose senza requisiti fiscali/autorizzativi, proprio a testimonianza che gli strumenti di intervento esistono, ma vanno usati con intelligenza e continuità.
La domanda che pesa: Sorrento può permettersi questo?







