Un pomeriggio intenso, ricco di spiritualità e di inaspettata convivialità. A Piano di Sorrento, grazie all’iniziativa della Parrocchia di Mortora guidata da don Rito Maresca e alla preziosa collaborazione dei volontari dell’Azione Cattolica, i fedeli hanno vissuto un vero e proprio “momento di Grazia”. Dopo la Santa Messa delle ore 18:00, la comunità si è stretta attorno a Fra Emiliano Antenucci, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, per un incontro che ha toccato i temi della fede, del silenzio, ma anche aspetti sorprendenti della vita quotidiana del frate che ci ha colpiti nell’anima.
Nato a Vasto il 10 marzo 1979, Fra Emiliano è celebre per aver ideato il corso e il libro «Silenzio, parla il Silenzio», sostenuto dalla preghiera di venticinque monasteri di clausura, oltre che per il suo ruolo di Missionario della Misericordia conferitogli da Papa Francesco.
Ma l’incontro a Mortora ha mostrato anche il lato più umano e sfaccettato del religioso. Fra Emiliano ha infatti rivelato di far parte dell’Accademia della Cucina, sottolineando il profondo legame tra cibo e convivialità:
“La tavola è un momento di incontro con un grande valore sociale e antropologico, e riscoprire i nostri piatti e tradizioni è riscoprire le nostre radici.”
Grande conoscitore dei media e dei personaggi televisivi, il frate si è espresso anche sullo stato del giornalismo contemporaneo: “Una volta c’era un giornalismo migliore, pensiamo a Enzo Biagi o Indro Montanelli. Oggi tra i contemporanei mi piace Aldo Cazzullo. Ranucci? Non so che dire, ma so che è molto cattolico e devoto di Padre Pio”.
. Un sacerdote in confessione mi disse: “La preghiera è il respiro dell’anima. Prova a tapparti il naso e cerca di respirare: così è il valore della preghiera”. Quella frase mi ha segnato: guai a lasciare la preghiera, quando si vedono consacrati spenti è perché hanno smesso di pregare.
A 19 anni, dopo un viaggio a Fatima in cui un sacerdote mi predisse il futuro nei Cappuccini, ho iniziato il percorso a Penne. Poi trascorsi cinque anni ad Assisi, andando d’estate in missione in Amazzonia. Ero convinto di partire come missionario definitivo, ma nel 2009, con il terremoto dell’Aquila, sentii forte la voce “Va’ a riparare la mia casa” e rimasi lì.»
«Ho una formazione francescana, benedettina e ignaziana. Sentivo l’esigenza del silenzio per conoscere me stesso e ascoltare Dio. Per un anno intero ho fatto esercizio di silenzio assoluto in vari eremi e intervistato religiosi esperti: ho imparato più in quell’anno che da tanta teologia. Nel 2008 ho scritto “Silenzio, parla il Silenzio” e poi sono partiti i corsi.
Sfogliando un libro a Penne trovai l’immagine della Madonna del Silenzio (venerazione dell’VIII secolo). Ho poi commissionato l’icona ufficiale alle monache benedettine dell’Isola di San Giulio D’Orta, che hanno impiegato nove mesi per “scriverla”. Da lì sono nati gruppi di preghiera in Italia e all’estero.»
Il silenzio è amore, ma non deve essere complice, le parole sono come pietre e bisogna saperle usare per non distruggere, ha detto rivolto al giornalista, ma il silenzio non deve essere neanche complice, la scelta se parlare, o scrivere, deve essere legata all’amore , al bene collettivo se vogliamo estendere il suo pensiero.
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La Chiesa non è un museo, deve essere un luogo di accoglienza. Un cristiano o un sacerdote sempre triste cosa può annunciare? Dobbiamo essere irradiatori di gioia.»







