Un momento di riflessione a Meta: le parole di don Salvatore Rossi nella chiesetta della Madonna delle Grazie e la forte metafora spirituale della moglie di Lot
META (Penisola Sorrentina) – Ci sono mattine in cui il ritmo frenetico della quotidianità si interrompe per lasciare spazio a una sosta inaspettata, capace di rigenerare lo spirito. È quello che è accaduto questa mattina a quanti si sono fermati nella piccola e suggestiva chiesetta della Madonna delle Grazie, situata in Via Cassari a Meta. E’ un “tesoro nascosto” questa chiesetta in una stradina laterale al Corso Italia, a destra della strada che si percorre andando da Vico Equense verso Sorrento , che poi arriva al Liceo Marone e alla stazione della Circumvesuviana, si dipana un vero e proprio mondo meraviglioso, angoli rimasti quasi intatti nel corso dei decenni.Un piccolo scrigno di fede che oggi ha ospitato un momento di profonda riflessione grazie alle parole, toccanti e amorevoli, di don Salvatore Rossi.
La sua omelia, pronunciata con il piglio di chi sa parlare dritto al cuore della gente, ha offerto spunti di meditazione tutt’altro che banali, partendo da un forte richiamo alla società contemporanea fino a toccare il senso profondo della comunità cristiana.
La metafora della moglie di Lot: “Non voltarsi indietro”
Don Salvatore non ha nascosto la sua preoccupazione per i tempi moderni, sottolineando con fermezza come la società odierna abbia quasi raggiunto i limiti di deriva morale che la storia biblica attribuisce a Sodoma e Gomorra. Ma è stato nel passaggio successivo che il sacerdote ha offerto una chiave di lettura spirituale straordinaria, capace di colpire profondamente i presenti.
Nel rievocare il celebre episodio biblico della moglie di Lot, trasformata in una statua di sale, don Salvatore ha spiegato che quella punizione non fu una semplice conseguenza del gesto fisico di essersi voltata a guardare la città in fiamme:
“La moglie di Lot è diventata di sale perché il suo cuore era ancora lì, legato a quel passato e a quelle logiche. È una potente metafora spirituale: per salvarsi, per camminare nella fede, bisogna avere il coraggio di lasciare andare e andare avanti, senza restare prigionieri di ciò che ci lasciamo alle spalle.”
I giovani e la Chiesa: una comunità che vive il Vangelo
L’omelia ha poi toccato un tasto dolente ma quanto mai attuale: la crisi di presenze giovanili nelle parrocchie. Don Salvatore ha sottolineato con rammarico come siano sempre meno i ragazzi che frequentano la chiesa.
Tuttavia, l’analisi del sacerdote non si è fermata alla rassegnazione, trasformandosi invece in un caloroso appello all’azione per tutti i fedeli. La Chiesa, ha ricordato, non è fatta solo di mura o di banchi vuoti, ma è una comunità viva che ha il compito di testimoniare e vivere il Vangelo esattamente là dove si trova, nella quotidianità delle proprie famiglie, del lavoro e delle relazioni sociali.
Un messaggio d’amore, di responsabilità e di speranza, che i fedeli usciti dalla chiesetta di Via Cassari porteranno con sé per molto tempo, come un prezioso promemoria per il cammino della vita.
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