Penisola Sorrentina

SORRENTO – C’è un sottile filo di marmo che lega il passato glorioso della Terra delle Sirene al suo presente devoto. Sulla facciata della Basilica dedicata al Santo Patrono, è stata collocata una nuova iscrizione commemorativa, un’opera destinata a specchiarsi in quella già esistente, creando una simmetria non solo architettonica, ma profondamente spirituale.

L’occasione è di quelle che capitano una volta in un secolo: la convergenza tra il XIV Centenario della morte di Sant’Antonino Abate e il primo centenario dell’elevazione del tempio a Basilica.

La profezia del “Né fuori, né dentro”

Il testo dell’epigrafe (che riportiamo di seguito) non è solo una cronaca di date, ma un omaggio alla tradizione letteraria più pura della città. Le espressioni scelte attingono direttamente all’Anonimo Sorrentino, l’antica fonte agiografica che ha tramandato nei secoli la celebre volontà del Santo.

Antonino, in punto di morte, chiese infatti di essere sepolto «nec intra nec extra urbem» (né dentro né fuori la città). Fu così che nacque la Basilica, sorta proprio sulle antiche mura, sospesa tra il centro abitato e il mondo esterno, a protezione perpetua di entrambi.

Il testo dell’iscrizione

L’opera, inaugurata nel contesto del Giubileo 2025, presenta una struttura bilingue, dove l’italiano e il latino si fondono per solennizzare il messaggio:

NEL XIV CENTENARIO DEL TRANSITO DI S. AΝΤΟΝΙΝΟ ABATE CHE CHIESE DI ESSERE QUI SEPOLTO NE’ FUORI NE’ DENTRO LA CITTA’ E NEL CENTENARIO DELLA ELEVAZIONE A BASILICA DI QUESTO TEMPIO LA FELICE SORRENTO A PERENNE MEMORIA NELL’ANNO DEL GIUBILEO 2025

Accanto, la versione latina recita la formula classica:

XIV RECURRENTE SAECULO / AB OBITU S. ANTONINI AB. / QUI ROGAVIT UT HIC EUM SEPELIRENT / NEC INTRA NEC EXTRA URBEM / PRIMOQUE SAECULARI ANNIVERSARIO / HUIUS TEMPLI / IN BASILICAM ERECTI / FELIX SYRRENTUM / APRM / ANNO JUBILAEI MMXXV

Un simbolo per la “Felix Syrrentum”

L’uso dell’appellativo Felix Syrrentum non è casuale: evoca l’abbondanza, la protezione divina e la gratitudine di una comunità che, a distanza di 1400 anni, riconosce ancora nel suo Abate il punto di riferimento identitario.

L’installazione dell’epigrafe speculare rappresenta il completamento ideale della facciata, un atto che chiude un cerchio storico iniziato secoli fa. In un’epoca di rapidi cambiamenti, Sorrento sceglie di affidare alla pietra la sua memoria più preziosa, affinché i pellegrini e i cittadini del futuro possano leggere, sollevando lo sguardo, la storia di un Santo che scelse di restare per sempre “sulla soglia” per vigilare sulla sua gente.