Costiera Amalfitana

La tutela degli anziani in Costa d’Amalfi soli, autosufficienti o fragili, non si risolve con riforme sanitarie calate dall’alto. Richiede una scelta urbanistica e politica coraggiosa.

In un territorio stritolato dal turismo intensivo e bloccato dai vincoli paesaggistici, la vera protezione sociale si fa in un solo modo: la riconversione pubblica del patrimonio immobiliare dismesso o sottoutilizzato.

Il nodo della scelta politico-urbanistica

Riprendere possesso di questi spazi è l’unico scudo contro la desertificazione demografica. Senza alternative pubbliche, chi non ha una rete familiare solida è destinato all’isolamento o all’abbandono.

​La teoria delle riforme contro la realtà dei fatti

Sulla carta, il quadro normativo dell’assistenza territoriale (dal DM 77/2022 alla L. 6/2004) traccia un modello moderno: Case della Comunità per integrare cura e sociale (come Amalfi-Casamare o Maiori-Stella Maris), assistenza domiciliare avanzata con l’Infermiere di Comunità e tutele legali antiraggiro affidate agli Amministratori di Sostegno.

​Ma nella pratica di tutti i giorni, questo impianto crolla sotto il peso di tre fattori critici:

​Il crollo del welfare familiare: Denatalità ed emigrazione giovanile hanno disgregato la storica rete di vicinato e cura parentale.

​L’equivoco del Terzo Settore: Le patologie cognitive richiedono continuità professionale H24, un carico che non può gravare sul solo volontariato spontaneo.

​I limiti della tutela legale: L’Amministratore di Sostegno protegge il patrimonio dalle truffe, ma non può garantire la presenza quotidiana o la compagnia di cui l’anziano ha bisogno.

​L’emergenza assistenziale in Costiera

Nonostante la presenza del Presidio Castiglione di Ravello, la situazione locale soffre di paralisi strutturali per tre motivi:

1. ​Mancanza di personale: Senza medici e infermieri, le Case della Comunità rischiano di rimanere uffici vuoti.

2. Assenza totale di RSA: Con le strutture provinciali sature, il Distretto sanitario e l’Azienda Consortile Cava-Costa d’Amalfi sono costretti a ricoveri d’emergenza fuori provincia.

3. ​Il paradosso logistico: I costi stellari degli affitti spinti dal turismo impediscono a badanti, OSS e infermieri di vivere in loco, mentre il pendolarismo è reso difficilissimo dai problemi di collegamento che isolano i comuni.

​Il Silver Co-housing San Michele a Pogerola

In questo scenario, la decisione sul futuro dell’ex ospedale San Michele rappresenta il vero snodo strategico del territorio. Sottratta alla speculazione, la storica struttura può rinascere come una micro-cittadella della terza età articolata sulle diverse esigenze:

● ​Mini-alloggi indipendenti per anziani soli ma ancora autosufficienti, garantendo la loro autonomia abitativa;

● ​Residenze comuni modulari destinate a persone con vari gradi di non autosufficienza, affiancate da servizi integrati, un presidio infermieristico attivo H24 e domotica efficiente;

● Alloggi e spazi per il personale sanitario, misura indispensabile per azzerare l’impatto dei costi abitativi e della viabilità che oggi allontanano i lavoratori dal territorio.

L’obiettivo fondante dev’essere quello di non scivolare nel modello classico di RSA. Una struttura tradizionale, oltre a non essere ben accetta in un contesto turistico come quello costiero, standardizzando l’accoglienza sui soli casi di totale non autosufficienza fisica e cognitiva, finirebbe per sovrapporsi a un hospice: un luogo depressivo di fine vita che recide ogni legame con la comunità ospitante. Il San Michele deve invece configurarsi come un centro vivo, integrato nel tessuto sociale di Pogerola in modo armonico senza forzature.

​Blindare gli immobili in un sistema integrato da Vietri ad Amalfi è il vero nuovo obbiettivo del nuovo decennio.

E il nuovo modello Pogerola può fare da apripista per un piano diffuso in tutta la Costiera: dall’ex complesso di San Domenico a Maiori, a quello di Santa Chiara a Ravello, ai numerosi storici opifici industriali dismessi presenti sul territorio: Tutti offrono volumetrie ideali per Centri Diurni Integrati e Foresterie Pubbliche da destinare ad alloggi a canone calmierato per OSS, infermieri, lavoratori e tirocinanti, rappresentando l’unico modo per far radicare il personale e portare nuova linfa sul territorio.

​I Sindaci della Costa d’Amalfi hanno l’opportunità e il dovere di decidere insieme e di chiedere alla Regione di intervenire di conseguenza.

Servono vincoli d’uso rigidi per sottrarre definitivamente questi beni al mercato ricettivo e salvare il territorio dal rischio “villaggio vacanze”, scenario nel quale il loro stesso ruolo politico perderebbe di senso.